Pau Gasol: “A San Antonio trend negativo da inizio stagione. Warriors? Non vedo nessuno al loro livello

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Momento delicato della stagione, per i San Antonio Spurs: i texani vanno male in trasferta, con un record negativo di 11 – 14, e non riescono a mettere due W in fila dal 29 Dicembre. Ora si è aggiunto anche l’infortunio della stella Kawhi Leonard, e di questo, e non solo, ha parlato Pau Gasol con la Gazzetta dello Sport.

Coach Popovich pare preoccupato: gli Spurs vanno avanti a singhiozzo e Leonard salterà di nuovo delle partite.

E’ solo l’ultimo esempio di un trend cominciato ad inizio stagione: poca continuità nei nostri quintetti a causa degli infortuni. Siamo anche un gruppo in là con l’età (28 anni di media, seconda squadra più anziana dell’Nba dopo i Cavs a 29.5), ma eravamo sempre stati in grado di gestire la situazione.

C’è chi, come i Cavaliers di LeBron James,  sta peggio di voi

Si trovano indiscutibilmente in uno “Slump” (momento di crisi), ma hanno grandissimi giocatori e risolveranno i loro problemi, ne sono certo. E torneranno alle Eastern Conference Finals.

C’è qualcuno che può fermare Golden State?

In questo momento sono sopra a tutti. Un paio d’anni fa Cleveland ce l’aveva fatta, disputando delle Finals pazzesche, ma adesso non vedo avversarie altrettanto forti. Per quanto ci riguarda, stiamo cercando stabilità e salute, perchè possiamo avere delle chance se siamo al nostro meglio.

Pau, fino a 4 anni fa difficilmente provava tiri da dietro la linea dei tre punti, ora a poco più di metà stagione è già a quota 85 (quasi 2 tentativi a partita) convertiti con il 42.4%. Ha già quasi superato il tuo record della scorsa stagione di triple tentate, 104.

Mi sono dovuto adattare al basket che si gioca oggi in Nba. Non avevo scelta: ho dovuto imparare e portare il mio contributo anche dal perimetro. Ho iniziato a Chicago ed ora lo faccio di più e meglio, l’anno scorso ho chiuso con il 54%. Ma qui a San Antonio c’è già una forte presenza in post con LaMarcus, ed anche Kawhi ha i suoi possessi spalle a canestro, quindi mi trovo spesso sulla linea dei tre punti costretto a tirare.

Però nei Lakers con Mike D’Antoni non le piaceva l’idea di giocare sul perimetro…

Perchè allora ritenevo di essere più produttivo in post, era la posizione in cui più ho avuto successo durante la mia carriera. Inoltre, avevo ancora energia ed esplosività. Ma ora, appunto, mi sono dovuto adattare all’evoluzione del gioco: small ball, ritmo elevato e tiro dalla distanza, cose in cui Mike crede fortemente.

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