Preview NBA: Indiana Pacers, stavolta andiamo in finale?

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Indiana Pacers

Terzi ad Est nel 2012-13 (49-32)

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Roster:

George Hill, C.J.Watson, Donald Sloan, Ron Howard/ Paul George, Lance Stephenson, Orlando Johnson/ Danny Granger, Chris Copeland, Solomon Hill, Rasual Butler/ David West, Luis Scola, Darnell Jackson/ Roy Hibbert, Ian Mahinmi

La stella : Paul George

Senza starci a pensare due volte: Paul George è il nuovo giocatore franchigia degli Indiana Pacers. Timido sophomore nella stagione 2011-12, lo scorso anno, il prodotto di Fresno State è stato protagonista di un’esplosione di talento enorme, tanto da esser premiato – a fine stagione – come MIP dell’anno. Senza dubbio, nella passata stagione, PG ha indirettamente tratto vantaggio dall’infortunio che ha tenuto Danny Granger ai box per tutta la stagione (se facciamo eccezione per 5, inutili e deleterie apparizioni): ha ricevuto le chiavi dell’attacco in mano ed è stato spostato nella posizione di Small-Forward, quella che tutti noi sapevamo gli fosse più consona ma che, per non ledere la maestà di Granger, non era stata visitata come opzione. Sensazionale per punti e rimbalzi (negli assist si può e si deve migliorare), George ha ricevuto questa estate il sudato contrattone maximum-deal ed è pronto per dare modo ai critici di apprezzarlo anche come compagno di scampagnate di Granger e non solo come solista. Resta il fatto che, volenti o nolenti, qualcosa – col ritorno del suddetto Danny – cambierà: sostanzialmente George tornerà nella posizione di 2 e Granger in quella di 3 ma non è escluso che sia sempre George a catalizzare l’azione offensiva dei Pacers lasciando a Granger un ruolo di comprimario difensivo. Si vedrà.

 

L’arma in più : Lance Stephenson

Lance Stephenson, chiamato a confermarsi questa stagione
Lance Stephenson, chiamato a confermarsi questa stagione

Immaginate Stephenson. Quel pazzo in motorino senza cervello senza paura, energetico quasi quanto Nate Robinson. Bene, ora pensatelo dalla panchina – come 6° uomo – piuttosto che da titolare in posizione di guardia a cui si chiedono meno accelerazioni pazze e più tiro. Born Ready ha senz’altro l’asso nella manica ed è un paradosso stia succedendo proprio quando torna ad essere – effettivamente – una riserva. No, non ponetevi il dubbio. Sarà Stephenson e non Granger ad avere il ruolo di panchinaro, quest’anno. Almeno all’inizio. E’ stato sua altezza Larry Bird a battezzare questa quadratura proprio per massimizzare il ruolo di 6° uomo buttandoci dentro un razzo come Steph e non un giocatore maturo e da ritrovare come Granger. Occhio però, Bird ha anche avuto un’idea che risulterà magari un po’ meno brillante: vede Stephenson come point-guard riserva. Nonostante l’acquisto di C.J. Watson (che come back-up di George Hill va più che bene) la mente dell’ex-C’s è stata tanto allettata dalla prospettiva di vedere in campo tutte e tre gli esterni (George, Granger e Stephenson) da proporre l’idea. Tuttavia stentiamo a ritenerla una valida opportunità: Stephenson, alla fine, sarà il primo ricambio sia di Granger che di George.

Sorge però un grande punto di domanda quando si leggono le parole che Granger ha rilasciato il 18 settembre in un’intervista: “Sono al quinto di sei mesi di riabilitazione, mi aspetto di essere pronto”. Aspettarsi qualcosa è cosa ben lontana dal fatto che essa accada quindi andiamoci cauti. Ad inizio regular-season potrebbe anche essere Lance a partire titolare per dare tempo e modo al natìo di New Orleans di rimetersi in sesto.

