Cremona-Trieste, le pagelle della serie: Crawford e Mathiang inarrestabili, Da Ros e Knox non bastano all’Alma

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VANOLI CREMONA

Wesley Saunders, 7.5: nonostante il calo delle percentuali in queste serie, frutto soprattutto della brutta gara-3 al tiro e della singola tripla segnata su 12 tentativi, conferma il suo stato di all-around player e giocatore chiave nello scacchiere di coach Sacchetti che a lui riserva il minutaggio più alto e la gestione del pallone anche con Diener e Ruzzier in campo (4.3 assist). Al tutto aggiunto 8.5 rimbalzi e quasi 2 recuperi di media.

Travis Diener, 7.5: impone subito il suo status di venerabile maestro sparando la prima tripla della serie dopo 5 secondi di gara-1. Tira con il 50% sia da due che da tre punti e dà la netta sensazione di poter decidere lui cosa fare della partita quando ha la palla in mano (4.3 assist in 25 minuti e una sola palla persa in quattro partite). Barometro indispensabile per Cremona le cui fortune in semifinale passano dalle sue mani.

Giampaolo Ricci, 6.5: gioca meno minuti rispetto alla regular season ma più per problemi di falli e di accoppiamenti con i centri di Trieste che per demeriti suoi. Anzi, tira con ottime percentuali dal campo e a momenti regala il 3-0 a Cremona con un ottimo secondo tempo in gara-3. La sua tenuta in difesa contro Watt e centri simili sarà fondamentale per poter allargare in campo in attacco.

Michele Ruzzier, 6: una serie dai due volti per il play di origine triestine che accusa mentalmente il ritorno nella sua città giocando male gara-3 e gara-4 (nonostante il solito apporto difensivo). Al Palaradi invece eleva ancora di più i progressi e la sicurezza acquisiti in stagione, tirando il 100% da tre punti e prendendosi le responsabilità di giocate decisive.

Mangok Mathiang, 8: una dinamo di energia sguinzagliata per il campo, unico insieme a Diener ad avere sempre un plus/minus positivo in tutte le partite. Le tre doppie-doppie e i 12.3 rimbalzi di media non fanno più notizia ormai (gara-1 a quota 18!), più rumore invece fanno i soli 1.8 falli commessi e il 60% raggiunto in lunetta (tra cui il decisivo 2/2 di gara 4), dati che gli permettono sia di guidare meglio la difesa che di offrire più soluzione offensive a coach Sacchetti.

Andrew Crawford, 9: banalmente, MVP. Dominatore assoluto di questa serie chiusa con una gara-4 pazzesca da 33 punti che riscrive la storia del basket cremonese. Immarcabile in attacco in ogni situazione di gioco che propone a chi ha l’arduo compito di marcarlo, segna oltre 25 punti di media e in totale 43 nei soli quarti quarti (tutti in the clutch, punto a punto), più dei 42 di Dragic che sono il massimo per tutta la serie di un giocatore di Trieste.

Peyton Aldridge, 6.5: meno incisivo in attacco di quanto non abbia fatto vedere nel resto della sua prima stagione da professionista, soprattutto a Trieste dove è il più sacrificato quando Sacchetti sfodera il quintetto piccolo. Ma è decisivo in gara-2 nella quale, oltre a 14 punti, dimostra di essere un difensore sottovalutatissimo, sia tecnicamente che come letture.

Vojislav Stojanovic, 6: a volte con un po’ di irruenza commette troppe forzature in attacco, quando è in controllo ha il potenziale per diventare un giocatore di livello, soprattutto se riesce a far fruttare la sua capacità di portar palla e di passare il pallone. In difesa non molla mai di un centimetro anche contro attaccanti più fisici.

Giulio Gazzotti e Giacomo Sanguinetti: sv.

Coach Meo Sacchetti, 8: ciò che in soli due anni è riuscito a creare a Cremona è fuori dalla norma. Dopo la Coppa Italia, raggiunge la prima semifinale della storia di Cremona, ruotando a 8 giocatori e giocando uno dei basket più belli, divertenti ed efficaci d’Italia. La ciliegina sulla torta, al netto di approcci nei primi quarti da migliorare, è la difesa con cui sostanzialmente ha visto questa serie.

ALMA TRIESTE

Zoran Dragic 5: assente in Gara-4 per infortunio riesce a dare il suo contributo solamente nella prima partita, anche se a sprazzi e nella terza gara della serie, vinta da Trieste. In particolare in quest’ultima l’ex Milano sfodera un’ottima prestazione offensiva e difensiva, chiusa con 26 punti, che ha consentito all’Alma di riaprire il discorso qualificazione. Troppo poco, però, evitare una brutta insufficienza, visto che in Gara-1, nonostante i 16 punti complessivi, non è in grado di lavorare bene in difesa, mentre in Gara-2 sembra non essere mai sceso in campo, risultando addirittura irritante per certi suoi atteggiamenti. Un giocatore totalmente diverso da quello visto durante la metà di questa stagione (era stato messo sotto contratto l’8 di Gennaio) e forse già con la testa proiettata altrove.

Juan Fernandez 5: l’argentino è stato condizionato da diversi problemi fisici in questa serie e non ha mai veramente brillato. Offensivamente il suo contributo è stato abbastanza positivo solo nelle due partite giocate all’Allianz Dome, mentre fuori casa non si è mai espresso al meglio. Con i suoi strappi è riuscito, delle volte a risvegliare la sua Alma, ma quel poco non è bastato. Difensivamente rivedibile, ha sofferto soprattutto la fisicità degli esterni di Cremona.

