Top&Flop del primo turno: Steph Curry da MVP, i deludenti Clippers e le previsioni sbagliate di Jennings!

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Con la riapertura del nostro sito ripartiamo anche con le nostre rubriche, quale momento migliore per inaugurare “Top&Flop” se non i Playoff? Ecco secondo noi chi sono stati i migliori e i peggiori di questo turno!

 

 

TOP PLAYER – Stephen Curry

CurryOltre 24 punti, 9 assist e 4 rimbalzi di media, 47% dal campo, 43% da oltre l’arco, nessun tiro libero sbagliato, due partite oltre i 30 punti, due oltre i 10 assist e ben 23 triple segnate in 6 gare!

Ecco alcuni numeri che ha messo su Steph Curry nella serie contro Denver, potrebbero bastare ma non possiamo fermarci qui. Dopo un intero anno passato in infermeria i dubbi sulle sue caviglie e sul suo valore erano cresciuti, il prodotto di Davidson non solo ha dimostrato che è acqua passata (saltando solo 4 partite in stagione) ma anche di poter appartenere all’elitè della NBA. Dopo i due cinquantelli e le incredibili prestazioni della seconda metà della stagione regolare Steph ha guidato i Warriors, portando a casa la serie nonostante l’infortunio di David Lee e nonostante il fattore campo (si sa quanto sia difficile giocare al Pepsi Center di Denver).

Purtroppo per i San Antonio Spurs, prossima avversaria di Golden State ai Playoff, i numeri del miglior assist-man di questi Playoff (si, era considerato un playmaker “alla Westbrook” e ci siamo intesi) non sono tutto, ad impressionare è il cuore, la grinta e la voglia con le quali Steph scende in campo, altrimenti non sarebbe stato possibile capovolgere gara 6 (dopo aver giocato i primi due quarti in maniera orrenda) o reagire con una vittoria alla prima gara nella quale si era infortunato Lee con 30 punti, 13 assist, 13/23 dal campo, 3 rubate ed una sola palla persa.

 

 

 

FLOP PLAYER – Brandon Jennings

Iniziamo da Jennings, il play dei Bucks è stato scelto come giocatore flop per due motivi principali, prima di tutto perchè ancor prima che la serie iniziasse ha postato su twitter “Vinciamo contro Miami in 6 partite”, risultato finale della serie: 4-0 Miami e Milwaukee a casa. Il secondo motivo è ovviamente per la pessima figura che ha fatto in campo. Analizzando la serie si può dire che non è mai stata in equilibrio, tanto che gara 1 è finita con un +23, gara 2 +12, gara 3 +13 e infine gara 4 +11. Le percentuali di tiro di Brandon Jennings sono state a dir poco improponibili, infatti da tre ha tirato con il 21% e in totale nelle 4 partite ha tirato 17/54 dal campo. Davvero una brutta figura personale, condita con un plus/minus, medio a partita, di -11. Ovviamente la squadra avversaria è quella che è, i campioni in carica non ci hanno pensato due volte per azzittire le voci del #3 dei Bucks. Adesso i Miami Heat incontreranno i Bulls, che la scorsa notte hanno vinto una gara 7 infuocata al Barclays Center di Brooklyn, in una serie tutta da seguire. Per i Bucks si apre un periodo molto complicato con Jennings ed Ellis in scadenza ed un futuro che non si prospetta particolarmente roseo.

 

 

 

TOP TEAM – San Antonio Spurs

Duncan

Come squadra Top abbiamo deciso di premiare gli immortali San Antonio Spurs. I secondi classificati ad Ovest hanno incontrato al primo turno i leggendari Los Angeles Lakers privi del leader Kobe Bryant per un infortunio al tendine d’achille. Serie chiusa molto velocemente con un secco 4-0. Partite sempre dominate dagli Spurs con uno scarto sempre in doppia cifra. La regola dei ragazzi di Coach Pop è sempre la stessa, far girare la palla, giocare insieme, uniti e sparare da tre, dove probabilmente sono la miglior squadra della lega. All’inizio dell’articolo abbiamo definito gli Spurs come “gli immortali”, più volte è stato sottolineato che più invecchiano e più giocano bene, ogni anno a inizio stagione i mass media li danno per spacciati, a Maggio invece se li ritrovano ancora alle finali di Conference. I big three restano sempre quelli di una volta: in regia Tony Parker nella serie ha segnato di media 22 punti a partita e ha distribuito ai suoi compagni 6 assist. Dall’arco Ginobili continua a colpire come ha sempre fatto, l’argentino con i suoi 36 anni tira con il 50% dalla linea dei tre punti, non dimentichiamo la classe con cui passa la palla e sforna passaggi smarcanti per i suoi compagni. Infine sotto canestro il capitano Tim Duncan non perde colpi, 17.5 punti e 7 rimbalzi catturati di media a partita lo rendono ancora un incubo per i lunghi avversari. Gli Spurs sono determinati anche quest’anno ad arrivare fino in fondo e cercare di detronizzare i campioni in carica, non sappiamo cosa accadrà ma non credo ci sia ancora qualcuno pronto a dire “Ormai è tardi per loro”.

 

 

 

FLOP TEAM – Los Angeles Clippers

 

Chris Paul dopo l'espulsione di gara-6
Chris Paul dopo l’espulsione di gara-6

Anche in questo caso, per iniziare, citiamo alcuni numeri che di certo non faranno contento CP3 e Vinny Del Negro (entrambi non sono sicuri della loro permanenza a Los Angeles). Quasi 110 punti concessi ogni 100 possessi (una tra le statistiche difensive più “credibili”), peggio di loro solo i Lakers che sono stati distrutti da San Antonio; 30% da tre a confronto del 36% della stagione regolare; hanno concesso oltre 100 punti di media ai Grizzlies quando in stagione non superavano i 94 e come se ciò non bastasse hanno diminuito di 6/7 punti medi il loro fatturato offensivo rispetto alle 82 partite precedenti. Numeri ed ancora numeri, ma anche in questo caso non dicono tutto, andrebbe sottolineato come, dopo aver dominato gara-1 e aver vinto gara-2 sulla sirena, sembra sia stata staccata la spina; come il nervosismo abbia avuto la meglio su un campione come CP3, espulso in gara-6; o come i lunghi, in particolare Blake Griffin (solo 13 punti e 5.5 di media, con una sola gara in doppia cifra per rimbalzi), siano stati dominati da Gasol e Z-Bo o come Jamal Crawford non sia riuscito a cambiare le partite uscendo, come al solito, dalla panchina (anche le sue statistiche sono molto magre in confronto a quelle della RS). Dopo una stagione del tutto convincente qualcosa è andata storta, ma ora la società deve correggersi e guardare al futuro che, dopo un’ eliminazione del genere, sembra molto incerto e dipende proprio da chi rimarrà e chi farà le valigie.

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