Vassilis e Dimitris

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“Nella vita devi saper rischiare”.

– Vassilis Spanoulis

spanoulis_diamantidis

Atene è una città che alla pallacanestro europea ha detto molto e molto avrà da dire; ma nel basket greco è l’unica ad affermarsi. I trofei conquistati dalle tre squadre principali sono talmente tanti che diventano solo una lunga catena di date, doppio numero, a segnare una stagione.
34.. 34 sono i campionati vinti dal Panathinaikos. Quasi il triplo degli altri, l’Olympiacos: perché in Grecia ci son due squadre, soprattutto negli ultimi anni, e la finale è più scontata di una mattina piovosa in Inghilterra.
Panathinaikos-Olympiacos. 34-12. And counting…

Ma la sfida è anche in Europa e si sa, quando conta, i Greci han qualcosa in più. Anche gli slavi han qualcosa in più, che forse noi europei occidentali non capiamo. Ebbene: prendete uno slavo, cattivo determinato e incazzoso, mettetelo alla guida di un esercito greco e questo vi conquisterà il mondo. Beh, forse il mondo è eccessivo: l’Europa per 8 volte però sì.
L’accoppiata greco-slava funziona da entrambe le parti della città: più dai verdi, meno dai rossi.
Obradovic-Ivkovic. 6-2. And counting…

DIAMANTIDIS_LOKO

Il 6 Maggio 1980, non lontano dal confine macedone, nasceva Dimitris Diamantidis. Aveva già 24 anni quando il Panathinaikos lo prelevò dall’Iraklis: i verdi vincevano prima, i verdi vinceranno anche dopo. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette campionati in fila. Dal 2004 al 2011. Ma per il Pana non era una novità perché la lista era già cominciata nel 2002. In Grecia si vinceva, si vinceva facilmente, troppo facilmente. Aggiungeteci le coppe di Grecia: non bastava. E infatti quel Panathinaikos, sotto la guida di Zelimir Obradovic e di Dimitris Diamantidis decise di fare la voce grossa anche in Europa. I verdi vincevano prima, i verdi vinceranno anche dopo: tre prima di Dimitris, tre con Dimitris. 6 volte la coppa alzata al cielo, come i premi di miglior difensore vinti dal nativo di Kastoria.
Due volte MVP delle Final Four, nel 2007 e 2011. Dimitris!

Ma due anni, un mese e un giorno dopo la nascita di Dimitris, nel cuore della Grecia nasceva Vassilis Spanoulis. Due anni nella squadra di casa, altri nella periferia di Atene finché nel 2005 arrivò la chiamata dal cuore della capitale ellenica; salto di qualità che il fratello Dimitris (esattamente lo stesso nome di Diamantidis) mai farà. Vassilis comunque arrivò al Panathinaikos nel pieno dell’onda di dominio e vittorie, perdendosi qualche festa nella stagione passata oltreoceano in quel di Houston. Ma tornerà presto: un greco ama solo la Grecia e non può starci lontano, aspetti tecnici a parte. Mai si potrà dire che non fosse all’altezza, mai. Tornò, e vinse ancora. Vinse come Dimitris, insieme a Dimitris; quest’ultimo vinse l’MVP delle Final Four nel 2007, Vassilis nel 2009.

spanoulis

Ma come tutte le più belle cose/ vivesti solo un giorno come le rose… O come in questo caso, fino all’undicesimo giorno di Luglio del 2010. Vassilis è free agent, è determinato, non guarda in faccia a nessuno. E prende una di quelle decisioni per le quali devi avere i coglioni quadrati, un carattere da vendere al mercato nero e una forza d’animo impareggiabile. Vassilis Spanoulis, nessuno saprà se senza pensare agli anni appena precedenti, decide di spostarsi verso il porto. E firma uno dei passaggi più pesanti della storia del basket europeo, almeno dell’ultimo millennio. Vassilis è un giocatore dell’Olympiacos Pireo.
Il suo tifo diventa il suo nemico; il suo passato diventa il suo nemico; Dimitris, di fatto, diventa suo nemico. E se proprio non vogliamo usare questo termine, diventa suo avversario.
Tutto bene. Dimitris vince “da solo” l’Eurolega del 2011, Vassilis quelle del 2012 e 2013; entrambi da MVP, ovviamente. Gli scontri tra campionato ed Europa sono molteplici; la finale è sempre la stessa, cosa alla quale ormai ci si è fatta l’abitudine. Da quando Vassilis lascia l’OAKA, sul tetto dell’A1 Ethniki il Panathinaikos va tre volte, tre come quelle dell’Olympiacos. E l’ago della bilancia son sempre loro due; anche quest’anno, che per chi legge è la stagione 2015-16.

