Ci sono giocatori che una squadra sceglie per quello che possono fare da soli e altri che diventano importanti soprattutto per quello che riescono a fare insieme agli altri. Stefan Nikolic e Hunter Hale appartengono a due categorie apparentemente diverse, ma è proprio nella loro complementarità che Varese può trovare una delle chiavi della propria stagione.
Il primo porta muscoli, atletismo, versatilità e una presenza difensiva che può cambiare il tono di un quintetto. Il secondo porta punti, creatività e la capacità di trovare una soluzione anche quando l’attacco sembra essersi inceppato. Due giocatori diversi, con compiti diversi, destinati però a condividere spesso il parquet. E a quel punto la somma può diventare qualcosa di più dei singoli addendi.
Nikolic lo racconta con parole semplici, senza bisogno di costruirsi addosso un ruolo: “Non ho una preferenza, mi diverto in campo, la cosa importante è essere d’aiuto al gruppo”.
È probabilmente il modo migliore per presentare un giocatore che fa della duttilità – soprattutto difensive – una delle proprie caratteristiche. Ala, difensore, uomo di energia, giocatore capace di cambiare posizione e compiti: non cerca necessariamente il riflettore, ma è quel settimo / ottavo giocatore di rotazione che nel basket contemporaneo conta quasi quanto un top.
A Varese il suo arrivo porta con sé anche un cognome che inevitabilmente richiama alla memoria una parte importante della storia biancorossa. Nikolic non si nasconde dietro questa eredità e, anzi, la prende con il sorriso:
“Con il cognome, come quello dell’immenso Aza, parto avvantaggiato”. Poi arriva la parte seria: “Devo farne di strada anche solo per avvicinarmi degnamente al paragone”.
Non è soltanto il cognome a ricordargli la famiglia. Anche il numero 11 ha una storia personale: era quello indossato dal padre quando giocava a basket. A Varese, dunque, Nikolic arriva con due riferimenti sulle spalle, ma senza l’intenzione di vivere di confronti. “Mi rendo conto del peso di questa maglia qui a Varese e del mio cognome, ma sono solo motivo di spinta a fare bene”.
È una motivazione che si incastra bene con ciò che la squadra gli chiederà. Non necessariamente essere il protagonista, ma essere quello che tiene insieme i pezzi quando serve. Una stoppata, un cambio difensivo, un rimbalzo, una corsa in più, un possesso sporco.
Quegli intangibles (come dicono in NBA) che difficilmente finiscono nei tabellini con la stessa evidenza di un canestro, ma che spesso raccontano il carattere di una squadra.
Dall’altra parte c’è Hale, che quel tabellino lo conosce decisamente bene. Il suo mestiere è segnare, creare, mettere pressione alla difesa e trovare punti in modi differenti. Ma anche il “cacciatore” arrivato a Varese ha capito presto che la sua stagione non potrà essere costruita soltanto sui propri numeri.
Soprattutto perché davanti a lui ci sarà Amedeo Della Valle, che sarà uno dei capisaldi dell’attacco biancorosso. Negli ultimi cinque anni, per tre volte è stato il miglior italiano del campionato di LBA. Un riferimento tecnico e offensivo con cui Hale dovrà condividere responsabilità, pallone e minuti.
Ed è proprio qui che la convivenza diventa interessante. “Penso che siamo simili in molti aspetti del gioco”, ammette Hale.
La soluzione, però, non è stabilire chi debba avere più palloni. È capire quando sia il momento dell’uno e quando quello dell’altro. “Ci saranno giornate in cui farò più canestro io, altre dove segnerà di più lui ma saremo pronti a batterci le mani a vicenda quando succederà”.
È una frase che dice molto di più di quanto sembri. Perché Varese avrà bisogno di Hale quando servirà un giocatore capace di accendersi e prendere in mano l’attacco, ma avrà bisogno anche di Della Valle nelle tante situazioni in cui sarà lui a dover trovare il canestro o costruire un vantaggio. Alternarsi, senza pestarsi i piedi. Essere pericolosi insieme e non necessariamente uno al posto dell’altro.
“Sono uno a cui piace segnare molto” dice Hale con la naturalezza di chi non ha intenzione di nascondere il proprio istinto. Ma subito dopo mette davanti il concetto che conta: “L’obiettivo principale è quello di portare la squadra a vincere”.
La stessa logica vale per la Basketball Champions League. Hale conosce già la competizione e sa che non concede molto tempo per prendere le misure. Due stagioni disputate, entrambe positive, e la convinzione che Varese abbia le qualità per affrontare il percorso con ambizione. “In Coppa dovremo giocare fin dalla prima partita con grande determinazione”, spiega, perché lì un passo falso può pesare molto più rapidamente rispetto a un campionato nel quale c’è maggiore margine per rimediare.
E poi c’è un altro aspetto che Hale sembra apprezzare: giocare due volte alla settimana. “Abbiamo l’obiettivo di andare fino in fondo anche per continuare a giocare due partite alla settimana il più a lungo possibile”. Non è soltanto una questione di calendario. Per un giocatore offensivo significa avere più partite, più situazioni, più possibilità di incidere e più ritmo nella gambe.
Ma per poter essere decisivo in attacco, quest’anno Hale dovrà accettare anche una richiesta precisa dall’altra parte del campo. Coach Kastritis non gli ha chiesto di diventare un altro giocatore. Gli ha chiesto di essere lo stesso giocatore con un’energia diversa.
“Mi ha chiesto di dare il meglio, mettere molta energia ed applicazione in difesa”.
Un concetto che l’allenatore di Varese sta evidentemente cercando di trasformare in una regola collettiva: la difesa non deve essere l’intervallo tra due azioni offensive, ma una parte fondamentale dell’identità della squadra. “Su ogni possesso difensivo dobbiamo essere propositivi e non attendisti”.
Ed è forse qui che Nikolic e Hale si incontrano davvero. Uno può dare alla squadra quella fisicità e quell’energia che spesso fanno cambiare una partita senza necessariamente produrre numeri spettacolari. L’altro può trasformare un buon possesso in due punti, inventare una giocata o accendersi in pochi minuti. Uno costruisce vantaggi attraverso il lavoro sporco, l’altro può capitalizzarli attraverso il talento offensivo. In mezzo, Della Valle e tutti gli altri dovranno fare la loro parte.
Il basket, alla fine, resta uno sport terribilmente semplice nella sua logica: cinque contro cinque, un pallone, due canestri. La parte complicata è fare in modo che cinque giocatori diversi riescano a diventare una squadra.
Varese oggi ha presentato due giocatori che, per caratteristiche, possono rappresentare due facce della stessa idea. Nikolic arriva per dare sostanza, Hale per aggiungere punti e imprevedibilità. Ma la loro stagione non si misurerà soltanto da quanti punti segneranno o da quanti avversari fermeranno.
Si misurerà soprattutto da quanto riusciranno a far funzionare quelli che avranno accanto.
E probabilmente, nelle tante sere in cui saranno entrambi sul parquet, sarà proprio lì che Varese proverà a capire quanto vale davvero questa nuova coppia.
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