Top&Flop dell’estate NBA: Bynum e Celtics i peggiori, seguono 76ers e Jazz

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Dopo l’interruzione dovuta alla fine della stagione NBA, torniamo con una nuova puntata della nostra rubrica Top&Flop. Questa volta ci occuperemo dell’estate e quindi della free agency, delle trade, del draft…

Questa puntata molto speciale verrà divisa in due parti, oggi tratteremo le 3 squadre che si sono mosse peggio e i 3 giocatori rimasti più delusi.

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FLOP PLAYER

CI RISIAMO, BYNUM E’ “IL PRIMO” – Così come successo nel Top&Flop riguardante l’intera stagione 2012-13, tra i peggiori troviamo Andrew Bynum. Accolto a braccia aperte dai 76ers lo scorso anno, non ha giocato neanche una partita, per motivi fisici e non solo (vedi incidente nel bowling). La nuova dirigenza di Philadelphia ha fatto capire di non aver molta pazienza e del rinnovo neanche si è parlato. Come se ciò non bastasse, Bynum è stato snobbato da tutte le grandi del mercato, mai al centro di interessi particolari si è dovuto accasare ai Cavs. 24 milioni per 2 anni, un contratto molto redditizio ma non abbastanza per uno come lui. Andrew è infatti nel cuore della sua carriera e della sua maturazione e, viste le attese, le premesse e le qualità, 12 milioni annui sono pochini, soprattutto se neanche i Cavs hanno voluto offrire più di due anni di contratto. Ora sta a Bynum riscattarsi, giocherà in una squadra competitiva che con lui al 100% può fare davvero bene, vedremo in che condizioni sarà e se, una volta per tutte, deciderà di dedicarsi a pieno alla pallacanestro.

NOELDRAFTDELUDENTE SENZA ANCORA GIOCARE –  Al secondo gradino del podio abbiamo piazzato Nerlens Noel, cioè uno che ha deluso senza neanche giocare la sua prima partita NBA. Noel era dato da tutti come sicura prima scelta al momento del suo infortunio, ma molti anche dopo l’episodio hanno continuato a credere in lui. Nei giorni precedenti al Draft poi parecchie squadre hanno manifestato dei dubbi sulla sua tenuta fisica e sul suo modo di giocare. La notte del Draft, Noel sente pronunciare vari nomi prima del suo e la delusione era visibilissima sul suo volto. Alla  fine arriva la sorpresa, con la #6 chiamata lo scelgono i New Orleans Pelicans, ma chiaramente non sono interessati a lui vista la presenza di Davis nel roster, così Noel viene girato ai 76ers. Atteso come stella, non si è presentato al meglio ma ciò non significa che farà male in NBA. La #6 è pur sempre un ottima chiamata, siamo stati molto cattivi e lo abbiamo punito forse eccessivamente, ma se da sicura prima scelta è stato “passato” da 5 squadre (e probabilmente non lo avrebbero chiamato neanche i Pelicans e visti i roster neanche Kings, Pistons e Timberwolves) vuol dire che qualcosa che convince poco c’è. Deve comunque ringraziare i 76ers che hanno sacrificato Holiday per raggiungerlo e li daranno tutto lo spazio necessario.

LA RETROCESSIONE – Sul gradino più basso del podio troviamo Brandon Jennings. Il playmaker approdato in NBA nel 2009 è sempre stato accostato ai grandi di quel draft (Holiday e Curry in primis) grazie soprattutto alla ottima stagione da rookie. Durante gli ultimi 12 mesi però parecchie cose sono cambiate, Holiday e Curry sono esplosi, mentre Jennings è rimasto un passo indietro. I due sopracitati hanno firmato dei contratti da 41 e 44 milioni per 4 anni, “purtroppo per loro” nella scorsa estate (ad oggi il loro valore è aumentato esponenzialmente), mentre Jennings ha avuto delle difficoltà. Un difficile rapporto con i Bucks ha fatto interrompere la storia durata 4 anni, ma sul mercato dei Free Agent Jennings non ha avuto il seguito che ci si poteva aspettare. Poche le squadre disposte a puntare su di lui e nessuna intenzionata ad offrirli un contratto da 10/11 milioni annui. BJ si è dovuto “accontentare” di 3 anni di contratto a 24 milioni totali e si è accasato a Detroit. Avrà quest’anno un compito molto difficile ossia quello di guidare una squadra giovane, talentuosa ma molto inesperta e, direi, anche disordinata. Sinceramente, non avrei scelto Jennings per un compito del genere, ma per fortuna che verrò affiancato da Chauncey Billups, e questo si che potrebbe cambiare davvero tante cose, per Detroit ma soprattutto per Jennings.

