Gerasimenko vuole fare il GM di Cantù ma gli italiani non ci stanno. Ora il baratro non è così lontano…

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La Pallacanestro Cantù è sull’orlo del baratro. Si è detto spesso nel corso degli ultimi mesi ma ora è la triste e cruda realtà. Non perché non ci siano acquirenti, ma perché Dmitry Gerasimenko non sembra intenzionato a vendere, nonostante le promesse fatte a novembre, con tanto di comunicato ufficiale.

Il magnate ucraino sta rifiutando tutte le offerte fattegli dalla cordata italo-americana, la quale ha adempiuto a tutte le sue richieste.
Andrea Mauri e gli americani hanno dato un ultimatum al proprietario del club: l’idea è avere una risposta definitiva domani mattina, al più tardi mercoledì. Il problema però sarebbe se dovesse perdurare il no. A quel punto il fallimento non sarebbe soltanto paventato, ma a tutti gli effetti possibile. Infatti bisogna pagare circa 200mila € per i controlli Com.Tec. del prossimo 18 febbraio, oltre che gli stipendi dei giocatori, i quali si stanno guardando intorno, tanto che alcuni hanno minacciato di non tornare dagli States senza cambio di proprietà.
Dopo il 18 febbraio Cantù avrà un paio di settimane per far quadrare tutti i conti, altrimenti l’estromissione dal campionato sarebbe automatica.
Il problema non esisterebbe se Gerasimenko decidesse di firmare il passaggio societario… Peccato che l’ultima condizione posta dal russo è stata la seguente: diventare general manager del club per i prossimi tre anni. Gli italiani hanno seccamente detto di no e pare che l’ucraino non abbia preso di buon grado questa risposta.

I canturini pregano che la notte porti consiglio, altrimenti possiamo – quasi sicuramente – porre la parola fine sulla decennale storia della Pallacanestro Cantù 1936.

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