Cosa manca all’Olimpia Milano per vincere l’EuroLega

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L’Olimpia Milano è probabilmente la sorpresa di quest’inizio di stagione di EuroLega perché, tolta la sconfitta di ieri e quella all’esordio contro il Bayern Monaco, ha vissuto un avvio di competizione ai limiti della perfezione, perché perdere a Mosca con il Khimki ci può stare, visto il livello del roster avversario.
Nella gara di ieri dell’A|X Armani Exchange si sono visti alcuni dei limiti nel roster meneghino. Le assenze di Amedeo Della Valle e soprattutto di Arturas Gudaitis hanno pesato tantissimo sul risultato finale. Con questi due, specialmente il lituano, probabilmente l’Olimpia avrebbe vinto anche contro i turchi dell’Anadolu Efes Istanbul.

Alle Scarpette Rosse sta mancando un quinto lungo di altissimo livello perché, se è fisiologico che Luis Scola non riesca a giocare al 100% due gare di EuroLeague in 48 ore e gli infortuni capitano durante un’annata, non è possibile che Aaron White si sia quasi dimenticato di saper giocare a pallacanestro; l’americano è passato dall’essere uno dei migliori “quattro” della competizione quando era a Kaunas all’essere un giocatore irriconoscibile e ai limiti della presentabilità. È vero che contro i turchi ha probabilmente giocato la sua miglior partita in EuroLega da quand’è all’Olimpia però siamo ancora nettamente sotto le aspettative (non dimentichiamoci che White era stato cercato da tantissime franchigie NBA in estate).
Rimanendo sul discorso lunghi, le note positive sono Jeff Brooks e Paul Biligha. I due ragazzi italiani hanno dimostrato di poter dare una mano alla truppa di Ettore Messina, specialmente l’ex Malaga, che si è riscoperto essere un buon tiratore da dietro l’arco, caratteristica fondamentale nel basket moderno.

Il problema più grosso però del roster meneghino, nonostante le ottime prestazioni finora sfornate in campo europeo – in Italia i milanesi sono sotto prestazione-, è l’uomo che si prenda responsabilità in alternativa a Sergio Rodriguez. Lo spagnolo, dato per bollito da tantissimi quest’estate, sta dimostrando di essere ancora un fenomeno per questa competizione però non può segnare 20-25 punti tutte le sere, possono capitare gare come quella contro l’Efes dove le percentuali sono basse e il fatturato idem, di conseguenza.

In match come quelli, da chi può andare Milano? Bella domanda. Professor Vladimir Micov non delude mai però non è un grandissimo creatore dal palleggio, non sa spaccare le difese in due come ha dimostrato di poter fare – ad esempio – Shane Larkin l’altra sera. Michael Roll è un ottimo giocatore di sistema, che ha percentuali elevate se ben innescato dal proprio regista, e Nemanja Nedovic è incostante, oltre che di cristallo a livello fisico. Forse il serbo potrebbe essere la risposta alla domanda iniziale ma non è proprio un cestista da uno contro uno, è più da palleggio, arresto e tiro, se proprio vogliamo, anche se la sua caratteristica principale rimane la conclusione pesante, sia costruita sia senza ritmo.

E poi c’è il capitolo Shelvin Mack, tanto criticato dai tifosi meneghini. L’ex giocatore di Charlotte sta sicuramente facendo meglio rispetto all’inizio – anche perché peggio era quasi impossibile –, ma non sta ancora convincendo a pieno i supporters dell’Olimpia. Se difensivamente ha dimostrato di poter stare su tutti i piccoli avversari, in attacco non è quasi mai un fattore, tranne che in brevi momenti del match. Forse è proprio qui che l’Armani Exchange dovrebbe intervenire per provare a raggiungere le Final Four di EuroLega e magari alzare un trofeo che manca da troppo tempo nella bacheca meneghina (1988).

Ma chi andrebbe bene al posto di Mack? Anche questa è una domanda abbastanza complessa. Perché servirebbe un realizzatore, con personalità, che sappia difendere, e che non voglia imporsi come punta di diamante della squadra perché quel ruolo è di Rodriguez. Daniel Hackett, ad esempio, potrebbe essere un profilo interessante, anche se l’italiano non si muoverà mai da Mosca, tanto meno a stagione in corso dopo aver vinto un’EuroLega con il CSKA. Però la tipologia di giocatore alla quale ci riferiamo è quella, con magari anche qualche punticino in più nelle mani, se possibile.

Detto tutto questo, il roster di Milano resta competitivo almeno per i playoff e magari anche per le Final Four già così com’è. Il recupero del vero Aaron White e l’aggiunta di un giocatore con più personalità e punti nelle mani potrebbe veramente permettere alla banda di Armani di vincere la massima competizione europea per club nel primo anno di Ettore Messina come capo allenatore.

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