Magic Johnson: quando cadono i giganti

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Los Angeles, Maggio 1980.

Un gigante è in lacrime, con lui una squadra, una città. E’ caduto a terra come il più banale dei Golia, senza opporre resistenza,  sorpreso dal più piccolo dei Davide.  Sulle spalle tutte quelle persone che ora, spaesate e senza una guida, osservano il loro leader provare a rialzarsi. Senza risultato. Kareem Abdul-Jabbar non giocherà gara 6 contro i 76ers.

kareem

Philadelphia, 15 Maggio1980.

Un aereo sta volando nella notte. All’interno un silenzio talmente rumoroso che non permette a nessuno dei passeggeri di poter chiudere occhio. Il posto vuoto davanti a loro conferma quello di cui avevano tanta paura: il loro gigante non ci sarà, saranno da soli in battaglia. Il più preoccupato di tutti è coach Westhead. Seduto in prima fila scartabella nervosamente tutte le carte a sua disposizione, studia possibili alternative per compensare a tale mancanza ma la famosa luce i fondo al tunnel non è assolutamente vicina e visibile. Sostituire Jabbar è impossibile, determinante su entrambi i lati del campo: attaccante devastante e rimbalzista formidabile. Il coach dei Lakers sembra sempre più in confusione quando viene avvicinato da un ragazzo di 20 anni che, toccandolo sulla spalla, esclama”

“Coach, gioco io nel ruolo di centro. Sostituirò io Kareem”

Westhead alza lo sguardo per poi ridere a squarciagola. Davanti a sé a Earvin Johnson, playmaker di 206 cm al primo anno di NBA. Ha stupito tutti con un campionato sopra le righe, gioca un basket mai visto prima, spumeggiante, quasi circense ma allo stesso tempo scientifico, calcolato al millimetro. Quando gioca sembra un illusionista, per questo lo chiamano tutti “Magic”. La risata si espande per tutto l’aereo. Un playmaker che gioca da centro non si era mai sentito. Per tutto il viaggio Magic rimane a colloquio con il coach riuscendo nel suo intento: sarà lui a sostituire Jabbar.

Philadelphia, 16 Maggio 1980.

All’annuncio dei quintetti il pubblico dei 76ers ride chiassosamente. Come se avesse appena sentito la barzelletta più divertente mai raccontata, tutti gli spettatori scherzano col vicino riguardo la scelta tremendamente azzardata di coach Westhead. Gara 6 sarà una formalità, tutto si deciderà in gara 7 a Los Angeles, il “Dottor” Julius Erving avrà vita facile contro la difesa dei Lakers. Non ci sarà partita.

Kareem-Abdul-Jabbar

Avranno motivo di ricredersi sin da subito. Magic Johnson giocherà la sua miglior pallacanestro, segnerà da ogni angolazione un canestro più bello dell’altro, catturerà un rimbalzo dopo l’altro, fornirà assist a ripetizione giocando praticamente in tutte le parti del campo e in tutti i ruoli possibili. Chiuderà la partita con 42 punti, 15 rimbalzi e 7 assist, numeri impreziositi da un 14/14 ai liberi. Tutto ciò al primo anno in NBA, durante una gara decisiva delle Finals e in un ruolo non suo. Vinceranno i Lakers e Magic sarà eletto MVP delle finali.

Questa storia racconta di come è possibile sfruttare a proprio vantaggio un episodio sfavorevole, racconta di come non bisogna arrendersi mai, racconta di come, per essere leader, non bisogna essere grandi uomini ma uomini grandi. Racconta di quanto non possa bastare un giorno di freddo per gelare un fiume profondo.

Siamo abituati alla magia del Natale ma, quest’anno, anche la Pasqua è magica.

Anzi no… è Magic.

Gabriele Manieri
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