Vincitori e vinti nello scambio tra John Wall e Russell Westbrook

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Per il terzo anno consecutivo James Harden avrà al suo fianco una star point guard diversa da quella del precedente. Dopo Chris Paul e Russel Westbrook (scambiato dai Rockets proprio per il nuovo giocatore dei Suns, due prime scelte nel 2024 e 2026 e la possibilità di scambiare la propria prima scelta nel 2021 e 2025 a favore di OKC) ci sarà John Wall a condividere il backcourt di Houston con l’MVP della stagione 2017-2018.

Come riportato da Shams Charania, Houston insieme a John Wall han ottenuto una prima scelta protetta in cambio di Westbrook.

Entrambi i giocatori scambiati hanno chiesto una trade alle proprie (ex) dirigenze nelle scorse settimane, i dialoghi tra i due GM sembravano in stallo ma poi, alla luce anche delle richieste dello stesso Harden, in poche ore si è trovato l’accordo e la trade è diventata ufficiale.

Ma chi ci guadagna da questo scambio tra due giocatori molto simili tecnicamente nonostante un approccio al gioco molto diverso? Come ci ha insegnato la storia NBA una trade così importante a livello di nomi va sempre valutata sia nell’ottica del breve che del lungo periodo, ma, vista la sensazione abbastanza consistente che entrambi i GM si siano venuti incontro per “risolvere i propri problemi semplicemente scambiandoseli”, cerchiamo di capire cosa potrebbe funzionare o cosa potrebbe andare storto per entrambe le franchigie

 

COSA POTREBBE FUNZIONARE PER HOUSTON

Il fit tra Westbrook e Harden non ha funzionato. Sebbene i due abbiano riformato quanto meno sulla carta una coppia devastante per impatto singolo sul parquet (che con l’aggiunta di Durant rimangono uno dei più grandi “what if” della storia recente NBA ai Thunder), i loro ruoli sono notevolmente cambiati rispetto al 2012 e la tendenza a voler avere tanto la palla in mano, appartenente a entrambi, ha reso incerta fin dal principio l’idea che potessero coesistere.

Wall è un passatore migliore di Westbrook, non tanto o solo per i numeri (9.2 assist di media in carriera, mai una stagione sotto i 7.6 di media da quando è arrivato nella Lega 10 anni fa), perché anche il prodotto di UCLA è in grado di metterli a referto e le stagioni in tripla-doppia di media sono lì a dimostrarlo, bensì nel mettere in ritmo i propri compagni.

L’aggiunta di giocatori come Cousins e Wood potrebbe essere il segnale definitivo del passaggio dall’ostinato e ossessivo small ball e dal gioco in isolamento al cercare con coach Silas di creare un attacco più fluido, basato su più ball movement e sull’avere anche Harden lontano dal pallone (vedi Doncic con Dallas, di cui Silas è stato assistant coach) e in uscita dai blocchi, lasciando più compiti di playmaking a Wall.

Infine la presenza di Cousins, che si ritrova con Wall dopo l’anno a Kentucky, può aggiungere un’ulteriore minaccia alle difese con i pick and roll, il gioco perimetrale e in post, essendo Boogie molto più efficace di Capela e decisamente un passatore migliore, che sia sui raddoppi spalle a canestro (130 punti su 100 possessi nell’anno a Golden State, per Synergy) o sugli short roll dopo il blocco.

 

COSA POTREBBE NON FUNZIONARE PER HOUSTON

Con la premessa che Harden debba giocoforza adattarsi a un modo di giocare diverso rispetto a quello degli ultimi anni (il 45% del proprio gioco la scorsa stagione è stato in isolamento, 14.1 possessi a partita, ossia 7 in più del secondo che era Westbrook, via nba.com), che è stato notevolmente efficace in regular season (121 punti su 100 possessi, 91.5 percentile) quanto poco produttivo nei Playoffs (108 punti su 100 possessi), tutto ciò che abbiamo detto finora sembra bellissimo, se non fosse per un dettaglio: la tenuta fisica di Cousins e soprattutto di Wall. Quest’ultimo viene da due anni senza partite ufficiali, avendo perso la scorsa stagione e quasi tutta quella precedente per un infortunio al tendine d’Achille, probabilmente il peggiore da subire per un giocatore che fa della velocità e dell’esplosività le proprie armi principali.

Cousins stesso, dopo aver dimostrato a New Orleans di essere pound per pound uno dei migliori lunghi della Lega, ha subito tre infortuni di fila alla gamba sinistra (tendine d’Achille, quadricipite e crociato anteriore) che potrebbero ormai aver segnato il suo ingresso sul Sunset Boulevard della sua carriera.

