T.J. McConnell ha scritto una lettera per The Players Tribune ripercorrendo la straordinaria stagione degli Indiana Pacers. Una cavalcata incredibile, fatta di rimonte storiche ma interrotta sul più bello con l’infortunio di Tyrese Haliburton che ha spianato la strada verso il titolo a Oklahoma City.
Dopo la sconfitta in gara 7, ero completamente devastato. Non riuscivo a trattenere le lacrime mentre camminavo nel tunnel. E in quel momento, una delle nostre responsabili — Karen — si è messa davanti a un cameraman e ha detto: “Si fermi, lo lasci in pace”. Quel gesto ha significato tutto per me. Mi ha ricordato che non eravamo solo una squadra. Eravamo una famiglia. È stato semplicemente devastante ma allo stesso tempo ha significato tutto. Non era solo tristezza. Era shock. Perché credevamo davvero di potercela fare. Tutti dicevano che eravamo spacciati in ogni turno, e invece continuavamo a sorprenderli. Quindi perdere così, alla fine, è stato come vivere una favola senza lieto fine.
McConnell, autentica rivelazione dell’annata, avverte tutti: gli Indiana Pacers, nonostante le avversità, diranno nuovamente la loro.
Non siamo finiti, so che molti lo pensano ma li abbiamo già smentiti. Nel 2024 siamo stati eliminati dai Celtics, lo scorso anno siamo partita con un record di 10-15. Sembravamo spacciati nel finale con i Bucks, con i Cavs, con i Knicks e anche con i Thunder. Abbiamo perso gara 7, saremo privi del nostro miglior giocatore e il nostro centro titolare è andato via. Tutti pensano che la magia sia finita ma magari si sbagliano ancora.
Poi la guardia dei Pacers ha raccontato alcuni retroscena del bellissimo gruppo che si è creato, con aneddoti interessanti, fra cui il primo incontro con Haliburton.
Sono un ragazzo bianco alto 185, la gente non mi ferma per strada, non immaginano che io sia un giocatore NBA. Mi ricordo quando Tyrese Haliburton mi vide per la prima volta in palestra. Avevo la mascherina e il cappello, e lui pensava fossi uno dello staff. Poi mi sono abbassato la mascherina e mi ha riconosciuto. Ci abbiamo riso sopra. È quello il bello del nostro gruppo: nessuno ha un ego. Siamo umili. Ci sporchiamo le mani. Lavoriamo insieme, in silenzio. Questa mentalità è parte di ciò che ci rende pericolosi. Ci sono stati momenti in cui sentivo l’arena vibrare sotto i miei piedi. Momenti in cui guardavo i miei compagni — e anche se eravamo stanchi, acciaccati, sottovalutati — sentivo che eravamo dove dovevamo essere. Non dimenticherò mai gara 3, né gara 6, né l’orgoglio che ho provato ogni volta che sono sceso in campo con questa maglia. Sì, perdere così fa male. Ma rifarei tutto da capo. Perché questa stagione ha significato tutto.
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