BU Awards: Sixth Man of the Year

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Come fatto in precedenza per MVP e ROY, assegniamo il premio di Sesto Uomo dell’Anno della nostra redazione, decisivo per la maggioranza in questo caso il voto dei fans.

Il Sesto Uomo dell’Anno secondo Niccolò Armandola: Lou Williams

Se i Toronto Raptors vantano il quarto miglior record della Eastern Conference, parte del merito è indubbiamente di Lou Williams, reduce da una regular season – a mio modo di vedere – quasi perfetta. Williams quest anno ha giocato le proprie carte nel migliore dei modi: sapendo di essere secondo a DeRozan e Lowry nelle gerarchie di coach Casey, l’ex-Philadelphia ha sfruttato al meglio l’infortunio di DeRozan nella prima parte di stagione, segnando a raffica grazie al minutaggio incrementato. Vi sfido a trovare qualcuno che abbia sentito la mancanza del secondo violino in quel periodo. Una volta rientrato DeRozan, Williams ha saputo fare ancora meglio: con meno minuti a disposizione, è stato in grado di mantenere le stesse medie. Veloce e con molti punti nelle mani, Lou si è rivelato un vero fattore in più nella stagione dei canadesi. La sua abilità di spaccare le partite lo rende a mio avviso il miglior sesto uomo in circolazione. Come se non bastasse, Williams ha giocato 80 delle 82 partite di regular season, rappresentando così un punto fermo per i Raptors, che hanno avuto più di un problema d’infermeria per quanto riguarda il backcourt

È vero, a volte ha steccato clamorosamente, tirando con percentuali rovinose, ma è anche vero che, soprattutto dopo la pausa per l’All Star Game, Williams ha preso l’abitudine di superare la soglia non solo simbolica dei 20 punti. Alcuni critici affermano che non meriti questo premio perchè “sa solo tirare” (15.5 punti di media), però Williams, che è alto 188 cm, ha raccolto 2 rimbalzi a partita e, nonostante giocasse sempre di fianco a un play puro, ha distribuito 2.9 assist ad allacciata di scarpe. In soli 25.5 minuti di media. Scusatemi se è poco…

 

Il Sesto Uomo dell’Anno secondo Mattia Moretti: Andre Iguodala

In un premio che solitamente è appannaggio di titolari camuffati per varie ragioni da sesto uomo, questa stagione mi va di andare a premiare un giocatore che è per davvero un sesto uomo. Sto parlando di Andre Iguodala. Perché lui? Nonostante le cifre principali risultino tutte i suoi minimi in carriera, l’essersi di buon grado adattato ad un ruolo da sesto uomo puro è cosa lodevole. Questo gli ha permesso di diventare il leader della miglior “second unit” della lega, un giocatore di talento ed esperienza che servirebbe sempre in uscita dalla panca. A questo aggiungiamo il suo tremendo apporto in fase difensiva: in situazioni di isolamento, gli avversari marcati da lui tirano con un misero 30.3%, a questo si aggiunge 34.2% di media su tutte le situazioni di Jump Shot da parte dei giocatori presi in consegna da Iggy. Dalla difesa si passa poi all’attacco, in cui Iggy ha una spaventosa efficienza nelle situazioni di transizione(che a Golden State non mancano). Andando a fondo nelle advanced stats troviamo un 2.25 di RPM(real plus/minus). Dato interessante, invece, è vedere che Iguodala ha la miglior Value over Replacament tra tutti i candidati credibili al premio di Sesto Uomo. Riprendendo però qualcosa detto qualche riga sopra: la differenza la fa la leadership messa in campo in uscita dalla panchina senza, che ne fa un sesto uomo puro e assolutamente utile.

2° classificato: Isaiah Thomas

3° classificato: Lou Williams

 

Il Sesto Uomo dell’Anno secondo Giovanni Aiello: Isaiah Thomas

Quest’anno non mi sento di dare ancora una volta il mio voto al sempre eterno Jamal Crawford, anche perché non sarebbe meritato secondo il mio modesto punto di vista. Ecco che allora il primo indiziato per questo premio diventa uno ed uno solo: il profeta Isaiah. L’arrivo ai Phoenix Suns sembrava dovesse togliergli minuti e punti, dovendosi inserire in un backcourt già ben collaudato, ma nonostante le previsioni, il giocatore originario di Washington ha comunque tenuto cifre discrete per lo spazio concessogli: 15.2 punti in 25.7 minuti di gioco. Trade deadline: Thomas viene scambiato ai Boston Celtics e qua le cose si fanno interessanti: in 21 partite con la maglia bianco-verde ha realizzato 19 punti e servito 5.4 assist a partita in soli 25.9 minuti di utilizzo! Fondamentale è però stato l’impatto di questo piccoletto di 1,75 metri che ha portato a Brad Stevens: il record dal suo arrivo dice 15 vinte e 6 perse, risultati che hanno permesso alla sua squadra di raggiungere addirittura il settimo posto disponibile per i playoff, dopo che la società sembrava intenzionata al tanking più sfrenato dopo le cessioni di Rondo e Green. Brad Stevens è rimasto colpito dalla voglia di rivalsa mostrata da Thomas, quella voglia di dimostrare a tutto il mondo che il suo posto è lì, con i più grandi, nella NBA e la voglia di raggiungere finalmente traguardi importanti. E’ riuscito nel giro di pochi giorni a diventare il leader di questa squadra e di assumersi tutte le responsabilità, nel bene e nel male. Una società che per queste qualità in un giocatore ha sempre visto e stravisto. Come dite? Bleed Green?

2° classificato: Lou Williams

3° classificato: Jamal Crawford

 

Il Sesto Uomo dell’Anno secondo i fans: Isaiah Thomas

Schiacciante vittoria del folletto di Boston nei confronti degli inseguitori Williams e Jamal Crawford, Thomas ottiene così la maggioranza che gli permette di vincere il premio di redazione.

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