 

trade

FLOP TEAM

BOSTON CELTICS: TUTTO DA CAPO? – La ricostruzione biancoverde è iniziata quando a Giugno si vociferava la partenza di Coach Doc Rivers, che con i Celtics dei Big Three ha raggiunto il titolo NBA nel 2008. Dopo due settimane di tira-molla è stato trovato l’accordo: Doc Rivers con un triennale da 21 milioni di dollari  è stato dichiarato come nuovo Head Coach dei Los Angeles Clippers. I Celtics in cambio hanno ricevuto una scelta al primo turno del Draft 2015. A sostituirlo è arrivato con sorpresa Brad Stevens. Chi non segue il basket universitario si chiederà: “Ma chi è?”. Si tratta del coach che ha portato l’università di Butler per due volte in finale NCAA. Sarà il più giovane allenatore NBA della prossima stagione, a 36 anni, e l’accordo è di sei anni a 22 milioni di dollari.

Pochissimi giorni dopo c’è stata una svolta nel mercato NBA che ha scombussolato i piani di varie franchigie: Paul Pierce, Kevin Garnett e Jason Terry coinvolti in uno scambio con i Brooklyn Nets.Gerald Wallace, Kris Humpries, Reggie Evans, Keith Bogans, Shengeila, e ben  tre prime scelte future: una del 2014, una del 2016 ed una del 2018 sono arrivate a Boston. Probabilmente così facendo i Celtics hanno ringiovanito il roster, anche se i contratti di Humpries e Wallace sono molto onerosi e la dirigenza sta ancora decidendo se è meglio tagliarne uno dei due per aver maggiore spazio salariale. Per i tifosi dei Boston Celtics è stato un brutto colpo, la gloriosa squadra dei Big Three e Doc Rivers persi in meno di un mese.

Il vero top player della squadra, Rajon Rondo, non ha particolarmente apprezzato tutta questa serie di scambi,e secondo alcuni addetti ai lavori avrebbe chiesto uno scambio. Il play è stato richiesto dai Mavericks e Knicks prima, dai Pistons dopo che, sempre secondo dei rumors, avrebbero proposto Jennings in cambio. Notte del Draft: con la 13esima chiamata assoluta è arrivato,dalla girata dei Mavericks, Kelly Olynyk da Gonzaga.Ala forte/centro in NCAA ha chiuso con una media di 18 punti e 7 rimbalzi, tirando dal campo col 63%. Offensivamente parlando è un grande giocatore, dotato di ottimi piedi e movimenti spalle a canestro, ma essendo un classe 1991 ovviamente non può essere l’uomo franchigia con cui i Celtics torneranno all’apice.

In conclusione questa politica della dirigenza biancoverde ha puntato al ringiovanimento del roster, investendo a lungo termine; si prospettano tre o quattro stagioni durante le quali arrivare ai Playoffs sarà davvero dura.Si punterà sui giovani provenienti dalle scelte ricevute in cambio dei sopracitati Pierce, Garnett, Terry e Rivers, in modo tale da farli maturare e diventare signori giocatori per riportare il titolo nel Massachusetts che attualmente manca da 5 anni.

