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In arrivo una svolta in NCAA? A rischio il futuro di giocatori come Saliou Niang e Quinn Ellis

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Nelle ultime settimane decine di talenti europei, anche non giovanissimi, hanno manifestato in maniera più o meno concreta la volontà di disputare almeno una stagione in NCAA, che gli permetterebbe di guadagnare cifre molto più alte rispetto a quelle europee e intanto farsi notare più da vicino dagli scout americani. Celebri i casi di Quinn Ellis, che da Milano si era accordato con St. John’s, e Saliou Niang, pronto a firmare per una cifra monstre (si parlava di 7 milioni di dollari lordi) con LSU, ma il trend ha coinvolto anche Elisèe Assui, Matteo Librizzi, Leonardo Marangon e David Torresani, solo per citarne alcuni italiani.

Ora però una novità nel regolamento NCAA rischia di mettere a repentaglio l’approdo di questi giocatori, o almeno di alcuni di loro, al college nella prossima stagione, proprio quando sembrava tutto fatto. Il tema, secondo i documenti ottenuti da Sports Illustrated, sono i compensi ricevuti da questi atleti prima dell’iscrizione al college: da regolamento, non possono eccedere le spese di vitto e alloggio, una sorta di rimborso spese e non un vero stipendio come invece hanno percepito in questi anni la maggior parte dei giovani europei che ora stanno scegliendo l’NCAA. Questa brusca frenata è stata maldigerita per ora anche dagli addetti ai lavori, visto che le università americane avevano già investito diversi soldi per ingaggiare questi giocatori, che ora rischiano di non poter scendere in campo. “La nuova regola (dal tempismo pessimo) manda un messaggio chiaro: i giocatori internazionali non sono più i benvenuti al college” ha scritto Jonathan Givony, giornalista punto di riferimento per il basket universitario americano. In EuroLega, il minimo salariale è 50.000€: già questa cifra eccederebbe quella considerata dalla NCAA come soglia massima per essere eleggibili all’iscrizione al college.

“L’NCAA non vuole escludere tutti i giocatori internazionali, cerca di implementare limiti di buon senso per decidere se e in quale misura questi giocatori, che hanno disputato più stagioni da professionisti all’estero, abbiano ancora i requisiti per essere eleggibili al college. Gestire questo problema è essenziale per preservare l’equità e le opportunità di questi college, finanziati prevalentemente dai contribuenti, e per i ragazzi americani che si diplomano a 18 anni e devono iscriversi immediatamente al college se vogliono continuare a giocare a basket ad alto livello” ha risposto Garth Glissman, Associated Commissioner della SEC, una delle principali Conference della NCAA.

Nelle prossime settimane sicuramente si avrà una panoramica più chiara del futuro del basket collegiale, per capire se giocatori come Ellis o Niang potranno davvero giocare oltreoceano nella prossima stagione o se dovranno cambiare i propri piani.

Francesco Manzi

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