Blake Griffin è finalmente un All Star!

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blake-griffin-slam-dunk-contestC’era una volta una “squadra” NBA, aveva la canotta bianca e rossa con la scritta “Clippers” ed era una delle franchigie più derise della storia recente della NBA. Poi arrivò un certo Chris Paul da New Orleans e le cose cambiarono.

Ma facciamo un passo indietro: Draft 2009, scelta #1, i Clippers chiamano Blake Griffin. Il prodotto di Oklahoma non giocherà neanche un minuto della stagione seguente causa infortunio, ma lui rimarrà tranquillo, si presenterà alla NBA al suo meglio l’anno successivo chiudendo con oltre 22 punti e 12 rimbalzi di media col 50% dal campo, rookie of the year nonostante la buonissima stagione di John Wall e un successo mediatico fuori dal comune per un giocatore al primo anno, soprattutto per via del suo atletismo e delle sue schiacciate.

Numeri a parte, il Griffin del primo anno NBA era un grande atleta, e basta. Con l’arrivo di CP3 cambia la squadra, il rapporto con i tifosi, la mentalità e soprattutto lo stesso Blake che decide di iniziare a mettere schiacciate e atletismo da parte concentrandosi sul tiro, sulla tecnica e su ciò che serve ad un giocatore per diventare una All-Star. All’inizio, come è normale che sia, ci sono state delle difficoltà e dei momenti in cui si vociferava “Questo Griffin sembrava meglio”. Niente di più sbagliato, Blake stava diventando un giocatore vero.

Quel Griffin è ormai un ricordo lontano, oggi conosciamo un giocatore completo che basa il suo gioco sul fisico e l’atletismo ma che nello stesso tempo ha una visione di gioco ed un tocco anormali per uno di quelle dimensioni, un tiro in continuo miglioramento, sia dalla lunetta che dalla media distanza, tanto che presto si potrebbe iniziare a pensare di aumentare il suo raggio di tiro.

Migliorare, in un certo senso, è normale, ma cambiare del tutto il proprio gioco non lo è, soprattutto se il cambiamento è stato tanto inatteso quanto radicale. Probabilmente nessuno si sarebbe aspettato una simile reazione all’infortunio di Chris Paul che lo ha tenuto fuori dal campo nell’ultimo mese. La squadra che “senza CP3 era un gruppo di giocatori messi li a caso, senza gioco” (ero il primo a dirlo, ma non di certo l’unico) è diventata una macchina da guerra, soprattutto nella metà campo offensiva, nonostante l’assenza di colui che poche settimane fa era l’attacco dei Clippers, in tutto e per tutto.

11 vittorie e 5 sconfitte durante l’assenza di Paul (ed in parte senza JJ Redick) sono state possibili solo grazie ad una versione matura, decisiva e sotto controllo di Blake Griffin. Come vi dicevamo, un giocatore che è riuscito a cambiare del tutto il suo gioco, a diventare un vero e proprio trascinatore in campo grazie agli evidentissimi progressi tecnici e mentali. Ultimo mese da quasi 29 punti di media oltre che 9 rimbalzi, 4.3 assist (!), 57% al campo e 70% ai liberi, numeri che, ancora una volta, non bastano per spiegare realmente il miglioramento sul campo ma che ci permettono di arrivare a delle conclusioni più che fondate: di questo passo, la lega potrebbe avere un nuovo dominatore, un giocatore più che mai completo, in grado di segnare in svariati modi, di servire i compagni, di far la differenza sotto i tabelloni, ma anche di gestire l’attacco, meglio se dal gomito o in post, condurre una transizione e, anche se non servirebbe dirlo, imporsi fisicamente e atleticamente su ogni essere umano che non si chiami LeBron James.

griffin-300-121202Il dato più allarmante per chi non tifa Los Angeles Clippers è la percentuale relativa ai “long two” i tiri meno pregiati secondo molti giocatori ed allenatori e perciò dei tiri che la difesa concede molto spesso. Segnarli con continuità fa tutta la differenza del mondo per un lungo (vedi Ibaka che ha stravolto il suo gioco offensivo) ed è ciò che Griffin sta imparando a fare.  Blake ha avuto sempre un rapporto molto complicato con questa soluzione offensiva: non è un tiro che prendeva volentieri, spesso ci pensava troppo e il movimento di tiro ne risentiva. I dati recenti ci confermano che la tendenza sta cambiando, si è passati dal 35% della scorsa stagione al 39.2 di questa, per poi giungere al 41% nel periodo di assenza di CP3. Dati ancor più interessanti se si considera che Griffin è quinto in NBA per long two tentati e, segnarli con delle percentuali migliori, cambierebbe del tutto il suo attacco, ma soprattutto il modo con cui di solito si difende su di lui. Per capirci, Aldridge che è il primo per tiri tentati e segnati da fuori costruisce il suo attacco in gran parte su questo tipo di tiro che converte con il 43%.

 

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Luca Diamante

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