Se la Jugoslavia fosse ai Giochi Olimpici di Rio…

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Negli ultimi trent’anni l’area balcanica è stata vittima di continue guerre tra etnie di origini diverse che per troppo tempo sono state tutte quante accorpate sotto il nome di Tito e della Jugoslavia. Le lotte più violente sono state tra il popolo croato e quello serbo, anche se i bosniaci non sono comunque stati a guardare.

Divac e Petrovic con la maglia della nazionale jugoslava
Divac e Petrovic con la maglia della nazionale jugoslava

Eppure all’inizio degli anni Novanta c’era uno sport che univa tutti quanti sotto la grande madre Jugoslavia: la pallacanestro. Il basket jugoslavo aveva sfornato un’infinità di grandi campioni che poi andarono a giocare e vincere in NBA, due su tutti: Drazen Petrovic (croato) e Vlade Divac (serbo); ma poi abbiamo anche Dino Rađa (croato), che andò a giocare nei Boston Celtics, e Toni Kukoč (croato), l’erede di Michael Jordan quando decise di smettere la prima volta.

La storia più famosa legata a quella Jugoslavia di fine anni ’80/inizio ’90 è naturalmente legata al “Mozart dei canestri”, Petrovic, e Vlade Divac, passati dall’essere migliori amici a non considerarsi quasi più perché il secondo, serbo, durante i festeggiamenti per la vittoria del mondiale a Buenos Aires nel 1990, gettò via la bandiera croata, comportamento che Petrovic trovò irrispettoso e offensivo nei confronti del suo Paese, soprattutto in un contesto com’era quello balcanico di quel periodo. I due non poterono mai chiarire perché Drazen morì solo pochi anni più tardi, nel 1993, ventottenne, a seguito di un incidente d’auto (qui potete trovare la storia completa).

Quella nazionale era fortissima, quasi invincibile se non ci fossero stati statunitensi e sovietici a scalzarli ogni tanto dal gradino più alto del podio. Ma ci siamo posti una domanda: come sarebbe, se ancora oggi esistesse, la nazionale della Jugoslavia? Negli ultimi anni, nelle sei ex nazioni jugoslave (Serbia, Montenegro, Croazia, Slovenia, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia), stanno nascendo campioni che prima fanno le proprie fortune in Eurolega e poi prendono un jet privato per volare dall’altra parte dell’Oceano, nell’NBA.

In questo articolo abbiamo provato a selezionare (e non è stato per nulla facile, vista la mole di campioni a nostra disposizione) dodici ipotetici giocatori dell’ex Jugobasket da mandare a Rio de Janeiro per i Giochi Olimpici di quest’estate.

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Il quintetto sarebbe così formato: Goran Dragic (sloveno) guiderebbe la regia, come sta sapientemente facendo da qualche anno a questa parte in NBA; Mario Hezonja (croato) occuperebbe lo spot di guardia e darebbe atletismo e parecchia freschezza al team, essendo solo un classe 1995; Bojan Bogdanovic (croato) sarebbe l’ala piccola titolare, lui che è stato uno dei pochi segnali positivi nella disastrosa stagione dei Brooklyn Nets; in ala forte troveremmo Nikola Mirotic (spagnolo d’adozione ma nato a Podgorica in Montenegro e quindi montenegrino a tutti gli effetti) che sta facendo bene in NBA con i Chicago Bulls; come centro abbiamo Nikola Vucevic (montenegrino anch’egli) che è letteralmente esploso lo scorso anno agli Orlando Magic, diventando uno dei migliori centri di tutta la Lega americana dal punto di vista offensivo.

FotorCreatedLe alternative a disposizione di coach Dušan Ivković, commissario tecnico di quella Jugoslavia e indubbiamente anche di questa, sarebbero dello stesso calibro di quelli messi in quintetto: Milos Teodosic (serbo), da anni protagonista ai massimi livelli europei con il CSKA Mosca; Bodgan Bogdanovic (serbo), Obradović disse che non potrebbe vivere senza un Bogdanovic in squadra (prima di partire per la NBA anche Bojan aveva giocato sotto il coach del Fener), qui ne abbiamo due; Dario Saric (croato), futura stella dei Sixers e del basket croato; Mirza Teletovic (bosniaco), reduce da un’ottima annata ai Suns, nonostante la brutta stagione della sua squadra; Bojan Marjanovic (serbo), gigante tanto voluto da Gregg Popovich ai San Antonio Spurs quest’anno e amatissimo dai tifosi; a chiudere i dodici avremmo Nemanja Bjelica (serbo), che si è dimostrato un giocatore dalla caratura mondiale ai passati Europei nonostante fin qui l’esperienza ai T’Wolves non sia andata bene, e Krunoslav Simon (croato), leader tecnico ed emotivo dell’Olimpia Milano targata Jasmin Repesa.

I dodici nomi citati qui sopra sono senza dubbio di primissimo livello. E’ soltanto un gioco, ma probabilmente potrebbero davvero del filo da torcere alle più grandi potenze impegnate a Rio de Janeiro come gli Stati Uniti e la Spagna.

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