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5 “nuovi” americani che stanno dominando la Serie A

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Ormai siamo giunti alla decima giornata di campionato di Lega Basket Serie A e il quadro della classifica, seppur non ancora del tutto definitivo, detta già una prima idea delle gerarchie che potrebbero definirsi lungo l’arco della stagione.

In tutto questo, la composizione dei singoli club mostra sistematicamente il pacchetto USA come asset di base per tenere alto il livello competitivo della squadra: purtroppo, nella massima lega italiana, è abbastanza difficile riuscire a incastrare le cosiddette “novità”.

Per spiegare meglio il concetto, molte compagini confidano su giocatori già rodati, spesso e volentieri datati, come sicurezza: basti pensare ai vari Frank Gaines, David Logan, Adrian Banks, Drew Crawford, Mitchell Watt, Julyan Stone e ora anche Stan Okoye, che si sono ormai guadagnati una nomea molto affermata sul nostro territorio e il cui valore riesce sempre a garantire loro un contratto anche dopo aver superato la soglia dei 30 anni (Logan addirittura 40).

Tuttavia, quando si investe su giocatori nuovi, che siano giovani o esperti, calano inevitabilmente grossi punti di domanda sull’impatto dei suddetti nel nostro campionato: è davvero forte come dicono? Si incastrerà bene con i compagni? Riuscirà ad elevare il rendimento della squadra? Si tratta davvero di un giocatore da da Serie A? Anche perché non sempre nella massima lega italiana bussano forte alla prima/seconda stagione giocatori del calibro di JaCorey Williams, Darius Thompson, Naz Mitrou-Long o Daulton Hommes.

In questo articolo proveremo a citare alcune novità americane che hanno impressionato positivamente in questa prima parte di campionato

PG – COLBEY ROSS

Sfavillante. Questo è l’aggettivo corretto per definire l’avvio di Varese in Serie A, che con il suo imprinting basato su giocatori freschi, che giocano con una pallacanestro ad alto ritmo, molto godibile (miglior attacco del campionato), ha portato il club biancorosso tra le prime 8 della categoria.

In tutto questo, il prodotto di Pepperdine University è una delle novità più interessanti: dopo la sua stagione da rookie in Europa con Nymburk, con cui ha fatto esperienza anche in Champions League, la scelta di metterlo al timone di una squadra piena di novità poteva apparire scettica. Invece, la competitività, la fame di canestri e il gioco veloce di coach Matt Brase si sono sposati benissimo in questa comboguard versatile: sfruttando i blocchi e attaccando con decisione lo spazio, riesce a equilibrare le sue decisioni tra collaborazioni a due e istinto realizzativo con 15.2 punti e 5.7 assist di media, ingannando e mettendo in difficoltà spesso e volentieri gli avversari su come difendere contro di lui.

La sua inesperienza lo porta a errori nella gestione della sfera e al tiro, specialmente quando la palla scotta. Però, la capacità di riuscire a dare un valore aggiunto a un attacco ben distribuito, è materiale che merita approfondimento, soprattutto se il suo contributo si rivelasse determinante sulla possibilità di raggiungere il primo scoglio della stagione, ossia la Coppa Italia. Traguardo che appare abbastanza concreto al momento.

G – MUHAMMAD ALI ABDUL-RAKHMAN

Chi se lo sarebbe aspettato che il nativo di Allentown, reduce solo dalla sua prima stagione europea al Legia Warsawa dopo un percorso tutto di G-League, sarebbe diventato uno dei migliori cannonieri di Serie A? Probabilmente nessuno.

Invece il numero 5 di Pesaro sta bruciando le retine a ripetizione. Sotto la gestione di Jasmin Repesa questa guardia di fede islamica ha dimostrato al meglio, non solo le sue doti realizzative, ma anche la capacità di mettere quelle qualità al servizio della squadra con scelte intelligenti, pazienza e una mentalità che lo rende un’arma ideale da avere a roster, consapevole che il risultato viene dal lavoro del gruppo.

Versatile nelle soluzioni, killer in termini di efficacia: 19.9 punti a partita con 56% dal campo e soprattutto un 60% da oltre l’arco con 4 tentativi a partita. Sono numeri spaventosi per una squadra che ha sempre puntato alla salvezza. Non solo: quest’anno più che mai, sono risaltate le sue doti di passatore (4.4 assist a gara) in grado di giocare pick and roll  come opzione secondaria, a cui si aggiunge la capacità di innescare i compagni su ambo le dimensioni grazie alla sua abilità nel muovere la difesa.

