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Esclusiva BU, intervista a coach Ramondino: “Sono pronto a giocarmi la A con Tortona”

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A pochi giorni dalla storica prima promozione in Serie A con Tortona, BasketUniverso ha raggiunto in esclusiva coach Marco Ramondino per un’intervista.

 

Coach, le sue sensazioni a 2 giorni dalla conquista della serie A?

Solo grande gioia. Non è ancora il momento per realizzare quanto abbiamo fatto, ma quello che sento è serenità per aver dato tutto, e felicità perchè il risultato ha ripagato gli sforzi di tutte le persone coinvolte in questo progetto.

 

Secondo lei c’è stata una chiave o un momento in cui la stagione ha svoltato e ha sentito che avreste potuto farcela davvero?

In verità non abbiamo avuto bisogno di momenti di svolta, perché al di là di qualche difficoltà o calo fisiologico, non c’è stato bisogno di un momento di svolta per accenderci. Al di là del momento in cui abbiamo dovuto ricostruire alcuni equilibri con l’arrivo di D’Ercole e il rientro di Fabi dall’infortunio, per il resto abbiamo sempre avuto chiaro l’obiettivo, e anche le inevitabili difficoltà di una stagione così lunga sono state superate e vissute nel modo giusto. In merito alla serie con Torino, la squadra ha sempre dimostrato consapevolezza e compattezza dal punto di vista del gioco, continuando sempre a giocare di squadra. Per assurdo con l’avanzare della serie sono aumentate la compattezza e il livello del gioco, quando di solito nel playoff si tende a giocare con più individualismi e a disunirsi. Gara 2-4-5 sono state partite di altissimo livello da parte nostra.

 

L’obiettivo promozione a inizio stagione era piuttosto chiaro per voi, ci sono stati dei momenti durante la stagione in cui ha pensato “Forse non ce la faremo”?

A inizio anno l’obiettivo in realtà era molto più basso, volevamo entrare tra le prime 4/5 del nostro girone visto che ci scontravamo contro squadre del livello di Torino, Verona, Udine. Non abbiamo iniziato la stagione con l’obiettivo di vincere, e siamo andati molto oltre. C’è distinzione tra obiettivi iniziali e quanto raggiungi: se non raggiungi gli obiettivi hai fallito, ma noi non avevamo l’obiettivo di vincere il campionato e quindi è ancora più bello.

 

Come ha vissuto questa stagione condizionata dal Covid, e come giudica questa ultima stagione di A2 in generale?

È stato tutto molto complesso, non lineare. Il livello l’ho trovato molto alto soprattutto nelle prime 5 squadre del campionato, c’è stata grande competizione. La chiave era cercare il modo di rendere tutto il più normale possibile, come se fosse una stagione “normale”, e devo dire che sia la società che i giocatori sono stati molto bravi a gestire tutta la situazione per poter lavorare al meglio.

 

Nel 2018 accarezzò già il sogno serie A, con la finale persa contro Trieste quando allenava Casale. La stagione successiva non trovò subito ingaggio, cosa successe?

Era finito il bellissimo percorso con Casale ed era il momento per tutti di fare strade diverse. Per me personalmente alcune cose non si sono incastrate, non sempre le cose vanno nella direzione che vogliamo. È stato giusto aspettare qualche mese per trovare una soluzione che potesse soddisfarmi.

 

Dopo la finale era visibilmente commosso, e ha dedicato questa vittoria a tutti gli allenatori che stanno ancora aspettando il loro momento. Che consigli darebbe al Marco Ramondino degli inizi carriera?

Gli direi “scegli le persone giuste da frequentare e circondati solo di loro”, e devo ammettere che in questo senso sono stato fortunato nella mia carriera, perché ho sempre trovato persone corrette ed è stata la mia fortuna. Ho avuto intorno a me sempre persone che mi hanno arricchito e mi hanno aiutato a migliorare, e non a tutti succede purtroppo.

 

Ad agosto dove la rivedremo?

In palestra con Tortona, per cercare di fare al meglio questa prima storica stagione in A.

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