Nando Gentile: “Alla Virtus giocatori e dirigenti si sono nascosti dietro ad Alessandro. Per lui obiettivo NBA.”

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In un’intervista su Stadio, Nando Gentile ha parlato, tra le varie cose, di suo figlio Alessandro e della sua passata stagione alla Virtus.

L’anno scorso la Virtus di Alessandro e Stefano Gentile ha mancato l’obiettivo playoff. Stagione fallimentare? Può anche darsi, ma era il primo anno che erano tornati in A. Ci poteva stare. Mancavano giocatori importanti. La scelta di prendere l’ala forte americana a tre giornate dalla fine è stata opinabile. Come cominciare con Rosselli e Ndoja da ali forti titolari. Uno dei due andava più che bene. L’altro avrebbe dovuto avere esperienze di un certo tipo.

Le critiche e la pressione su Alessandro? Quando sei un giocatore importante, con un nome importante e hai fatto cose importanti fin da giovane è normale che ci sia questa pressione. Appena sbaglia una cosa, viene amplificata. Sulla scorsa stagione in Virtus potei raccontare centomila cose, ma non mi va di creare scompiglio. Ognuno si è preso le sue responsabilità. E’ molto facile gettare la croce addosso ad Alessandro. Molti si sono nascosti dietro di lui: non parlo solo di giocatori, ma anche di dirigenti della società. La sua è stata una stagione positiva. Lo dicono i numeri e la situazione da cui veniva. Sia io, sia lui siamo contenti di quello che ha fatto.

Può ancora puntare alla NBA? A 25 anni ha la giusta esperienza per cercare di fare il salto. L’obiettivo principale è trovare un posto in NBA, ma prima Ale dovrà guarire bene dal problema al dito e alla mano. E’ un anno e mezzo che ci convive. Ha dovuto cambiare meccanica di tiro. Speriamo che torni ad essere il tiratore che è sempre stato.

In passato disse no alla Fortitudo di Boniciolli. Perché andò al Panathinaikos e poi da Pianigiani a Gerusalemme. Tornare in A2 mentalmente non era facile.

In futuro andrebbe alla Fortitudo dopo avere giocato in Virtus? Oggi la grande rivalità tra Virtus e Fortitudo non è più come prima. I giocatori non sentono più il fatto di passare da un club all’altro. La Fortitudo ha tradizione e ha fatto grandi cose. Mai dire mai.

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