Esclusiva BU – Alessandro Abbio: “Coppa Italia? Milano favorita sulla carta, si vedrà della bella pallacanestro”

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Ormai ci siamo, tra poche ore inizieranno le Final Eight 2018 a Firenze. In vista della competizione abbiamo deciso di scambiare qualche battuta con Alessandro Abbio, meglio conosciuto come “Picchio”, che in maglia Virtus Bologna vinse questo trofeo ben quattro volte, l’ultima nel 2002. Le Vu nere infatti, che contano 8 Coppe Italia in bacheca, dopo essere ritornate nella massima serie sono riuscite ad assicurarsi uno degli otto posti disponibili per la manifestazione alla quale non partecipavano da ben 6 anni. La carriera di Abbio, capitano nella stagione del Grande Slam, fu ricca di successi a Bologna: 3 scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Coppe dei Campioni, 1 Supercoppa italiana.  Oggi è assistant coach dell’Olimpo Basket Alba (Serie B) e della Nazionale under 20.

Che ricordi ti porti ancora dietro di quelle 8 stagioni in maglia Virtus?

È quel periodo di vita che ti segna, rimane indelebile, perchè in quegli anni a Bologna sono riuscito ad affermarmi come giocatore di Pallacanestro, inserendomi in un gruppo già importante e già consolidato, che aveva vinto due titoli. Sono stati 8 anni nei quali ho conosciuto allenatori come Alberto Bucci, Ettore Messina e tutti i suoi assistenti, che sono stati fondamentali e oggi, che sono assistente, mi rendo maggiormente conto di quanto il loro lavoro fosse importante. Era veramente eccezionale. Quando sono arrivato ai tempi di Cazzola non c’era veramente nulla lasciato al caso: fui visitato dal dottor Roberto Rimondini, che è venuto a mancare qualche anno fa e al quale rivolgo un mio pensiero. Lo staff medico era sicuramente uno dei migliori in Italia e tutti abbiamo passato molto tempo insieme negli spogliatoi e nei viaggi. Tutto questo è stato coronato da grandi successi ma anche delusioni.

A Bologna hai vinto tutto quello che ogni cestista vorrebbe vincere nella sua carriera. Quale successo ti ha portato maggiori soddisfazioni è quale sconfitta delusioni?

Ovviamente nel 2001 vivere quella stagione magnifica del Grande Slam da capitano. I successi li ricordo tutti con grande soddisfazione ma, se devo sceglierne uno, direi quel periodo perchè abbiamo vinto quattro titoli consecutivi. Non nascondo che perdere la Coppa dei Campioni nel ’98 contro lo Zalgiris, oppure la Coppa Saporta contro l’AEK a Losanna, non fu piacevole.

L’allenatore con il quale ti sei trovato meglio?

Il coach migliore che ebbi fu Ettore Messina. Ancora oggi sta facendo una grande carriera e mi insegnò molto come giocatore. Ormai da 10 anni alleno e lui è il mio punto di riferimento, da persone così non si può far altro che imparare. Se hai dei giocatori talentuosi, ma il gruppo non è coeso, difficilmente si ottengono ottimi risultati; lui insieme a tutto lo staff fu in grado di farci crescere, non solo individualmente, ma come gruppo.

É stato difficile mettere da parte quella canotta con la V e cambiare squadra?

Quando andai via prima delle Final Four nel 2002 era la necessità di quel momento e l’ho ritenuta la scelta giusta da fare. Ovviamente non si scordano quegli anni, nonostante non possa piacere come si sia conclusa la mia esperienza lì. Andare via nella mia ottava stagione fu una cosa che lascia un po’ il segno ma dei miei otto anni in Virtus me ne ricordo ogni volta che torno a Bologna, anche del riconoscimento che la società mi ha sempre riservato. Quest’anno addirittura è stato riservato un abbonamento agli ex giocatori, sono cose che ti gratificano per quanto hai fatto.

Sta per iniziare la Coppa Italia. Quanto è importante questa competizione e quanto può aiutare una squadra ad avere maggior consapevolezza dei propri mezzi?

Nonostante chi non la vinca snobbi questa competizione, penso che, come ogni partecipazione ad un torneo, sia sempre importante per la squadra. Mi ricordo per esempio che nel 2001 vincemmo a fatica con Biella e per noi, nonostante fossimo la miglior squadra al momento in Europa, fu davvero complicato portarla a casa. Quella vittoria ci diede maggior consapevolezza e ci fece imparare molto. Mi dispiace quest’anno non poter assistere alle Final Eight per motivi personali, ma si vedrà della bella Pallacanestro.

Vedi una favorita?

Non saprei. Sicuramente Milano sulla carta ha potenzialità e giocatori superiori alle altre, proprio come struttura, ma basta entrare in campo con un briciolo di motivazioni in meno rispetto alla tua avversaria e rischi di pagarla cara. Avellino ha avuto periodi in cui probabilmente ha espresso il miglior gioco e anche Brescia, a sorpresa, è stata davanti ad inizio campionato. Non è semplice trovare una squadra, la Virtus stessa, con fame e voglia, può avere qualche chance. Tutte quelle che sono lì daranno il massimo, potrebbe anche esserci qualche sorpresa.

Dopo 6 anni, la Virtus torna a competere per questo trofeo: cosa ne pensi del gruppo e a che obiettivo può ambire la Segafredo?

La Virtus può far meglio ma non si deve mai dimenticare che sia una neopromossa e con un gruppo completamente nuovo. L’anno scorso furono eccellenti, allenatore compreso, a tornare immediatamente nella massima serie e non è affatto semplice. Secondo me dovrebbero essere un po’ più costanti e impegnarsi di più difensivamente, dove mi sembra ci siano
i problemi maggiori. Ci sono giocatori di altissimo livello, non serve di certo che faccia nomi e cognomi.

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