Djordjevic: “Se Randolph è tanto bravo che giochi per la sua nazionale”

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Sasha Djordjevic è arrivato a “tanto così” da uno storico oro per la Serbia, ma non bisogna cadere nella trappola dell’etichetta di “eterno secondo” per il coach serbo (finali perse nelle ultime edizioni di Mondiali, Olimpiadi ed Europeo), visto che innanzitutto le finali le perde solo chi ci arriva, e inoltre la Solvenia di ieri ha estratto dal cilindro risorse inaspettate dopo l’infortunio di Doncic e i problemi fisici di Dragic. Djoirdjevic ha parlato ai microfoni di Sky, e ha analizzato la partita in maniera molto lucida, nonostante la sconfitta fosse arrivata solo pochi minuti prima. Il tecnico si è detto rammaricato per non aver potuto contare su Jovic, al quale è stata praticata un’iniezione antidolorifica prima del match, ma “quando è svanito l’effetto, non è più riuscito a scendere in campo”. La chiave secondo l’ex play sono stati “i punti in transizione che abbiamo concesso, e i lay up con cui loro sono arrivati facilmente a canestro. Abbiamo commesso troppi falli soprattutto nel primo tempo, non puoi concedere 8/10 tiri liberi”. Non manca una stoccata verso la presenza dello “sloveno” Randolph, decisivo negli ultimi minuti di gioco con alcune giocate da campione: “Se è tanto forte, che vada a giocare per la squadra della sua nazione”. In conclusione Djordjevic elogia il lavoro dei suoi giocatori, “non abbiamo mai voluto parlare delle molte assenze, quando i giornalisti mi chiedevano delle difficoltà di giocare con soli 7/8 uomini, rispondevo che io sono venuto qui con 12 giocatori. Macvan è stato un grande capitano. E’ la terza medaglia d’argento di fila, come ha detto Bogdanovic, sono sicuro che la prossima volta vinceremo noi”. 

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