Boston-Cleveland, le pagelle: i Celtics perdono l’occasione contro un LeBron James strepitoso

NBA

Boston Celtics

Greg M. Cooper-USA TODAY Sports / Reuters

Al Horford, 6,5: non facile per lui la sfida contro Cleveland. In gara 1 ha colpito Love ripetutamente, soprattutto dal post, chiudendo con 20 punti (8/10) e mettendo in piedi un’eccellente difesa (76.4 di Defensive Rating, così anche in gara 5). Nel momento in cui coach Lue ha deciso di affidarlo a Thompson, le cose sono cambiate. Horford ha subito in termini di produzione la sua marcatura, terminando tre volte con meno del 40% al tiro, come in gara 6 dove ha  chiuso la partita con 2 canestri su 8 conclusioni. Manda a referto solamente due volte una doppia doppia (15+10 gara 2 e 15+12 gara 5), ma svolge come al solito un discreto lavoro in fase di impostazione di gioco dal post e realizza 3.3 assist di media.

Jayson Tatum, 7: è forse il vero punto di riferimento in fase offensiva per Boston. Gioca un’incredibile gara 7 da 24 punti e 7 rimbalzi, tirando 9/17, a coronamento di una prima stupenda stagione nella Lega. Ha dimostrato di essere un giocatore molto intelligente e talentuoso in attacco, capace di costruirsi (e segnare) buoni tiri (il 60% di True Shooting non fa che confermare questa tesi). Tatum è il giocatore più costante dei suoi (sempre in doppia cifra per punti, solo una volta sotto il 40% dal campo), tanto che viene quasi sempre cercato nei momenti di difficoltà generale. In difesa è bravissimo a tenere in palleggio gli avversari e anche quando finisce su James riesce a metterci del suo.

Jaylen Brown, 6,5: nelle prime due gare della serie è fantastico: 23 punti in entrambe le occasioni con più del 50% dal campo e 6 canestri da tre su 13 tentativi. Replica due ottime prestazioni in gara 4 e 6, ma ha la tendenza a perdersi nel momento in cui la squadra non gira. Si incaponisce più volte contro la difesa di Cleveland, attaccando il ferro anche in situazioni di 1vs3 e 1vs4: finisce per due volte sotto il 30% (gara 5 e gara 7), mentre in gara 3 contribuisce pesantemente alla sconfitta dei suoi (-52 di NET Rating). Termina la serie con quasi 20 di media e 5 rimbalzi, con cifre alquanto instabili dall’arco dei tre punti.

Terry Rozier, 5: sicuramente la serie meno brillante delle tre affrontate dai Celtics. E’ l’unico a crederci dei suoi nella sconfitta in gara 6, dove conclude con 28 punti e 10/16 al tiro, ma in difesa diventa il bersaglio preferito da LeBron James e nella propria metà campo, nonostante sia un più che discreto difensore, deve pagare pegno. “Scary Terry” fallisce completamente l’approccio a gara 7 e non riesce in nessun modo ad entrare in ritmo: termina a 0/10 dall’arco, ripetendo in parte la brutta prestazione di gara 5 (8 punti e 3/15 dal campo).

Aron Baynes, 5,5: rendimento sempre costante per il centro neozelandese: calano le prestazioni delle ultime due sfide della serie, ma il suo contributo a rimbalzo è una sicurezza per coach Stevens (6.1 di media i poco più di 20 minuti). Ha un impatto incredibile in gara 1 (42.7 punti di NET Rating) grazie all’ottimo lavoro difensivo, determinato da buoni aiuti e stazza fisica.

Marcus Smart, 6: su questo giocatore bisogna fare due considerazioni. Smart è un difensore di prima fascia, non solo a livello tecnico, ma anche per tenacia e aggressività (quasi 2 recuperi di media, 4 in gara 2). Per quanto riguarda l’attacco, il suo rendimento è sempre stato e sempre sarà ondivago: in gara 5 e gara 6 chiude sopra il 50%, con 13 punti e 3 triple in gara nella vittoria per il vantaggio del 3-2. Al termine delle 7 partite chiude con il 32%, fallendo completamente anche lui gara 7 (1/10 dal campo): compensa questa instabilità con la grinta difensiva già citata e mettendosi al servizio della squadra (6.4 assist e più di 3 rimbalzi di media).