A proposito di difesa, è un giocatore ostico per reattività di gambe e mani in grado di sporcare linee di passaggio e tiri a cui aggiunge una comprensione del gioco sempre più sviluppata. Quest’anno, con il ritorno del tecnico croato che tanto aveva fatto bene nella gestione precedente, l’esplosione di Davide Moretti, il ritorno del “sottovalutato” Dejan Kravic e la scoperta di Cheatham come arma aggiuntiva bidimensionale, Pesaro ha più frecce al suo arco per puntare a obiettivi ambiziosi. Con MARS – soprannome del giocatore – come punta di diamante.

G – FRANK BARTLEY

Le prime uscite di Trieste facevano presagire una stagione da incubo, ma con tre vittorie nelle ultime cinque gare di Serie A (le due sconfitte sono arrivate contro la corazzata Milano e dal buzzer di David Cournooh con Brescia), l’ambiente giuliano ha potuto respirare un po’.

Gran parte del merito passa dal crescente impatto dell’ex Ironi Nes Ziona, che sta diventando sempre più il riferimento principale dell’attacco di coach Legovich. Il punto di forza maggiore è la sua capacità di attaccare contro qualunque esterno grazie a un fisico tosto, potente, a volte addirittura “bullizzante”, ma in grado di superare chiunque in isolamento.

Forse la selezione dei tiri da prendere è a volte discutibile, ma con un giocatore che segna 19.6 punti ad allacciata di sccarpe, a cui aggiunge un contributo rilevante a rimbalzo con 5.3 carambole a gare, è meglio accettare qualche libertà sul campo. Soprattutto ora che la sua fiducia al tiro sta crescendo con un 39% oltre l’arco.

D’altronde, con uno Skylar Spencer altalenante, un Frank Gaines troppo ondivago a livello prestativo e Corey Davis abbastanza limitato, il rendimento del nativo della Louisiana diventa di primaria importanza per le sorti biancorosse. In attesa che la cordata americana porti novità.

A/C – NATE REUVERS

Reuvers è solo alla sua seconda stagione europea, ma il gigante di Reggio Emilia si sta già affermando come il centro più efficiente di tutto il campionato: misure fisiche da interno puro, ma con mani educate in grado di colpire da fermo da qualunque posizione, anche oltre l’arco, questo giocatore agisce principalmente senza palla, in un sistema in cui è Cinciarini il centro di gravità per tutti i giocatori in campo.

11 punti con 61% da due e 50% (!) da tre, 4.8 rimbalzi e 1.7 stoppate a gara sono numeri piuttosto solidi, ma che in questo momento non rispecchiano l’andamento degli emiliani. Dopo una partenza positiva, la discesa nelle ultime settimane ha fatto sorgere alcuni punti di domanda sull’affidabilità del roster. Non però sul prodotto di Wiscosin University, nonostante alcune lacune in termini di mobilità, atletismo e innalzamento del ritmo del gioco: il suo arsenale versatile è l’ideale per giocare con quintetti alti in cui aggiunge chili dentro l’area e pericolosità perimetrale.

Con un roster in continuo divenire come quello reggiano (via Funderburk e Robertson, il ritorno di Olisevicius dall’infortunio e l’arrivo di Burjanadze), sarà importante avere un punto di riferimento fisso per rilanciare la propria stagione, soprattutto dopo il recente cambio di allenatore.

C – TAYLOR SMITH

Si potrebbe dire che è stata un scelta forzata da parte nostra, quella del centro texano, considerato che il suo è un ritorno in Italia dopo l’esperienza a Ravenna in Serie A2, senza dimenticare che ha avuto a solo 31 anni la sua prima chance di farsi valere in Serie A. Oltretutto per un giocatore di neanche due metri.

Errore colossale: la mancanza di centimetri (oltre a caratteristiche da giocatore moderno) è sempre stato il maggior difetto che ha precluso palcoscenici maggiori al totem di Verona, ma è incontestabile la fisicità, la durezza, la capacità di prendere posizione sotto il tabellone e le gambe rimbalzanti che lo rendono uno dei migliori difensori interni del campionato.

Con 12.1 punti (63% vicino al ferro), 7.8 rimbalzi, 1.7 recuperi e 1.2 stoppate, l’ex Mornar Bar si sta riscattando dalle delusioni della stagione precedente, seppur la mancanza di risultati stia frenando anche il percorso dei gialloblu. D’altronde con una squadra con tanto potenziale e alla ricerca dei giusti equilibri offensivi sugli esterni, dopo l’addio di Selden, lui può fare ben poco se non sostenuto adeguatamente dai compagni.

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