Una finale scudetto al meglio delle cinque partite è un crimine contro i tifosi: non per l’energia e per l’intensità, che son sempre una garanzia, ma per quel crudele ballo tra sogno e incubo che intercorre tra un possesso e l’altro, partita dopo partita. Al minimo errore sei disperato, al minimo errore sei morto. Per un qualsiasi tifoso coinvolto sono giorni senza pace, non importa il resto: è una tensione unica, uno stato d’animo che in pochi possono capire.

Fatto sta che se la tragedia è nata in Grecia un motivo deve pur esserci.

Gara-1, fattore casalingo dalla parte dell’Olympiacos, per i biancorossi è un dramma: 0-1 Pana. Ci si sposta dall’altra parte della città: in gara-2 le squadre sono punto a punto per quasi tutta la partita, si balla sul filo del Fato che le Moire stanno tendendo. Dimitris segna, a sei secondi dalla fine, il vantaggio Pana: la situazione che si sta defilando dice Panathinaikos 2-0, con tre match point di cui almeno uno sicuro in casa. Le Moire stanno per tagliare, ma dall’altra parte c’è Vassilis, e come nel caso di Ercole quel filo non si spezza. Spanoulis da oltre l’arco, ed è 1-1. Gara-3 passa all’Olympiacos, in casa, con qualche patema: ordinaria amministrazione.

Finché si arriva a Gara-4. Il Panathinaikos all’OAKA per potersi giocare il tutto per tutto, ma d’altronde siamo “soltanto” 2-1… La partita comunque sembra mettersi bene per i biancoverdi. Doppia cifra di vantaggio toccata durante il secondo tempo, che in partite come questa è oro colato, manna dal cielo, quello che volete. Ma qualcosa dall’altra parte si accende. Alla furia di Pappas risponde quella di Mantzaris. L’Olympiacos impatta, nessuno segna più: si va al supplementare. Anche qui le cose sembrano essersi messe bene per il Pana: ma a 4 secondi dalla fine un ragazzotto di Forlimpopoli va in lunetta per i biancorossi (quelli di Atene) sotto di 4 lunghezze. Mette il primo, sbaglia il secondo (apposta? Sembra essere andato troppo lungo…), si alza in volo contro i giganti biancoverdi, riuscendo a toccarla quel tanto che basta per farla finire tra le mani di Mantzaris, da oltre l’arco. Ed è secondo supplementare.

Ma ora ci si chiede cosa faranno Vassilis e Dimitris. Sono stati temprati da situazioni del genere, ma per Dimitris è diverso: comunque sarebbe andata a finire quella sarebbe stata la sua ultima partita nel suo tempio, l’OAKA.

Si arriva dunque agli ultimi venti secondi del secondo overtime. Il Pana sbaglia un tiro: Hackett recupera il rimbalzo. La palla finisce, ovviamente, tra le mani di Vassilis e, sempre ovviamente, a marcarlo c’è Dimitris. Lo stesso Hackett prova a portare un blocco per liberarlo da quella marcatura, ma è inutile: Vassilis si ritrova contro Dimitris, deve ritrovarsi contro Dimitris! Il più forte difensore della storia del basket europeo, suo vecchio amico, suo vecchio avversario, l’altro pilastro su cui si basa la nuova epica della storia greca (o almeno quella sportiva). Dimitris si trova contro Vassilis, suo vecchio compagno, il “traditore”. E nella testa dei due cominciano a scorrere le immagini di otto anni passati tra una canotta e l’altra; sfide, vittorie, sconfitte, delusioni. Di tutto. Il filo delle Moire è ormai così teso che taglierebbe persino il marmo. E’ Vassilis contro Dimitris, nella sua ultima partita all’OAKA: e Vassilis decide di farla diventare anche l’ultima della sua carriera. Palleggio, qualche finta. Dimitris sa, TUTTI sanno cosa proverà a fare, manca solo da sapere come. Pallone che viene raccolto, tutto all’indietro con annessa caduta, pallone rilasciato.

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Ciaff.

E il conteggio, in qualche modo, termina qua.

 

(Dedicato a Dimitris Diamantidis, uno di quelli che la pallacanestro me l’ha fatta amare visceralmente)

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