Marcus Morris, 5,5: in gara 1 partecipa in modo attivo alla vittoria schiacciante dei Celtics con una doppia doppia da 21 punti e 12 rimbalzi, con 7 canestri su 12 tentativi. In difesa è il principale incaricato a inseguire per tutto il campo LeBron e ha il merito di non tirarsi mai indietro. Replica un’altra buona prestazione in gara 4 (10 punti, 4/8), ma è sempre stato un giocatore che se non trova il ritmo, non si tira indietro e continua a costruirsi azioni personali. Il risultato? Cinque partite sotto il 40% dal campo, una pessima selezione di tiri e giocate che costringono Stevens a toglierlo dal campo.

Semi Ojeleye, Gurschon Yabusele, Greg Monroe: s.v.

Coach Brad Stevens, 7: sconfitta che lascia l’amaro in bocca. Stevens è riuscito quasi nell’impresa di fermare il dominio di LeBron James nella Eastern Conference: dopo la vittoria in gara 1 e gara 2 sembrava fosse possibile un’incredibile “prima volta” per l’ex coach di Butler, che ha preparato a livello tattico (per l’ennesima volta) la serie alla perfezione. Boston ha fallito un’occasione d’oro, perdendo proprio al TD Garden, dove fino a quel momento erano imbattuti. Stevens ha avuto il merito di responsabilizzare i suoi giocatori e convincerli a “remare tutti dalla stessa parte”, con un sistema che maschera il fatto che non ci siano giocatori in grado di creare gioco dal palleggio. Onestamente credo che più di così all’allenatore non si potesse chiedere.

 

Cleveland Cavaliers

Ken Blaze-USA TODAY Sports

LeBron James, 8: un’altra serie giocata a un livello disumano per The Chosen One. Non mi spiego ancora come faccia a 33 anni a giocare 41 minuti di media, gestendo tutti quei possessi e prendendosi tutte quelle responsabilità: chiude queste finali sopra i 33 punti, 8 assist e 9 rimbalzi di media, tirando con il 52,4% dal campo. Dopo la brutta prestazione all’esordio (5/16 al tiro, 0/5 dall’arco), manda a referto in gara 2 una tripla doppia da 42 punti, 12 assist e 10 rimbalzi: finirà altre due volte sopra i 40 (gara 4 e 6), mentre nella partita decisiva si “ferma” a 35+15 rimbalzi. In difesa è indiscutibile che siamo ancora lontani da un livello quantomeno sufficiente, così come tende ancora a non fidarsi dei suoi compagni. Il numero di palle perse è decisamente alto (5.7 di media), ma ha trovato una certa confidenza anche con il tiro da tre: dopo il 16% della serie precedente chiude sopra il 40%.

Kevin Love, 5: dopo aver fatto strage contro i lunghi di Toronto, Love si è dovuto confrontare contro la super organizzata difesa dei Celtics. Il giocatore ex Timberwolves ha faticato parecchio al tiro, chiudendo con appena 12 punti di media e meno del 40% dal campo: solo in gara 2 ha superato quota 20 con buone percentuali (9/18), ma nelle rimanenti sfide non è riuscito a trovare una soluzione alla marcatura degli avversari. Siamo tutti a conoscenza dei suoi limiti difensivi, che sono stati senza ombra di dubbio accentuati nel duello contro Horford, tanto che i Cavs hanno alzato il livello di gioco nelle ultime due partite della serie, con Love fermo ai box per infortunio. E’ innegabile che Cleveland non possa fare a meno del suo talento offensivo, ma in questa serie non è riuscito a giustificare il suo impiego a fronte dei pessimi risultati sui due lati del campo (appena 98 punti di Offensive Rating, -7.5 di NET Rating con lui in campo).

J.R. Smith, 4: in caduta libera dopo l’ottimo turno contro i Raptors. Assente ingiustificato per tutta la serie: sbatte ripetutamente contro la difesa dei Celtics, chiudendo con appena 6 punti di media e tirando con un imbarazzante 25% dal campo (3/8 la sua miglior prestazione complessiva, in gara 1 e gara 7). Non riesce ad incidere nemmeno dalla lunga distanza, dove rimane a secco sia in gara 1 che in gara 2 (0/7) e terminando sotto il 30% di media. In difesa è un disastro, si dimentica spesso e volentieri l’uomo sul lato debole e sembra non riuscire a tenere più di due palleggi di fila.

