La Serbia doma e svetta su un’Italia orgogliosa. Finisce l’europeo azzurro ai quarti di finale

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Finisce un sogno al quale forse credevano in pochi. La Serbia batte con autorità e discreta facilità l’Italia che, primi minuti a parte, ha dovuto sempre inseguire e correre. Un esito prevedibile, una chiusura di un Europeo senza guizzi da parte di un gruppo che si è distinto comunque con merito in queste settimane di rassegna.

L’Italia parte bene, creando un piccolo break di 5-0. La Serbia fa molta fatica in attacco all’inizio, sbloccandosi quando è trascorso quasi metà primo quarto. Anche gli azzurri, vestiti di bianco per l’occasione, non trovano continuità, con Datome a fare da trascinatore. Belinelli e Filloy trovano linfa nel tiro da 3 punti, ma gli uomini di Djordjevic si riprendono e, con una buona collaborazione di squadra, chiudono sotto solo di un punto (17-18). 

Il secondo parziale è quello che fa la differenza. I balcanici mettono le marce alte, nella circolazione, nel tiro, in difesa e a rimbalzo, il fondamentale che pesa più di tutti, con i giganti Marjanovic e compagni che giganteggiano su Biligha e compagnia cantante. Il lungo dei Pistons scava un solco che già si avvicina alla doppia cifra, ma Datome prova a mettere una toppa assieme a Burns, carta giocata a sorpresa da Messina per sopperire ai problemi di falli dei lunghi e a una generale incapacità di frenare super Boban. L’ex Brescia prova a far qualcosa e ci riesce su entrambi i lati del campo. Situazioni sporadiche a confronto di un’orchestra che si muove in maniera armonica. A fare la differenza anche i tanti viaggi in lunetta, che consentono un vantaggio oltre la doppia cifra (33-44).

Nel terzo quarto l’Italia tenta il rientro, ma nonostante i tentativi la Serbia sarà sempre in grado di dare l’idea di non cedere mai. Belinelli però è in serata no e non riesce mai a mettersi in ritmo. Il distacco resta invariato a lungo, prima che un break di 6 a 0 targato da un super Biligha ci permetta di andare a – 8 con possesso a favore (46-54). Peccato che la panchina dell’Italia abbia la folle idea di farsi fischiare un tecnico per un fallo non sanzionato a rimbalzo. Fiscalità arbitrale e una piccola dose di autolesionismo che ci ricacciano ancora indietro.

Sul 48 a 59 si apre l’ultima frazione, che ci vede sempre rincorrere con affanno. Anche qui però, con le unghie e con i denti, gli azzurri si creino una chance di rientrare sul -8 con il cuore di Datome. Un distacco ancora effimero visto che gli avversari si riorganizzano con un timeout e con la prima tripla in serata di Bogdanovic ci fanno capire che non è serata. Gli ultimi minuti sono accademia per i padroni di casa e triste passerella per i nostri. Burns fissa il 67 a 83 finale, punteggio forse ingeneroso per la competizione disputata.

Gli azzurri recriminano per la serata storta al tiro del loro leader Belinelli (5/17 con 2/11 da 3) e per una crisi a rimbalzo purtroppo endemica, data la differenza di statura. Con il materiale umano a disposizione sarebbe stato difficile fare meglio, purtroppo i rimpianti di questa generazione non trovano i natali nell’ultimo mese, ma negli anni precedenti appena trascorsi. O forse anche un paio di mesi fa, quando qualcuno decise di improvvisare un ring su un parquet. Chissà.

TABELLINI: ITALIA: Hackett 5, Cinciarini n.e, Filloy 3, Aradori 4, Belinelli 18, Datome 15, Abass, Burns 9, Melli 7, Biligha 4, Cusin 2, Baldi Rossi     RIMBALZI: 19 (Biligha, Filloy 3)     ASSIST: 12 (Melli 3)

SERBIA: Jovic 6, Lucic 11, Guduric, Bogdanovic 22, Bircevic, Stimac, Lazic n.e, Micic 2, Kuzmic 9, Marjanovic 10, Milosavljevic 10, Macvan 13     RIMBALZI: 44 (Kuzmic, Marjanovic 7)    ASSIST: 20 (Jovic 5)

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