Recensione del libro “La morte è certa, la vita no”

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Un libro, una speranza. Un viaggio verso la terra promessa, l’Italia. La storia di un ottimo giocatore di basket, ma soprattutto di un campione nella vita. Un esempio nel senso più totale del termine. È un modello da seguire ma anche un uomo che attraverso il libro di Michele Pettene funge da esempio per descrivere la sua storia, molto simile (almeno inizialmente) a quella di migliaia di altri immigrati. Una storia da conoscere, la storia di Klaudio Ndoja.

La chiave di lettura della descrizione, della “complessa semplicità” del personaggio si può trovare in una parola, che più di ogni altra lo rappresenta: la perseveranzaPer spiegare meglio il concetto, utilizziamo queste cinque righe del romanzo di Ernest Hemingway  “Il vecchio e il mare”.

“Chissà perché ha dato quello scrollone, pensò. Forse il filo gli è scivolato sulla schiena. Certo la schiena non può fargli male come la mia. Ma non è possibile che tiri questa barca in eterno, per grosso che sia. Ora non c’è più niente che possa provocar guai e ho una gran riserva di lenza, quanta se ne può desiderare al mondo.

“Pesce” disse con sommessa voce “resterò con te fino alla morte”.

coverIn esse è racchiuso il vero significato della parola perseveranza, nella tenacia del vecchio pescatore, ma anche nella caparbietà del pesce. La stessa tenacia che ha portato Klaudio a conquistare il più alto palcoscenico cestistico nazionale, la tanto agognata Serie A, ma di questo parleremo meglio dopo.

Leggere questo libro può servire per smontare alcuni pregiudizi, provenienti dalla disinformazione, sulle storie di tanti immigrati e sul reale motivo delle migrazioni di molti. Se un uomo decide di abbandonare la sua terra lo fa perché consapevole che sia la soluzione migliore, l’unica via da seguire. Nel libro viene narrata la vita di Klod (così veniva chiamato in Albania) a partire dall’infanzia. In essa si susseguono numerose vicissitudini che hanno forgiato il carattere del ragazzo di Scutari e che lo hanno reso la persona, oltre che il giocatore, che è ora. Un gladiatore.

Se Klaudio è ambidestro lo deve ad un accoltellamento subito quando era ancora un ragazzino. Con la mano dominante fasciata, si allenava a palleggiare e tirare con la sinistra, questa sua peculiarità è una delle ragioni che lo ha reso un giocatore a tutto tondo. Fare tesoro delle disgrazie che capitano è un qualcosa di incredibile, che testimonia la grandezza della persona, la disgrazia che diventa grazia.

Se la destinazione non fosse l’alibi del tragitto, sarebbe tutto una pazzia. Compiere un’attraversata senza la certezza di riuscire ad arrivare nel Bel Paese e con la costante paura di essere rimpatriato. Fare ritorno senza avere un tetto sotto cui stare e privo di soldi, perché spesi tutti per comprarsi un futuro, un futuro che l’Albania non poteva dare. Ma il padre di Klod ci vedeva lontano e fece la scelta giusta.

Dopo lo sbarco in Italia insieme alla famiglia nella “sua” Brindisi a 12 anni, scala la Penisola, sino a giungere da don Marco, nell’oratorio di Palazzolo Milanese. Don Marco è una delle prime persone in Italia ad accorgersi del suo talento con la palla a spicchi. Da questo momento inizia la sua seconda odissea, un’odissea sportiva, certamente migliore di quella vissuta sul vecchio scafo. Un viaggio tra le squadre giovanili, sino a quelle senior, con l’obiettivo di arrivare, un giorno, in Serie A. Quel giorno arriva, e in quel di Capo D’Orlando, giunge in una squadra piena zeppa di talento, nella stagione sportiva 2007-2008. È sicuramente un anno che lo fa crescere tantissimo, fondamentale per il suo sviluppo come giocatore. Condivide il posto in squadra con un campione su tutti, come Gianmarco Pozzecco, autore della prefazione del libro. Nella suddetta annata sportiva realizza 3.7 punti di media,  prende 2.2 rimbalzi e mantiene un minutaggio di 11 a partita.

ndoja mantovaDopo questa bella esperienza in Sicilia, ne seguono altre, ognuna contribuirà allo sviluppo tecnico e mentale del giocatore e dell’uomo. Fino ad ora il culmine della sua carriera da cestista lo ha vissuto però a Brindisi, la stessa città che, quando aveva 12 anni, lo aveva fugacemente accolto. Qui vive una stagione straordinaria, irripetibile. La squadra militava nel campionato di Legadue, Klaudio era il capitano della compagine brindisina. Vincono la Coppa Italia della categoria. Riescono, dopo essersi qualificati ai Playoff, a fare il salto di categoria grazie alla vittoria in trasferta contro Pistoia. Decisiva la freddezza del capitano Ndoja, che dalla linea della carità a 7 secondi dalla fine, sopra di due sole lunghezze, realizza un impeccabile 2/2, che di fatto proietta i pugliesi nella massima serie.

Nel libro sono presenti numerosi flashback e salti temporali, a testimonianza dell’interazione tra le dimensioni, l’influenza del passato sul presente e sul futuro. L’esperienza del passato che ti porta ad essere la persona che sei ora.  Questo libro è un testo di basket ma non solo, un racconto della migrazione, ma non solo, un libro con entrambe le cose insieme, ma non solo. Un libro sulla vita di Klaudio Ndoja, ma non solo.

 “Accendi un sogno e lascialo bruciare in te.”

Nessuna frase testimonia ciò che Klaudio ha fatto del suo sogno meglio di quella pronunciata dal noto drammaturgo William Shakespeare. Il basket, paragonabile alla linfa vitale di cui nutrirsi. Il fuoco della passione, a ricoprire il ruolo di carburante, un fuoco perpetuo, che arde, ma anche la voglia di rivalsa. Mostrare al mondo chi è realmente, esprimendosi nel modo che gli riesce meglio: tanto lavoro e poche parole. A parlare ci pensa il campo.

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