Tristan Thompson, 7: un’altra serie molto positivo per lui. Quando Lue capisce che Love non può giocare in difesa su Horford, decide di cambiare le rotazioni e Thompson lo limita fortemente. Nelle 4 partite vinte dai Cavs ha fatto registrare un Defensive Rating di 97 punti: il suo gioco verticale e le sue capacità di andare a rimbalzo (8 di media, ben due volte sopra la doppia cifra in gara 1 con 11 e gara 4 con 12) permettono a Cleveland di proteggere con più efficacia l’area. Riesce inoltre a dare il suo contributo anche in attacco, dove conclude al ferro con il 60% per quasi tutta la serie, ad eccezione di gara 5 e gara 6.

George Hill, 6,5: giocatore preziosissimo per le fortune di LeBron (+14.4 di NET Rating con lui in campo questi playoff). Pecca in queste finali di incostanza, ma quando riesce a trovare “la quadra” è un giocatore utilissimo: in gara 3, nonostante converta appena 4 tentativi su 11, registra un NET Rating di 33 punti, così come nella convincente prestazione di gara 6, dove termina con 20 punti (7/12) e 69.3 punti di Defensive Rating (+32). Deve trovare più continuità nel tiro dall’arco, perché su 3 tentativi a partita realizza appena il 23%, ma sui due lati del campo il suo apporto è molto importante per Cleveland, anche perché questo vuol dire che Clarkson non deve giocatore tanti minuti.

Kyle Korver, 5,5: la preparatissima difesa dei Celtics gli ha riservato un’attenzione particolare, costringendolo a prendersi una serie di tiri ad alto coefficiente di difficoltà e sporcando così le sue cifre (nelle 4 partite in trasferta ha registrato un 46% di True Shooting, dato che sale all’86% quando gioca in casa). E’ stato spesso punito in difesa dalla scelta di attaccarlo dal post o dal palleggio, tagliando fuori per falli: Korver non è un pessimo difensore, ma quando manca un sistema, a livello individuale, paga il gioco fisico dei pari ruolo. Riesce lo stesso a chiudere sopra il 40% dall’arco, convertendo 4 conclusioni su 4 in gara 3 e terminando sopra il 50% al tiro anche in gara 2 e in gara 4.

Jeff Green, 6,5: potremmo definirlo il giocatore che ha salvato le sorti dei Cavs. L’infortunio di Love poteva lasciare un grosso vuoto negli sviluppi della produzione di un supportino cast in difficoltà, ma Green ha rimpiazzato in modo egregio il compagno di squadra, mandando a referto 14 punti in gara 6 e 19+8 rimbalzi nella decisiva gara 7 (7/14 al tiro). Tende ancora a tirare tanto e male da tre (23,8%), ma è innegabile che con lui in campo al posto di Love Cleveland giochi più aggressiva in difesa.

Larry Nance Jr, 6: nonostante venga impiegato in modo completamente incomprensibile per tutta la serie (in ordine: 4, 11, 21, 10, 17, 22 e 8 minuti), l’ex Laker riesce dare un contributo fondamentale nella rimonta di Cleveland nel secondo quarto di gara 6, terminando con 10 punti, 7 rimbalzi, 2 rubate e 5/5 al tiro. La sua capacità è stata quella di saper sfruttare al massimo ogni singola conclusione, tanto che in queste finali ha convertito ben 12 tentativi su 14. La sua energia e il suo atletismo sono stati indispensabili per far rifiatare Thompson, soprattutto nella fase difensiva, anche se in gara 7 è riuscito nell’impresa di far registrare un Defensive Rating di 163 punti in appena 8 minuti sul parquet.

Jordan Clarkson, Rodney Hood: s.v.

Coach Tyronn Lue, 6: non sembra essere in grado di gestire i cambi, dando pochissimi punti di riferimento alle sue riserve. Pesca un ottimo innesto con Larry Nance Jr, che quando è in campo non sfigura mai, così come con l’infortunio di Love viene “salvato” da Jeff Green. Non si spiega l’utilizzo di Korver in gara 5, ma ci vede giusto cambiando Thompson in difesa su Horford, alleggerendo così le pressioni su Love e limitando uno dei giocatori più pericolosi in fase di impostazione dei Celtics.

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