Dal suo primo episodio in onda ad aprile, The Last Dance, che racconta la storica carriera di Michael Jordan in NBA e l’ultima stagione con i Chicago Bulls, è servito come promemoria di quanto fossero forti i Bulls degli anni Novanta, ispirando anche altri atleti, come la guardia dei Los Angeles Lakers, Alex Caruso.
In un’intervista con la guardia dei New Orleans Pelicans, JJ Redick, sul suo The Old Man and The Three Podcast con Tommy Alter, la guardia dei Lakers ha parlato della sua esperienza nel vincere il suo primo campionato, di ciò che ha imparato dal suo compagno di squadra LeBron James e del suo viaggio dall’essere undrafted nel 2016 all’essere un giocatore chiave di rotazione in una squadra da titolo.
Quando si parla di “The Last Dance”, che ha vinto il premio Outstanding Documentary or Nonfiction Series ai Primetime Emmy Awards, Caruso ha paragonato la visione della serie in 10 puntate a una droga:
“È come una droga di cui non ne hai mai abbastanza… Prima dell’inizio delle Finals ho rivisto The Last Dance perché volevo avere di nuovo il sogno nella mia testa. Anche se noi [Lakers] li abbiamo fatti saltare in aria [Heat] in gara-6, fino a quando l’orologio non ha toccato lo zero, non ho mai avuto quella sensazione”.
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