Varese Roosters

Varese Roosters, lo Scudetto della Stella

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Percorrendo i corridoi del Lino Oldrini, i trofei e le immagini raccontano di una storia gloriosa. Di un passato che non torna, ma che rimane la più grande fonte d’ispirazione per chi indossa la maglia della Pallacanestro Varese.

E’ difficile raccontare 77 anni di storia di una società nata appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e che è diventata poi un marchio riconosciuto e ben distinto nella storia del basket, ma, nonostante lo scorrere del tempo, ci sono dei nomi e dei racconti a loro legati che ci rimangono incastonati grazie alle imprese sportive che sono stati in grado di compiere. 

I Sandro Gamba e i Dino Meneghin hanno portato Varese fino alla Hall of Fame di Springfield, le Coppe Campioni l’hanno resa gloriosa in Europa, i Roosters le hanno regalato la prima stella.

E tra quelle immagini in cui ci si imbatte prima di arrivare sul parquet biancorosso, una delle più grandi è quella dei festeggiamenti del decimo Scudetto, l’ultimo nel palmares varesino. Non a caso è posizionata di fronte all’ingresso della Lounge, un’area completamente nuova dedicata all’hospitality per le partite di LBA: Pozzecco che incita la folla, i tifosi che sventolano le bandiere e con le braccia alzate verso il cielo per festeggiare l’interruzione di un digiuno durato ben 21 anni. 

Sin dall’inizio di quella stagione, l’impressione è che Varese (che non ha title sponsor sulla maglia, ma un pool che possa sostenere la società) abbia tutte le carte in regola per competere, anche perché guardando gli elementi che compongono la squadra c’è tutto quello che serve per puntare legittimamente al vertice: l’imprevedibilità e l’estro di Gianmarco Pozzecco, la solidità di Andrea Meneghin e Sandro De Pol, la grande esperienza di un campione d’Eurolega come Veljco Mrsic, Cecco Vescovi è la bandiera, Cristiano Zanus Fortes i muscoli e Daniel Santiago un giovane centro pronto a passare da scommessa a certezza. Sulla panchina di Varese, invece, l’ordine e l’organizzazione di Carlo “Charlie” Recalcati e sulla maglia un nome speciale: “Roosters”, ovvero “Galletti da combattimento”. 

Una foto, una storia – 11 maggio: lo scudetto della Stella. L'Italia intera  ai piedi della Pallacanestro Varese | VareseSport

Il nome “Roosters” a Varese apre un ventaglio di ricordi e memorie legate ad una squadra che rappresentava a pieno il soprannome ricamato in rosso sulla maglia bianca. Dopo l’eliminazione in semifinale di playoff contro l’allora Kinder Bologna dell’anno precedente, i Galletti si prendono la scena nel campionato di Serie A vincendo una partita dietro l’altra: Varese colleziona 10 vittorie consecutive tra novembre e gennaio, ma il dubbio di molti critici è che quel basket fatto di fantasia, velocità e anche un filo di “pazzia” non sia replicabile fino alla fine della stagione. Non così a lungo da poter vincere. 

Recalcati, però, conosce bene il suo gruppo e sa che quello stile di gioco, pensato e studiato sin dalla offseason, è fatto su misura per un roster che si dimostra capace di restare ai vertici del campionato per l’intera stagione smentendo i tanti dubbi. Pozzecco, Mrsic, Meneghin e compagni si prendono copertine e prime pagine, ma ciò non distrae la squadra dagli obiettivi che la proprietà Bulgheroni sente di poter raggiungere.

È vero, Varese forse non vince subito nonostante le aspettative siano alte, considerando che arriva al weekend del 30-31 gennaio con la reputazione della squadra da battere. Il record non lascia spazio a molte interpretazioni, semmai alle fantasie dei tifosi: 17 vittorie e 2 sconfitte. Alla prima occasione, le Final Four di Coppa Italia, i Varese Roosters perdono nel match decisivo contro la corazzata bolognese, la Virtus (battuta invece ad inizio stagione), pur essendo stati in vantaggio fino a 4 minuti dalla fine. Perdere le finali però, come dichiara di fronte alle telecamere coach Recalcati, è un fattore che alla lunga si rivelerà decisivo.