Daniele Cavaliero 6,5: sempre l’ultimo a mollare il veterano triestino, autore di prestazioni altalenanti durante questa serie, ma che ha sempre messo in campo l’anima per la sua città. Anche lui in fase difensiva ha molto sofferto la fisicità delle guardie della Vanoli, ma ha sempre giocato con carattere e determinazione tutte le partite. Meglio in Gara-1 e Gara-3 dove è riuscito anche a dare un contributo offensivo di ottimo livello, rivedibile negli altri due match della serie.

Chris Wright 5,5: Tanti gli acciacchi fisici anche per il “folletto” statunitense in queste partite dei quarti di finale. Proprio per questo il suo contributo non è stato, molte volte, quello che ci si aspettava. Solo nell’ultima partita è riuscito a trovare il canestro con continuità, dando un buon contributo anche in difesa, mentre nella altre partite è stato molto poco incisivo. Discreta la prestazione nella terza gara vinta da Trieste, soprattutto per la voglia messa sul parquet, ma nulla di più. Spesso completamente fuori dal gioco della sua squadra, ha voluto strafare senza riuscire ad essere incisivo.

Andrea Coronica 6: Pochissimi gli scampoli di partita per il capitano giuliano nell’arco di questa serie, ma la sua grinta e la sua determinazione vanno assolutamente premiate con una piena sufficienza. Schierato soprattutto in Gara-4, per sostituire l’infortunato Dragic, ha sempre lottato su ogni pallone con impegno e sudore, cercando di fermare come meglio poteva gli attacchi cremonesi. Un vero uomo squadra. 

Matteo Da Ros 7,5: durante questa serie si è rivisto il giocatore che offensivamente aveva fatto stropicciare gli occhi dei tifosi triestini nella scorsa Serie A2. Con alcune giocate d’alta scuola ha spesso mandato, letteralmente, al bar la difesa della Vanoli. Confermato quindi il rendimento costante visto nel finale di stagione regolare, con tre gare su quattro in doppia cifra e buone prove anche in difesa. Sotto canestro rivedibile, ma con Mathiang e Stojanovic non era facile fare meglio di così.

Arturs Strautins 6: non sempre efficace il suo contributo, ma comunque significativo durante questa serie. Per assurdo ha reso meglio nelle prime due partite, giocate fuori casa, dove è stato impegnato con una certa continuità dal suo coach, che davanti al pubblico amico. Accusa a volte un certo timore reverenziale, probabilmente dato dalla sua ancor giovane età, che spesso non gli permette di fare la scelta giusta. La qualità e i fondamentali ci sono, ma manca sempre qualcosa.

Justin Knox 7: sicuramente uno dei migliori di tutta l’Alma in questa serie. Un’atleta troppo spesso sottovalutato, ma che ha sempre dato tutto in campo. La sua fisicità e il suo atletismo hanno permesso a Trieste di rimanere per larghi tratti delle partite a contatto con la Vanoli grazie al suo grande lavoro difensivo. Anche il suo apporto in termini di punti è stato molto buono, soprattutto in Gara-2 e in Gara-4, molto meno nella altre partite, ma la fase difensiva ha sempre compensato queste mancanze.

William Mosley 6,5: insieme al suo compagno di reparto è stato sicuramente una delle armi migliori di Trieste, soprattutto in fase difensiva, dove pur soffrendo l’atletismo di Cremona, si è ben difeso sfoderando buonissime prestazioni, condite da diverse stoppate. Presenza costante sotto le plance giuliane, in attacco, invece, il suo marchio di fabbrica, l’alley-oop, non è, quasi, mai mancato. Altalenante, però, il suo rendimento in termini di punti con due gare vicine alle doppia cifra e due senza particolari acuti.

Jamarr Sanders 5,5: ha provato come poteva a difendersi durante questa serie, soffrendo, però, un po’ troppo la caratura di certi suoi avversari. Buone le sue prestazioni in Gara-3 e Gara-4, davanti al proprio pubblico, dove si è rivisto, anche se a sprazzi il solito Sanders, nelle altre due partite della serie è stato, invece, molto meno preciso. Incostante il suo rendimento, come durante la stagione, non arriva al sei in pagella.

Hrvoje Peric 6: il croato ha spesso sofferto i suoi dirimpettai quando si trattava di difendere, soprattutto la loro corporatura, ma nonostante tutto si è disimpegnato come meglio poteva. Non sono mancate le giocate di qualità contro una delle sue ex squadre, ma sono stati diversi anche gli errori di valutazione, che non gli hanno permesso di esprimersi sui soliti livelli. Sufficienti le sue partite, normale amministrazione, mentre da un giocatore con i suoi colpi ci si aspetta sempre quel qualcosa di più .

Alessandro Cittadini: s.v

Lodovico Deangeli: s.v

Coach Eugenio Dalmasson 7,5: impossibile criticarlo. Ha il grande merito, ancora una volta, di aver “fatto le nozze coi fichi secchi”, riuscendo a trasmettere ai suoi giocatori quella voglia e quella grinta che non gli sono mai mancate nell’arco della sua lunga carriera alla guida di Trieste. Un’abile stratega e grande condottiero che ha speso larga parte della sua carriera in questo club, facendolo tornare dove meritava. I play-off sono stati solo la ciliegina sulla torta dell’ennesima grande stagione e il giusto premio per un’annata straordinaria. Forse si poteva fare di più in questa serie, ma la grinta e la voglia, con l’attenuante di diversi problemi fisici di alcuni giocatori e una Cremona costruita per obbiettivi completamente diversi da quelli dell’Alma hanno spezzato troppo presto il sogno giuliano.

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