Messina si presenta a Milano: “Niente rivoluzioni, ma ognuno deve prendersi le sue responsabilità”

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Ettore Messina si è presentato nella sua nuova veste di allenatore e presidente dell’Olimpia Milano. Nel campo di allenamento nella sede della società al Forum di Assago, dove noi di BasketUniverso eravamo presenti, l’ex assistente di Popovich ha chiarito i motivi della sua scelta e le ragioni di un doppio incarico insolito nel panorama italiano:

“Ringrazio Armani e Dell’Orco per l’opportunità, avevo voglia di tornare ad allenare. Voler provare a fare le cose per bene con persone in cui credo e con i giusti criteri, questo è stato l’aspetto più importante per la mia scelta. Non si tratta di voler avere un controllo assoluto o di manie di potere, voglio solo non smarrire energie in eventuali confronti senza le giuste prerogative. Non sarei qui solo per allenare, ovviamente farò l’allenatore, ma avrò la facoltà di poter condividere ogni scelta, ogni decisione con chi se ne dovrà preoccupare, spero di non dover mai arrivare a dover porre un veto. Questo è il mio Paese, ho tanti affetti qui e quindi da parte mia c’è la voglia di aiutare per poter migliorare globalmente il proprio campo”.

Un feeling, quello con Milano, di cui si era già parlato qualche volta, ma approfondito solo in questa occasione:

“L’approccio con Giorgio Armani è stato produttivo, si tratta persona di successo che ha a cuore la squadra, ma possiede anche l’intelligenza nel sapere che non si può vincere ogni partita. Già in passato c’era stato un contatto con Proli, ma esigenze familiari pesanti mi convinsero a fare altro, presi l’anno sabbatico di Los Angeles che fu rigenerante”.

Ettore Messina a colloquio col suo maestro e mentore Sandro Gamba, al termine della conferenza.

Diverse domande hanno toccato gli altri elementi, sia dirigenziali che tecnici, che dovranno affiancarlo in questa avventura:

“Per il ruolo di general manager stiamo individuando una persona, ma intanto c’è Alberto Rossini che ha un ruolo di equilibrio fondamentale all’interno della società, l’addetto stampa Claudio Limardi e Mario Fioretti, la macchina ha una sua vita autonoma e funziona. Coaching staff? Esiste la possibilità di un assistente americano, c’è un posto disponibile dopo l’addio di Cancellieri. Non so invece negli Spurs chi mi sostituirà”.

Non potevano mancare, inoltre, analisi sul roster della squadra, situazione per cui Messina non si è molto sbilanciato:

“Ho iniziato i colloqui con i giocatori, via Skype con chi è fuori per guardarci almeno in faccia, bisogna capire cosa possa andare e chi può essere utile alla causa, c’è da fissare e gestire un budget determinato. Non credo che siano prospettabili rivoluzioni, ci sono situazioni contrattuali in essere, non arrivo qua a ribaltare, situazioni positive ci sono. Non mi esprimo sui giocatori fin quando non ho parlato con tutti per conoscerli, chi sono, cosa pensano e quali aspettative hanno. L’annuncio di Della Valle di ieri? Certo che ho parlato con lui prima che lo scrivesse, sarebbe preoccupante il contrario. Le annate sono imprevedibili, non so quando saremo pronti, un conto è iniziare a giocare nella stessa maniera, i principi sono la difesa, il passarsi la palla e assumersi le proprie responsabilità. Un conto è lo sforzo, un conto la messa in pratica. Servono italiani? Ci si riconosce nell’atteggiamento, non nel passaporto, l’identità riguarda questo, a Milano ci si è riconosciuti in giocatori stranieri come D’Antoni e McAdoo, un messaggio importante soprattutto in questo contesto storico”.

Sulle diverse competizioni che dovrà affrontare nel prosieguo della stagione, Messina ha sottolineato le differenze, anche con quanto accade in Nba:

“Il campionato italiano pian piano sta tornando competitivo, se in alto o in basso sono discorsi filosofici, potremmo parlarne fino a domattina e non m’interessa. L’Eurolega è una competizione di alto livello sebbene spesso i talenti migliori vadano poi in America e c’è difficoltà nell’importare nuovi giocatori che preferiscono restare nella lega di sviluppo americana, ma l’organizzazione è di avanguardia e c’è grande spettacolo nei playoff e nelle final four. Ho avuto la fortuna di lavorare col più bravo di tutti, ha un sesto senso unico nel valutare quando andare piano o forte nella stagione, ho appreso segreti e aspetti per valutare come gestire la situazione fisica nell’arco delle tante partite e competizioni. Il carico emotivo è inoltre molto differente rispetto a quanto accade in NBA, qui bisogna rendersi conto che è necessario affrontare le partite una alla volta, senza pensare a quella prima o dopo, lì non è un dramma perdere 3 partite di fila a differenza di quanto accade in Europa, non solo in Italia”.