La delusione della finale persa contro Bologna si trasforma in ulteriore coesione in un momento piuttosto delicato della stagione. Dopo un mese di marzo complicato, in cui Varese viene eliminata dall’allora FIBA Euro League per mano dell’Olympiacos e in cui anche il ritmo nel campionato domestico cala a causa della fatica (esemplare in questo il -47, 97-50, in casa della Benetton Treviso alla penultima giornata), la squadra di Recalcati ritrova l’entusiasmo e le energie all’inizio dei playoff. 

La postseason è il test migliore per una squadra che punta a vincere lo Scudetto. Torna la Varese della prima parte di stagione: veloce, dinamica, pericolosa ed entusiasmante. Perché anche i suoi interpreti tornano nella miglior forma: Pozzecco è una dinamite, Meneghin è un giocatore ormai completo (che rinnova per 5 anni), Mrsic (che ha chiuso la RS con 22 punti di media) e Vescovi sono delle garanzie, Galanda un giovane pronto ad affermarsi, così come un Santiago ormai diventato una certezza sotto canestro grazie alla guida di Recalcati. 

Il primo ostacolo per Varese non è insormontabile, ma pur sempre tosto: il 3-1 contro la Pepsi Rimini al primo turno viene replicato anche con la Virtus Bologna, che da gara 2 delle semifinali in poi gioca anche col peso di essere uscita sconfitta dalle Finali di Eurolega. E’ un colpo che la Kinder non assimila, è una ferita su cui invece Varese decide di premere per vendicare la sconfitta alle semifinali playoff dell’anno passato e tornare all’ultimo atto dopo praticamente un decennio. 

Dall’altra parte del tabellone, si ferma un’altra bolognese, la Teamsystem, favorendo l’avanzata di un’altra squadra che ispira la voglia di vendetta dei Varese Roosters: la Benetton Treviso. Gara 1 si gioca in un PalaIgnis (così si chiamava allora il Lino Oldrini) gremito con più di 5000 persone ad assistere ad una partita in cui i padroni di casa riescono a prendere il sopravvento solamente al tempo supplementare, conquistando un combattutissimo 77 a 71. E’ una battaglia anche il secondo atto in casa di Treviso dove Varese, pur essendo riuscita a raggiungere il +13, subisce la rimonta ma dimostra di aver appreso la lezione imparata quattro mesi prima in Coppa Italia. Con la testa e con degli interpreti ispirati, i varesini trovano la via per il 2-0 e tre match point che devono sfruttare al meglio nel ritorno a casa. Sin dall’inizio, gara 3 si gioca in una bolgia col pubblico biancorosso pronto ad essere il sesto uomo. 

Se nel primo tempo, la squadra sembra poco disinvolta, è nei secondi 20 minuti che i padroni di casa rompono il ghiaccio e cominciano a macinare gioco. Ad accendere ulteriormente l’atmosfera è una gomitata di Marcelo Nicola (adesso head coach di Treviso) a Pozzecco, che vorrebbe farsi giustizia andando a dirne quattro all’avversario in un timeout, ma lascia parlare il campo pur avendo il naso rotto. Per Varese parla la pioggia di triple che la porta dritta verso la conquista della stella, in un finale in cui ci si deve dimenticare degli schemi perché i ragazzi di Recalcati giocano seguendo il flusso e il proprio istinto, che giova a Sandro De Pol, MVP di gara 3 con più di 20 punti a referto. 

Finalmente Varese respira dopo ventuno anni di una lunghissima apnea. Un digiuno durato troppo a lungo per un pubblico che vive di basket e che oggi, come allora, guardando quella foto nei corridoi del Lino Oldrini, spera di provare prima o poi le stesse emozioni di quell’11 maggio 1999.

 

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