Se gli infortuni di entrambi dovessero ripresentarsi, considerando il contratto di Wall che recita 41.2 milioni quest’anno, 44.3 milioni l’anno prossimo e con la possibilità (facciamo pure certezza) di esercitare una player option da 47.3 milioni nel terzo anno, per i Rockets potrebbe essere la fine definitiva del ciclo con leader Harden e l’inizio di una lenta e non facile ricostruzione (124 milioni già a libro paga per 5 giocatori nella prossima stagione, quindi con quasi zero possibilità di muoversi all’interno del cap e contratti difficili da scambiare).

 

COSA POTREBBE FUNZIONARE PER WASHINGTON

Separarsi da John Wall non è stato sicuramente facile. Giocatore e soprattutto uomo amatissimo in città, che ha stretto in questi dieci anni un legame molto solido con i cittadini della capitale così come con Bradley Beal (nonostante voci di dissidi, smentite da quest’ultimo). Eppure la dirigenza di Washington ha scelto come volto franchigia Beal e la loro speranza è che l’intesa con Westbrook possa funzionare meglio. Beal ha meno bisogno di avere il pallone in mano rispetto ad Harden e Westbrook, al netto di tutti i difetti che gli sono sempre stati addossati, è in grado di segnare tanti punti da solo, ma attira su di sé talmente tanto interesse delle difese che può creare anche per i propri compagni (seppur, come detto, in maniera diversa rispetto a Wall) e avere Bradley Beal più libero lontano dal pallone può quindi risultare letale. Inoltre, a partire da Bertans che ha appena rinnovato per 80 milioni in 5 anni, i tiratori da innescare se la difesa collassa sulle sue penetrazioni non mancano.

Westbrook ritrova inoltre Scott Brooks e questo è stato sicuramente uno dei fattori che ha accelerato le operazioni per chiudere lo scambio. Il coach degli Wizards ha chiaramente espresso il suo amore cestistico per lui, definendolo senza mezzi termini “my point guard”, sottolineando come secondo lui non ci sia un backcourt fisico, energico e in grado di avere un impatto sui due lati del campo come quello composto ora da Westbrook e Beal, la cui chimica in campo nascerà spontaneamente (“seamless”, senza cuciture).

Infine la tenuta fisica di Westbrook è al momento indiscutibile così come la sua etica del lavoro, fondamentale per un gruppo di giocatori che manca i Playoff da due anni e che ha bisogno anche di un leader emotivo oltre che tecnico.

 

COSA POTREBBE NON FUNZIONARE PER WASHINGTON

Nonostante l’anno scorso abbia messo a referto 27.2 punti, 7.9 rimbalzi, 7.0 assist e 1.6 recuperi, i dubbi su Westbrook continueranno a non abbandonarlo. La sua pessima percentuale da tre (25.8% la scorsa stagione) e la sua scarsa capacità di spaziare il campo limitando quello a disposizione di Harden hanno sicuramente avuto il loro peso nella decisione dei Rockets di scambiarlo. Anche Wall non è propriamente un tiratore ma, sebbene il 32.4% da tre in carriera non si discosti così tanto dal 30.5% di Westbrook, le percentuali cambiano notevolmente nei tiri catch-and-shoot: 38.5% di Wall contro il 32.8% di Westbrook.

Le mancanze di Russ nel tiro perimetrale vanno aggiunte a una difesa ormai sopravvalutata rispetto alla nomea che si era fatto in NCAA, alla tendenza spasmodica a giocare in isolamento e alla ricerca di un gioco poco efficace quando non riesce a far esplodere tutta la sua energia al ferro. Negli ultimi 5 anni, secondo ESPN, sono 78 i giocatori ad aver tirato più di 2000 jumper e Westbrook è 78° per percentuale effettiva dal campo all’interno di questo gruppo (42.5%).

Quando è in grado invece di far valere tutto il suo atletismo, è una forza della natura non facilmente domabile. Dall’avvento dei 24 secondi, Westbrook è il quinto giocatore di sempre a segnare più di 15 punti di media nel pitturato, per Synergy: gli altri sono Shaq, Giannis, Anthony Davis e Dwight Howard (se notate una certa differenza di stazza, non siete soli).

Il suo stile è dunque questo e difficilmente lo cambierà, Beal è in grado di adattarsi meglio rispetto ad Harden ma ciò potrebbe ridurre notevolmente il suo impatto dopo i 30.5 punti di media dell’anno scorso se la coesistenza non dovesse funzionare.

 

Per tutte le componenti in gioco tanti possibili pro e tanti possibili contro: quali saranno preponderanti sugli altri, come sempre, solo il tempo e il parquet ce lo diranno.

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