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Cade Cunningham ha un polmone collassato: sarà out a tempo indeterminato

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Brutte notizie in casa Detroit Pistons. La franchigia del Michigan, protagonista di una stagione sorprendente che la vede attualmente in vetta alla Eastern Conference, dovrà fare a meno del suo leader tecnico, Cade Cunningham, per un periodo significativo.

Tutto è accaduto durante la sfida di martedì sera contro gli Washington Wizards: Cunningham era stato costretto ad abbandonare il parquet dopo soli 5′ di gioco a causa di quelli che inizialmente sembravano essere semplici spasmi alla schiena, accusati dopo un contatto nel tentativo di recuperare una palla vagante. Tuttavia, gli esami approfonditi condotti nelle ore successive hanno rivelato una realtà ben più complessa: al giocatore è stato diagnosticato un lieve collasso polmonare (pneumotorace).

I tempi di recupero: quando tornerà in campo?

Secondo quanto riportato da Shams Charania di ESPN e confermato dalle principali testate americane, Cunningham sarà costretto a uno stop forzato di almeno 2 settimane, durante le quali verrà monitorato costantemente dallo staff medico dei Pistons.

Sebbene la diagnosi possa spaventare, filtra un cauto ottimismo nel quartier generale di Detroit. Trattandosi di una forma “lieve”, l’obiettivo dell’organizzazione è quello di riaverlo a disposizione per l’inizio dei Playoff, previsto per il 18 o 19 aprile. Una data di rientro più realistica, considerando i tempi medi di guarigione per un atleta professionista in questi casi, oscilla tra le 3 e le 6 settimane.

L’impatto sui Pistons e sulla corsa ai premi

L’assenza di Cunningham è un colpo durissimo per i Pistons (49-19), che finora hanno dominato la Eastern Conference con 3 partite e mezza di vantaggio sui Boston Celtics. Cunningham sta viaggiando a medie da All-Star assoluto: 24.5 punti e 9.9 assist a partita.

Oltre al danno per la squadra, c’è anche il rischio che Cunningham non possa concorrere per i premi di fine stagione. Avendo disputato finora 61 partite, un’assenza prolungata potrebbe impedirgli di raggiungere la soglia minima delle 65 presenze richiesta dal nuovo contratto collettivo per l’eleggibilità ai premi individuali, come i quintetti All-NBA. Nelle prossime settimane, coach e compagni dovranno stringersi per difendere il primo posto a Est, in attesa che il loro “motore” torni a respirare a pieno ritmo in vista della post-season.

Francesco Manzi

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