Carmelo Anthony ricorda Kobe Bryant: «Ti entrava nella testa con le sue stronz**e»

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Carmelo Anthony e Kobe Bryant se le sono date di santa ragione negli anni, complici non solo le sfide sul campo ma anche l’atteggiamento sanguigno di entrambi. E, ospite nel podcast “All The Smoke” di Matt Barnes e Stephen Jackson, Melo, pronto ad iniziare la sua avventura ai Lakers, ha parlato del suo rapporto con Kobe, leggenda da onorare in maglia giallo-viola.

«Kobe è stato il più grande. La finale di Conference del 2009 è stato il momento in cui ci siamo avvicinati di più. Prima eravamo stati solo compagni di squadra in Nazionale, alle Olimpiadi» racconta Anthony, che continua sottolineando l’atteggiamento in campo del Black Mamba: «Ci siamo avvicinati a furia di andarci contro a vicenda, a furia di stronz**e. Lo conoscete, ti entrava nella testa Kob. Ti strattonava, sgomitava… ai tempi avevo le treccine, e lui me le toccava costantemente. Gli dicevo “Non toccarmi la testa, non mettermi le mani addosso, amico” e lui sogghignava. Ricordo che poi arrivo la finale di Conference e ci abbracciammo prima della partita. Mi disse “è guerra” e io risposi “sarà guerra. Non vi concediamo nulla”».

Quella finale Anthony e i suoi Denver Nuggets la persero 4 a 2, ma ancora Melo ricorda come la pressione psicologica e fisica di Bryant fosse altissima, soprattutto quando la partita si faceva calda.

«Mi ringhiava costantemente, diceva “ti marco nell’ultimo quarto. Non mi fischieranno un fallo nell’ultimo quarto. Non mi fischieranno un c***o” ma io cercavo di contrastarlo in ogni modo. Essendo più grosso di lui, ne approfittavo andandogli contro con il fisico. Ma lui non arretrava, sgomitava e ri-sgomitava ridendo e rispondendomi “tutto qui?”». Una vera spina nel fianco, che nonostante tutto non ha mai mancato del rispetto dei suoi avversari fuori dal campo. E Carmelo Anthony, a breve ufficialmente un Laker, lo saprà bene quando metterà piede allo Staples Center.

Avversari, compagni di nazionale, amici. Ma non in questo preciso ordine.

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