Kevin Love VS Anthony Davis

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Kevin Love vs Anthony Davis

ATTACCO: Kevin Love è la prima opzione offensiva dei Minnesota T’Wolves ormai da anni, l’unico in grado di fornire un minimo di continuità di rendimento dal post KG (Al Jefferson ha lasciato tra molti alti e bassi e non ha ancora lo status del prodotto di UCLA). Dal suo conto pesano e non poco le buone percentuali dal campo e, nonostante qualche difetto nel gioco in post, è sicuramente superiore nella metà campo offensiva a Davis, che deve ancora sviluppare pienamente il suo gioco sopratutto perimetrale, vero punto di forza del californiano. Il prodotto dei Kentucky Wildcats tuttavia ha ancora una lunghissima carriera davanti per migliorare i suoi movimenti soprattutto in the paint (non scordiamoci che il nativo di Chicago si è presentato alla corte di Calipari senza nemmeno avere un’identità, passando da guardia di medio-basso livello a lungo indecifrabile, a causa della sua crescita spaventosa). Premiamo il #42 di Minnesota.

DIFESA: I limiti difensivi di Kevin Love li conoscono tutti, difficilmente si svena per aiutare staccandosi dal lato debole e addirittura soffre e non poco i suoi pariruolo in post basso, ma certamente il lavoro nella propria metà campo non è il primo aspetto che dobbiamo valutare per trarre un giudizio generale sul valore assoluto del giocatore. Discorso invece totalmente differente per il Monociglio, autentico difensore a tutto tondo in grado di condizionare in ogni modo l’attacco avversario, un’autentica macchina da guerra difensivamente parlando. Capace di dominare a rimbalzo con una facilità imbarazzante (a differenza di Love che ha uno spiccato senso della posizione ma un pessimo uso del corpo), riesce a distinguersi anche nella stoppata, trovando quasi sempre il tempismo perfetto per non commettere goal tending. Il risultato è scontato: punto al #23 dei Pelicans.

GESTIONE GIOCO: Da buon “bianco”, il #42 ha una lettura fenomenale del gioco, e lo dimostrano le cifre riguardanti gli assist e gli outlet pass. Complessivamente inoltre con il passare degli anni riesce a selezionare sempre di più le sue scelte di tiro, limitando sempre di più le forzature. Anthony Davis è ancora grezzo in moltissimi aspetti del gioco e tecnicamente deve ancora rivedere la gestione complessiva partendo a mio avviso dal body language quando ha la palla in mano,  ma considerando che stiamo parlando di un Sophomore questa caratteristica andrà scemando nel corso del tempo, almeno si spera. Doveroso il riconoscimento a Love.

LEADERSHIP: Entrato più o meno in punta di piedi, Love non ha mai avuto a che fare con una pressione spaventosa e questo ha influito anche sulla sua leadership, formatasi progressivamente con il passare degli anni (certamente non stiamo parlando del nuovo big shot dello spogliatoio sia chiaro). Il ragazzo dell’Illinois ha saputo sorbirsi sulle proprie spalle un peso enorme per uno della sua età, e lo dimostra ogni volta che scende sul campo di essere maturato sotto questo punto di vista. Relazionando il tutto all’esperienza avuta nel mondo dei Pro, ci sembra giusto dare questa specialità al leader dei Pelicans.

CLUTCH: Se il Monociglio in queste prime stagioni non ha ancora realizzato tiri decisivi memorabili, tuttavia non si può dire la stessa cosa per KL42, che si è dimostrato un ottimo clutch shooter in diverse occasioni, con triple realizzate a fine partita come quella contro i Clippers allo Staples, che ha fatto rimanere estasiato tutto il T’Wolves Universe.

VERDETTO: Il risultato vede premiare il lungo di Minnesota, e l’impressione globale almeno attualmente non si discosta molto da quella scaturita in questo confronto, se vogliamo prendere il valore assoluto di ognuno in questo momento della loro carriera. Entrambi rappresentano una solidissima base per costruire un progetto vincente, entrambi sono degli A+ player.

 

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