 

Il coach : Frank Vogel

Il compagno di merenda Brian Shaw è, purtroppo per Indy, partito con destinazione Denver Nuggets. E’ ignoto quanto Shaw mancherà in quel del Banker Life Fieldhoude Center ma è indubbio che succederà. Qui però al timone rimane un signor HC che risponde al nome di Frank Vogel. Dogmi principali, nel caso foste nuovi appassionati, i seguenti : difesa aggressiva, i rimbalzi sono un must; si gioca sotto canestro ed in area, da fuori poco o nulla; siate rognosi e cattivi; date tutto. Insomma, se stessimo parlando di calcio, diremmo che Vogel è un catenacciaro. Nella scorsa stagione Indiana ha terminato la stagione come 2° miglior squadra in difesa e 1° a rimbalzo. Non ci sono dubbi che la strada segnata non verrà abbandonata, anzi. Siccome qui i rimbalzi non li prendono solo i due lunghi ma anche le due ali (vedi George e Stephenson), col ritorno di Granger si acquisisce un esterno con in mano molti rimbalzi. Certo, nel basket non sempre 1+1 fa 2 (vedi Lakers accozza-stelle) ma…
Uno dei due punti deboli di Indiana lo scorso anno era il tiro da fuori e senz’altro Vogel deve porre rimedio a questa brutta tendenza (34% in RS e 32% in post-season lo scorso anno). Vedremo come si evolverà la situazione.

 

Il mercato : costruita la second-unit

CopelandSe vi state chiedendo quale fosse il secondo punto debole di Indiana (ed anche se non lo state facendo), eccovi accontentati. Secondo una particolare statistica la produzione della panchina di Indiana, lo scorso anno, è stata migliore solamente di quella di Portland. In parole povere: 29° panchina NBA (su 30). Scorriamo i nomi della second-unit della scorsa stagione: D.J. Augustin, Orlando Johnson, Sam Young, Gerald Green, Tyler Hansbrough, Jeff Pendegraph e Ian Mahinmi. Insomma, Vogel poteva chiedere di meglio e non finire ultimi nel ranking per punti dalla panchina con questa bench è stata un’impresa. Quest’anno si è ripartiti quasi da zero per quanto riguarda la panchina: dentro C.J. Watson e fuori Augustin (upgrade), Stephenson in panca ed O.Johnson che diventa un giocatore quasi fuori rotazione (upgrade), Copeland dai Knicks e Gerald Green che parte per Phoenix (upgrade), Luis Scola che viene a fare il simil-West dalla panchina con Hansbrough che va a cercare fortune offensive (ok, ottimo difensore ma in attacco non è mai maturato di una virgola) a Toronto (super upgrade). Mahinmi è rimasto. Nel marasma generale sono partiti anche Pendegraph e Sam Young (verso San Antonio) e Miles Plumlee (a braccetto con Geraldone volante a Phoenix). Al draft pescata l’ala piccola Solomon Hill (proveniente dagli Arizona Wildcats) utile in caso di down improvviso di Granger. Un giocatore da 13-5-3 lo scorso anno in NCAA che male non fa. Resta qualche dubbio sulla difesa lacunosa che potrebbe presentare un quintetto con Copeland e Scola sulle ali: ma per questo Vogel sta studiando una rotazione tanto perfetta da concedere ai due minuti in campo solo se affiancati da uno dei due master della difesa (Hibbert e West)

Infine, al training camp sono presenti anche Rasual Butler (G/AP, 34 anni, l’anno scorso fermo e con media di 6.2 punti nella Summer League), Ron Howard (G che però viene valutata play, 30 anni, preso dalla filiale in D-League dei Pacers, l’anno scorso con media di 19-4-4) e Darnell Jackson (AG, lo scorso anno in D-League con i Reno Bighorns, 27 anni, con esperienze a CLE, SAC e MIL, l’anno scorso media di 13 punti e 6 rimbalzi) che combatteranno in allenamento per un posto definitivo nel roster della squadra che, per ora, li ha firmati con un contratto non garantito.

 

Aspettative : Finals

Il nuovo corso degli Indiana Pacers (quello attuale insomma) è partito nel 2011: i giallo-blu si fermano al 1° turno dei Playoffs perdendo 4-1 da Chicago. L’anno dopo si fa un passo avanti: 2° turno. Ma anche qui sconfitta e tutti a casa. Carnefici, gli Heat. Terzo anno: altro passo avanti. Stavolta si arriva addirittura alle Conference Finals ed anche stavolta, sul cammino, c’è Miami: 4-3 per i Big Three e tanta voglia di riscatto. Il processo di crescita, il copione o come volete chiamarlo, per quest’anno prevede il penultimo passo in avanti: l’approdo alle Finals che mancano dal 2000. Non sarà facile, anzi, sarà più difficile anche delle sole Conference Finals dell’anno passato. Quest’anno c’è una Brooklyn in più, un Rose in più ed una nuova NY in più. La Eastern Conference si è rafforzata, sì, ma anche i Pacers lo hanno fatto, quindi no excuses: si punta dritto all’atto finale.

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