Robert Horry: il coraggio di passare alla storia

Oltre il Canestro Rubriche

Parigi 13 Luglio 1793. Due donne sull’uscio di una porta.

“Mi faccia entrare, ho mandato due lettere senza avere risposta, ho dei segreti importantissimi da rivelare all’ Amico del Popolo”

“Non credo proprio. Il signor M..”

“Lasciala entrare. Se ha segreti importanti per questa Nazione è giusto che ne parli con me”, sentenziò una voce maschile dall’altra parte della casa.  Il signor M. scriveva pensieri nella vasca da bagno. Una misteriosa malattia gli procurava un tormentoso prurito che riusciva a lenire immergendosi in acqua tiepida.

La ragazza giunse fino alla stanza da bagno. Parlarono per qualche minuto della situazione politica Francese, della situazione in Normandia. Poi aspettò.

“Bene”, disse con voce decisa il signor M. “tra dieci giorni saranno tutti sulla ghigliottina.”

Non fece in tempo a proferire nient’altro. La ragazza gli aveva conficcato un coltello che lo raggiunse al petto, gli recise l’aorta e penetrò fino al polmone destro.

La ragazza, Charlotte Corday, aveva appena assassinato Jean Paul Marat, l’Amico del popolo. Charlotte, girondina fin dalla nascita, riteneva che Marat e i giacobini fossero i veri controrivoluzionari. I servi dei potenti. Fu uccisa, sulla ghigliottina, quattro giorni dopo. La signorina Corday. Figlia di agricoltori. Protagonista di una missione suicida.

Los Angeles. 26 Maggio 2002. Gara 4. I Lakers sono sotto 2-1 nella serie contro i Sacramento Kings. Mancano 8 secondi alla fine della partita. I Kings sono a pochi secondi dall’impresa di sconfiggere i formidabili Lakers. A pochi secondi dal mettere una concreta ipoteca sulla serie finale. In questi momenti si respira un profumo particolare. Un profumo dato dalla sensazione di essere partecipi di un evento che passerà alla storia.

Kobe e Shaq sono gli “Amici del Popolo“. I predestinati. Coloro che avranno la palla della partita. Il pubblico non aspetta che loro. Li invoca a gran voce. Sarà uno dei due a salvare la patria, è la storia che lo chiede. La palla nelle mani di Bryant. Penetra. Alza la parabola. La palla sbatte sul ferro ed esce. Finisce nelle mani di Shaq che prova il tap-in. Ma sbaglia anche lui. Divac, centro dei Kings, spazza la palla lontano dal canestro a 2” dalla fine.

La raccoglie Horry che, senza paura, lascia partire un tiro da tre punti. Solo rete.

Ralph Waldo Emerson nei “Saggi” del 1841 diede un’interpretazione del concetto di storia che, indirettamente, Horry portò con sé per tutta la sua straordinaria carriera. Soprattutto negli ultimi secondi di una partita. 

“A rigore, non esiste la storia; solo la biografia.”

Niente capita per caso. La storia è scritta da chi ha il coraggio di scriverla.

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