E a proposito di Nba e di Spurs, molte domande hanno toccato l’esperienza dell’ex coach della Nazionale in Texas come assistente di Greg Popovich:

“Desideravo lavorare con Pop in quel momento della mia carriera per la grande organizzazione degli Spurs. Poi si sono create le voci e le opportunità di poter diventare head coach da qualche parte, sono anche andato vicino a una panchina NBA ma non è un rammarico non esserci riuscito, ora con Milano è qualcosa di diverso. L’aspetto più interessante di una franchigia NBA, sebbene pochi se ne interessano, è il Performance Group, il lavoro che viene fatto dietro i giocatori e gli allenatori con lo studio sull’alimentazione, dei carichi di allenamento e della preparazione fisica nel corso della lunga stagione. La cosiddetta accountability, come la chiamano in America, è il segreto degli Spurs. Mettersi a disposizione, altruismo e rispetto per ogni carica e giocatore al di là dello status, senso di equità percepita. Più bravo sei, più responsabilità hai, non più licenze concesse. Il mio sogno, nello stare lì, oltre al lato prettamente sportivo, riguardava la dimensione dello stare insieme”.

Popovich e Messina a colloquio in panchina durante una gara NBA

Ma come è tornato cambiato Messina dall’esperienza americana?

“Ognuno di noi è esigente con sé stesso, in maniera più o meno nervosa, dopo gli anni americani spero di essere meno ossessivo, ma di saper più godermi il percorso, i rapporti umani e saper interpretare meglio i risultati. Non voglio che il risultato sia l’unico cardine del mio pensiero. In questo Pop è un grande maestro. Potrei essere così un allenatore migliore. Il rapporto tra Popovich e Buford è uno dei miei migliori ricordi. Pop si tira indietro tutti, ognuno si voleva rendere utile quotidianamente per semplificare il suo lavoro, limitandolo alla semplice pallacanestro. Buford ottimo per condivisione e coinvolgimento nella decisione finale, si trova un comune accordo, c’è discussione e non imposizione, è un qualcosa che deve essere importato”.

E Milano come potrebbe diventare una squadra migliore rispetto al passato?

“So benissimo di avere addosso la pressione dei tifosi, della società e tante aspettative, ma non bisogna correre, c’è un passo alla volta da affrontare. C’è solo una maniera per vincere, la squadra dovrà subito scendere in campo facendo cose in una determinata maniera. Per arrivare ai playoff di Eurolega e vincere il campionato, che sono gli obiettivi, c’è bisogno di un grande senso di responsabilità da parte di tutti. Milano trita-allenatori e presidente come possibile causa di questa tendenza? Nel mio caso, posso esonerarmi e prenderne un altro (risata collettiva, ndr). Esercizio inutile capire il passato, magari posso capire nel percorso cosa accade e cosa no, ora sono focalizzato solo su ciò che dovrò fare da qui in avanti”.

C’è stato anche lo spazio per rievocare la sua recente e ultima esperienza con la Nazionale italiana:

“L’esperienza con la Nazionale è stata sia devastante per il pre-Olimpico perso , che piacevole per l’Europeo dell’anno dopo, c’è stata grande sintonia in quel periodo nel prepararlo e giocarlo, siamo arrivati a giocarcela anche con la Serbia”.

Andrea Cinciarini era oggi presente in conferenza

Sulla finale scudetto in corso:

“Venezia si è basata sulla sua profondità di squadra e sulla capacità di sfruttarla, ha trovato protagonisti alterni. Sassari ha cavalcato un grande entusiasmo. Entrambe sono state meritevoli di essere dove sono, considerando come hanno vinto le loro serie finora”.

Su un eventuale regolamentato sull’utilizzo dei social nello spogliatoio:

“Necessario sviluppare la capacità che l’unica opinione che conta è di compagni e allenatori, anche se giocatori hanno voglia di likes e approvazione, i social possono però essere costruttivi in un gruppo di persone che ragiona con la testa giusta, non sono uno strumento da condannare a prescindere, vanno saputi maneggiare”.

Chiusura della conferenza nel tentativo, non riuscito, di strappare un curioso aneddoto:

“Cosa si è rotto tra Leonard e San Antonio? Come dice sempre Pop, ‘family business’, non aggiungo altro. Per quanto riguarda però la loro vittoria del titolo, sono molto contento, sia per lui che per Danny a livello umano per gli anni in cui abbiamo lavorato assieme”.

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