Danilo Gallinari si è ritirato ormai da un anno, anche se ha mantenuto saldo il suo legame con la NBA. Vive infatti ancora a Miami con la famiglia e ha collaborato diverse volte con la Lega nei mesi scorsi, compresa l’inclusione nel roster di Amazon Prime Video per seguire le ultime Finals. Nelle scorse ore la star azzurra ha rilasciato un’intervista a HoopsHype, durante la quale ha fatto dichiarazioni che stanno già facendo molto discutere.
Il Gallo ha iniziato parlando del ruolo degli europei in NBA: “Quando arrivai io c’erano molti più stereotipi sui giocatori europei, ora è molto diverso. Fischiato dai tifosi Knicks al Draft? Non mi ha stupito perché il mio agente me lo aveva anticipato. Non mi importava, non mi è mai interessato molto ciò che pensava la gente di me, ero quel tipo di giocatore. Avevo molta fiducia in me stesso e usavo tutto quello come motivazione per mostrare che ero l’uomo giusto”.
Fiducia in sé stesso dimostrata con la dichiarazione più importante dell’intera intervista, poche battute dopo: “La mia carriera sarebbe stata diversa senza la mia cessione a Denver, se fossi rimasto a New York? No, a volte ne parlo. Ci penso con amici e la mia famiglia. Ne discutiamo, ma la mia carriera è stata più che altro impattata dagli infortuni, ci sono tanti ‘what if’. Non so, ma probabilmente sono il più grande ‘what if’ nella storia del gioco. Ma fa parte della carriera NBA. Sfortunatamente è successo a me più che a ogni altro atleta, ma non ci penso troppo“.
Il definirsi il più grande ‘what if’ della storia del basket è sicuramente una frase pesante da parte di Gallinari, che in carriera ha effettivamente subito vari infortuni gravi, compresa la rottura del legamento crociato per ben due volte. Ci sono però stati, in tutta la storia di questo sport, giocatori decisamente più sfortunati: Brandon Roy, Greg Oden, Derrick Rose, solo per restare nell’epoca più recente.
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