Shandon Anderson: all’inseguimento di un pallone

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Chicago 1997. United Center.

Un ragazzotto al primo anno da professionista sta giocando una partita troppo importante per la sua giovane età. Un attore di teatro al debutto nell’interpretazione di Otello. Il palcoscenico sono le finali NBA mentre Iago è interpretato da uno spietato Michael Jordan. Anderson è stato selezionato al secondo giro dai Jazz proprio quell’anno, e in tutta la stagione regolare ha dimostrato il suo valore. Le qualità da grande rimbalzista e straordinario difensore hanno portato a Utah quella carica agonistica che ha permesso alla squadra allenata da Sloan di compiere un passo in avanti in quanto a risultati e solidità di gioco. Titolare in quintetto da subito, minutaggio e solidità di rendimento da veterano. Le Finali contro i Chicago Bulls di Jordan, un sogno che sembra realizzarsi.

Striscia di Gaza 2014.

Un bambino è sopravvissuto all’ennesimo bombardamento. La terra cade sotto ai suoi piedi, ogni giorno. Cresciuto troppo in fretta ha dovuto imparare dove nascondersi, è stato obbligato a fare i conti con la morte dei suoi amici, delle sue maestre. Ha dovuto capire che qualcuno più grande di lui lo odia, non vuole la sua felicità. Correre fino alla cima di un cumulo di macerie è il suo gioco preferito. Corre a perdifiato su quello che resta del suo asilo, prende la rincorsa dal basso, stando attento a non cadere, ma correndo più veloce che può. Gareggia ogni giorno contro il suo migliore amico. Vince sempre. Ogni volta alza le braccia al cielo per poi scendere giù, più veloce di una guerra che non sa neanche di combattere.

Chicago 1997. United Center.

imageUtah è con le spalle al muro. Sta perdendo per tre a due nella serie e deve vincere Gara-6 in casa dei Bulls. Una guerra quasi impossibile da vincere ma che i Jazz hanno tutta l’intenzione di combattere. Anderson viaggia a due su otto dal campo, ma sta giocando una grande partita in fase difensiva, con tutte le forze che ha sta contribuendo alla causa della sua squadra. Il suo compito è di fare in modo che Stockton e Malone abbiano palloni giocabili, svolge le sue mansioni da soldato con diligenza, senza fiatare. La partita è una delle più belle di sempre e si mantiene in equilibrio per tutto il suo svolgimento. Mancano 4 minuti alla fine quando Stockton lavora dal palleggio e serve ad Anderson un pallone da solo con il canestro. Shandon deve solo appoggiare il pallone. Ma sbaglia. Il ferro sputa il suo goffo tentativo di realizzare due punti. Centoventi secondi alla fine della partita. Le due squadre sono ancora pari e Stockton sembra ripercorrere lo stesso copione di pochi minuti prima. Palla straordinaria per Anderson, questa volta prova a rientrare Pippen, ma Shandon lo manda a vuoto. Di nuovo lui ed il canestro. Di nuovo il pallone sputato dal ferro. Jordan da lì a poco servirà l’assist a Kerr che farà vincere partita e titolo ai Chicago Bulls. Lo aspettava da tanto quel pallone Anderson, lo aspettava per dedicare la vittoria al padre scomparso all’inizio della serie finale, lo aspettava perché avrebbe voluto alzare le braccia al cielo come per abbracciarlo.

Striscia di Gaza. 2014.

Non smette di correre il bambino della nostra storia, nella sua ultima discesa intravede un pallone arancione. Uno di quelli leggeri. Uno di quelli con cui tutti ci siamo sentiti Jordan solo per due palleggi. In quel momento non esiste al mondo un bambino più felice di lui. Il palleggio è difficoltoso tra le macerie ma con un po’ di fantasia è così facile pensare ad un campo vero. Lo aspettava tanto quel pallone. Il rumore assordante e inconfondibile di un missile, lo sgretolarsi del cemento, lo scoppio di un pallone.

Sia benedetto Colui nelle cui mani è il Regno ed Egli è sopra a tutte le cose potente. Il quale creò la morte e la vita per provarvi.

La morte non dipende da noi, ma da noi dipende il modo di affrontarla.

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