Uscire da Masnago con due punti in tasca dopo un finale del genere dovrebbe far gridare all’impresa, eppure dopo il suono della sirena nell’aria si respirava soprattutto sollievo. Varese supera Trieste 85-84 e inanella la seconda vittoria consecutiva in campionato, ma la sensazione vissuta a bordocampo è quella di chi l’ha scampata bella per pura coincidenza. Contro un’avversaria incerottata, che ha perso per strada pezzi da novanta come Ross e McDermott ed è arrivata nel finale con i lunghi carichi di falli, la Openjobmetis ha rischiato di affondare da sola prima che un tiro libero di Amedeo Della Valle a tempo quasi scaduto mettesse una pezza sopra al caos.
Il problema vero è quello che si vede in mezzo al campo durante i quaranta minuti. Guarda la partita da vicino e ti rendi conto subito di come la gestione della gara sia troppo spesso condizionata da logiche fisse, quasi preimpostate. L‘episodio del secondo quarto con Della Valle ne è la dimostrazione palese: l’ex Brescia entra, infila cinque punti in un amen, sblocca un attacco fino a quel momento fermo e… viene richiamato in panchina dopo nemmeno tre minuti abbondanti. Vedere l’intero palazzetto mettersi le mani nei capelli davanti a una sostituzione del genere fa capire quanto la sensibilità per il momento della partita venga sacrificata in nome dei soliti schemi da tablet. Chi fa canestro e ha la mano calda non si toglie mai, punto. La logica del campo dovrebbe venire prima di qualsiasi tabella oraria.
Stesso discorso per le scelte difensive. Continuare ad accettare il cambio sistematico anche quando in campo c’è Kamagate significa condannarlo a difendere sulle guardie avversarie a metri dal canestro, creando discrepanze imbarazzanti che un giocatore rapido come Ross legge ad occhi chiusi. E non è finita qui: si continua ad assistere a blackout inconcepibili. Varese costruisce vantaggi importanti, schizza a +11 o +13 grazie alle fiammate di un ottimo Duke e alla precisione da fuori di Hale, per poi dissolvere tutto nel giro di due possessi. L’esempio del finale è emblematico: Trieste sotto di tre punti a una manciata di secondi dalla fine, la difesa non spende il fallo tattico e regala a Jones la tripla del pari. O ancora la rimessa sventata di Roby – questa alla fine del terzo quarto – finita direttamente sul cubo dei cronometristi. Sviste che rischiano di mandare all’aria il lavoro di una settimana.
Sia chiaro, qualche nota lieta individuale c’è ed è giusto dirlo. Renfro si è battuto con energia sotto i tabelloni trovando anche punti pesanti dalla lunetta, Roby ha mostrato sprazzi di presenza fisica veri e Della Valle, pur faticando a trovare ritmo dal palleggio, ha smazzato 5 assist fondamentali per sopperire all’assenza di McDowell-White.
Kastritis ha tutte le attenuanti del caso: la squadra è ancora un cantiere aperto e gli va concesso il tempo di ritrovare il gruppo al completo prima di dare giudizi definitivi. Ma la direzione tattica solleva più di un interrogativo. Vincere fa morale e tiene lontane le tempeste, ma se l’obiettivo è costruire una stagione solida, affidarsi al caso o al rimbalzo favorevole dell’ultimo secondo non potrà bastare ancora a lungo.
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