TANKING TANKING! – In questo periodo in NBA va molto di moda ricostruire la franchigia e ripartire da zero, proprio come nel caso di Celtics e 76ers. In NBA si definisce una stagione tanking, un annata di transizione durante la quale una squadra non punta direttamente al risultato e alla posizione in classifica ma punta al miglioramento dei giovani, alla crescita collettiva, sperando di riuscire a portare a casa una scelta alta al Draft. Proprio quello che ha in mente il nuovo GM dei Philadelphia 76ers: Sam Hinkie. “A volte penso che si tratti di trovare quel metro di paragone che è diverso da quello a cui si è abituati – ha detto Hinkie in settimana -. Capire quali sono le proprie responsabilità e quali sono quelle degli altri; cos’è un buon lavoro data una particolare situazione e come migliorare costantemente. Credo che sia importante imparare a tenere il proprio punteggio personale e concentrarsi su cosa è davvero importante nel lungo termine”. Per i tifosi che terranno il loro punteggio, è bene che si abituino a segnare le sconfitte. La prima mossa che ha svolto il nuovo General Manager è stata sconvolgente: la notte del Draft con la scelta numero 6 i  New Orleans Pelicans hanno chiamato l’infortunato Nerlens Noel, subito dopo Hinkie con uno scambio ha spedito Jrue Holiday, top player dei 76ers, a New Orleans in cambio del giovane infortunato Noel. Questa notizia ha scosso Philadelphia, visto che Holiday aveva appena rinnovato il contratto, inoltre questa era stata la sua miglior stagione NBA arricchita anche della prima convocazione all’All Star Game. Tuttavia, Noel si è operato lo scorso 12 marzo per una rottura del legamento crociato anteriore. Il rientro è previsto per febbraio-marzo al termine di un lungo periodo di riabilitazione.

OBBIETTIVO WIGGINS – La terza squadra Flop del mercato 2013 si trova a Ovest, stiamo parlando degli Utah Jazz. Ennesima squadra in ricostruzione che non ha fatto jeffbobbenissimo. Paul Millsap e Al Jefferson, i due free agent più importanti per i Jazz, sono stati rilasciati e hanno trovato subito due importanti contratti. Il primo ha firmato un biennale da 19 milioni con gli Atlanta Hawks, in compagnia di DeMarre Carroll con un biennale da 5 milioni. Invece Al Jefferson ha trovato un accordo con gli Charlotte Bobcats: triennale da 41 milioni di dollari. Nel giro di pochi giorni i Jazz hanno liberato tanto spazio salariale, con il quale si è pensato di investire in tre giocatori provenienti da Golden State: Andris Biedrins, Brandon Rush e Richard Jefferson arrivati nell’ambito del sign and trade che ha portato Iguodala alla corte di Stephen Curry. Il problema è che nell’acquisizione di Biedrins e Jefferson i Jazz (ricordiamolo, SQUADRA IN RICOSTRUZIONE) si è addossata 20 milioni annui in due e nemmeno per due grandi giocatori. Basta dare uno sguardo alle statistiche o più semplicemente ripercorrere i loro ultimi anni nella lega: Biedrins ha chiuso la Regular Season con una media di 0,5 punti e 3 rimbalzi a partita, Jefferson invece con i suoi 33 anni ha concluso la stagione con 3 punti e 1,5 rimbalzi a partita di media.

In cabina di regia Utah non ha nemmeno confermato il play Mo Williams, il quale ha firmato un biennale da 6 milioni di dollari con i Portland Trail Blazers. Come sostituto è arrivato, dalla fredda Toronto, John Lucas III che ha firmato un biennale da 3,5 milioni di dollari. La notte del Draft nello stato dello Utah sono arrivati due giocatori, rispettivamente dalle chiamate di Minnesota e Denver: Trey Burke, playmaker da Michigan e Rudy Gobert, centro classe 1992 dalla Francia. Il roster è quello che è, la squadra in queste condizioni non arriverà lontanamente ai Playoffs. Infine se questa stagione sarebbe da “ricostruzione”, servirebbe una figura dominante dentro e fuori dal campo per attirare i tifosi, invece non vedo nessuno dotato di carisma e talento. Paradossalmente, il loro obiettivo per questa stagione sarà perdere, è chiaro infatti che il loro vero obiettivo si chiama Andrew Wiggins.

 

L’appuntamento è tra qualche giorno con il secondo pezzo, dedicato interamente ai migliori movimenti dell’estate 2013.

 

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