Da Reggio Emilia ad Anversa, passando per Casale: la Virtus d’Europa pronta al decollo

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4 maggio 2016, ultima giornata di campionato, Grissin Bon Reggio Emilia-Obiettivo Lavoro Bologna 82-78, la Virtus retrocede per la prima volta nella sua storia.
2 maggio 2017, Paladozza, playoff A2, gara 2 ottavi di finale Virtus Segafredo Bologna-Novipiù Casale Monferrato 73-78.
5 maggio 2019, Sportpaleis Anversa, finale di Basketball Champions League, Virtus Segafredo Bologna-Iberostar Tenerife 73-61.

Era l’ultimo atto del campionato di serie A 2015-2016, la Virtus andava a Reggio Emilia in un derby emiliano mai banale, per giocarsi la permanenza nella massima serie, dopo una stagione turbolenta, condita da molti, forse, troppi colpi di scena inaspettati. E dire che solo un campionato prima la stessa squadra conquistava l’accesso ai playoff scudetto, terminati poi agli ottavi di finale contro la corazzata Milano. Virtus a Reggio e Trento a Caserta, che insieme alla Virtus voleva evitare a tutti i costi l’ultimo posto nella griglia di Serie A. La Virtus è sotto con la Grissin Bon e le notizie da Caserta non sono buone. Anche in caso di sconfitta della squadra bianconera, una vittoria di Trento in terra campana avrebbe regalato la salvezza. Così non è, Caserta vince e la Virtus, per la prima volta nella sua storia, retrocede in serie A2.

È un’estate lunga, difficile: c’è bisogno di ripartire, senza ben sapere da cosa e da chi ricominciare. Il 6 maggio, appena due giorni dopo il desolante epilogo, parla il presidente Alberto Bucci, ultimo baluardo di quell’anno nefasto: “Vivere questa esperienza è dura e difficile. Facciamo le analisi, ognuno si prende le proprie colpe, ma ora bisogna guardare avanti.” Con queste parole il presidente bianconero apriva la conferenza stampa forse più difficile e amara della storia della Virus Bologna.

Poi la ripartenza, dal nulla che si era creato intorno ad una società “malata”, che aveva appena toccato il fondo della sua storia gloriosa. Inizia il campionato di A2, senza pretese, senza proclami, ma con l’unico obiettivo di fare una stagione tranquilla, con una squadra che sarebbe ripartita dai giovani. Ragazzini che nel settore giovanile bianconero si erano già messi in mostra. Penna, Oxilia, Petrovic, Pajola, da questi la Virtus ripartiva per una nuova ed inusuale avventura.

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Entra in società Segafredo, con il patron Massimo Zanetti che decide di scommettere, con il suo marchio, su una società storica per la pallacanestro italiana che, al momento però, vagava nel buio più totale. Parte la stagione e la Virtus inizia a giocare e a vincere. Per non farsi mancare nulla conquista la Coppa Italia di A2 e in città i tifosi iniziano ad intravedere un barlume di speranza, un flebile raggio di luce all’orizzonte. Arriva il derby, che torna dopo tanti anni. La Virtus vince all’andata, la Fortitudo vince al ritorno: un “1-1 e palla al centro” che sembra essere un appuntamento alla post-season, come se fosse scontato e necessario un derby di Bologna per la promozione. La Virtus è prima, si qualifica ai playoff come testa di serie: arriva anche Stefano Gentile, un lusso per il campionato cadetto, che si va ad aggiungere ai vari Rosselli, Ndoja, Umeh, Lawson.

Sembrano però tornare alcuni fantasmi del passato: gli ottavi di finale con Casale Monferrato non sono facili e la Virtus ha bisogno di 4 partite per sbarazzarsi della squadra piemontese. Anche i quarti non sono una passeggiata: al Paladozza Roseto passa in gara 1 e le cose sembrano mettersi male. C’è tensione in casa bianconera e nel polverone sembra finirci coach Alessandro Ramagli. In molti però, arrivati a questo punto, iniziano a crederci. Roseto eliminata con altre due vittorie in trasferta. Da quel momento la Virtus non sbaglia più. Ravenna in semifinale non riesce minimamente ad impensierirla, Trieste in finale fa altrettanto e dopo gara 3 della finale promozione la Virtus, che solo 365 giorni prima era finita nel baratro, torna a vedere la luce, torna in Serie A.

Arriva poi l’estete degli annunci, quella che porta Pietro Aradori ed Alessandro Gentile in canotta bianconera, per una Virtus a completa trazione italiana. Una Virtus che conferma buona parte della corazzata di A2, che scommette forse un po’ troppo sugli “eroi” della promozione. Il risultato è un’altalena di vittorie e sconfitte, di colpi di scena e alti e bassi che portano ancora una volta a giocarsi tutto nell’ultima giornata di campionato, ancora una volta a giocarsi tutto a Reggio Emilia. Sì, lo stesso campo che aveva visto la prima retrocessione dei bianconeri. La Virtus perde ancora contro Reggio e, per la classifica avulsa, saluta i playoff. Una stagione sottotono, iniziata con l’esclusione di capitan Rosselli, passato all’altra sponda di Bologna; poi coach Ramagli, per molto tempo finito nel calderone di un esonero quasi sempre annunciato ma mai arrivato; infine l’arrivo del “famoso 4”, Jamil Wilson, che varca il confine bolognese quando ormai è troppo tardi.

Si inizia, dunque, un’altra estate all’insegna della rifondazione: Aradori, Baldi Rossi e Pajola gli unici a rimanere. Anche la società cambia: Marco Martelli e Alessandro Dalla Salda sono il nuovo direttore sportivo e il nuovo amministratore delegato; coach Sacripanti il volto nuovo in panchina.
La Virtus 2018-2019 torna anche in Europa. La proprietà Segafredo, con forza, vuole riaffermare il marchio Virtus anche oltre confine ed ecco che i primi obiettivi stagionali sono fissati: raggiungere i playoff in campionato e superare il primo turno di Basketball Champions League. La Virtus balla tra gare di campionato e trasferte europee: pressoché perfetto il cammino in Champions League, sempre altalenante quello in campionato.
L’arrivo del campione NBA Mario Chalmers scalda i cuori dei tifosi bianconeri, pronti a rivedere una Virtus forte e vincente. Ma è un fuoco di paglia almeno in campionato dove la V saluta ancora i playoff, questa volta ancor prima di terminare il campionato, nonostante l’arrivo di Sasha Djordjevic in panchina. Ma i controsensi di una stagione regalano l’accesso alle Final Four di Basketball Champions League: la Virtus batte Nanterre nei quarti di finale (ribaltando il -8 dell’andata) e si presenta ad Anversa per l’atto finale da outsider e invece…

Virtus Campione Basketball Champions League.
Photo: FIBA

Vittoria col Bamberg in semifinale, vittoria con Tenerife in finale: due partite dominate, mai sotto nel punteggio, Kevin Punter MVP della Final Four e quinto trofeo europeo nella bacheca bianconera (primo dell’era Zanetti) a 10 anni di distanza dall’ultima volta. E quella che solo 4 giorni prima poteva terminare come una stagione fallimentare, torna ad avere senso. Perché la Virtus d’Europa, con pazienza, è di nuovo pronta al decollo.

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