Luca Banchi Pesaro

È un’altra Pesaro! Come Luca Banchi ha ridato una speranza alla VL

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Tre vittorie di fila e quella netta sensazione che qualcosa sia cambiato. Questa volta per davvero. A Pesaro da qualche settimana si respira un’aria diversa: la paura della retrocessione e il pessimismo sul futuro dato da una squadra slegata, sia a livello di gioco sia di spogliatoio, ha lasciato spazio ad un cauto ottimismo regalato dal nuovo, esperto, timoniere dei biancorossi , che risponde al nome di Luca Banchi. Si tratta di una sorta di resurrezione dopo un inizio tragico.

Aza Petrovic, i brasiliani e un gruppo disunito: tanti, troppi, gli errori iniziali

Dopo un precampionato altalenante, Pesaro si è subito dimostrata inadatta alla massima serie da tutti i punti di vista e la sconfitta interna contro Tortona aveva definitivamente messo a nudo tutti i problemi. La Vuelle era una squadra che non stava giocando a pallacanestro. Gli americani scendevano in campo svogliati, nella più completa anarchia tattica dove la prima opzione offensiva era giocare uno contro tutti. Inoltre, il brasiliano Leonardo Demetrio, fortemente voluto dal coach in estate, stava soffrendo terribilmente l’impatto con la Serie A. E rispetto a Caio Pacheco (durato appena due gare) manteneva il posto in squadra solo perché c’era chi faceva peggio.

Insomma, la frase pronunciata da Aza Petrovic in estate “L’idea è di riportare Pesaro in Europa” aveva assunto il sapore di un’enorme presa in giro nei confronti di un pubblico ormai esausto. Due giorni dopo la débâcle contro Tortona, Aza Petrovic annunciava le sue dimissioni in maniera chiara: «Sono il principale responsabile di tutto questo. […] Ai ragazzi dico: faccio appello alla vostra coscienza e quindi spero in una vostra reazione giocando di impegno e di squadra».

D’altronde le alternative erano poche. Seppur la classifica non fosse compromessa, quella Carpegna Prosciutto non aveva alcuna speranza di salvarsi e i malumori interni erano ormai incontrollabili. Un coach che, nonostante il grande passato in maglia biancorossa, iniziava ad essere fischiato dal pubblico e sul quale pendeva il peccato originale di aver speso parte del già ridotto budget sui “suoi” due brasiliani Caio Pacheco e Leo Demetrio.

La disfatta Henri Drell

Sarebbe errato però attribuire tutte le colpe delle disfatte iniziali al tecnico croato. Alcuni giocatori infatti hanno contribuito e non poco. In primis Henri Drell, che ormai era una causa persa: sono passati anni dalla firma di quel triennale, sono cambiati allenatori, stili di gioco, ma l’estone non ha mai ripagato l’investimento della società. Dopo aver occupato lo spot di straniero per due anni e mezzo, la rescissione consensuale del suo contratto è stata festeggiata dal pubblico come una vittoria, a dimostrazione di quanto il rapporto tra Drell e la piazza fosse ormai ai minimi storici.

Poi anche giocatori come Vincent Vee Sanford e Tyler Larson ancora non si sono integrati al meglio. La guardia trentenne, arrivato dalla Francia con la fama di grande realizzatore, sta confermando che il salto nel nostro campionato è molto complicato e i numeri lo dimostrano. Solo 11,5 punti a gara in 30 minuti sono troppo pochi per quello che dovrebbe essere il primo violino. Mentre alla combo guard americana, arrivato per rimpiazzare Caio Pacheco, è richiesto un impegno maggiore in fase di impostazione. Ma sta incontrando oggettive difficoltà in questo ruolo più di playmaker che di finalizzatore.

L’importanza del gruppo e maggiore fisicità, i pilastri della mini-rivoluzione di Luca Banchi a Pesaro

Dopo la rescissione di Petrovic, l’arrivo di un allenatore del calibro di Luca Banchi è stata come un fulmine a ciel sereno. Ma un bellissimo fulmine a ciel sereno. Uno dei più belli degli ultimi anni. Un tecnico dal passato importante, abituato a squadre da grandi budget, che accetta la sfida più ardua della sua carriera. Ha chiesto e ottenuto il primo rinforzo, ovvero Doron Lamb. E soprattutto ha dato una nuova dimensione alla squadra, risolvendo la spaccatura all’interno dello spogliatoio.

Il nativo di Grosseto è noto per essere un uomo che fa della disciplina la colonna portante del suo insegnamento e non esita ad utilizzare metodi “particolari” in allenamento per alzare l’intensità. Prima di tutto Luca Banchi ha lavorato duramente sulla chimica di squadra di Pesaro, aiutato da capitan Delfino, riuscendo a ricompattare lo spogliatoio e ritagliando ad ogni giocatore un ruolo ben preciso. Ricordando ai giocatori che l’obiettivo primario dev’essere quello di «Rendere orgogliosi chi ci sostiene», rimettendo quindi anche il pubblico al centro di tutto.

Jones e gli italiani

Davide Moretti ora è stabilmente nel quintetto base di coach Banchi

Ha lavorato sull’aspetto mentale di ogni singolo. Tyrique Jones è un giocatore diverso, non più svogliato, e sta mettendo in mostra qualità eccellenti, da vero dominatore del pitturato; le scelte offensive di Tyler Larson, sia a livello di tiro che di letture, sono molto più ragionate ed ora producono risultati. Poi, gli italiani, Simone Zanotti, Davide Moretti e Matteo Tambone, si stanno prendendo più responsabilità: Zanotti si è rivelato decisivo contro Treviso, Moretti è ora entrato stabilmente in quintetto e Tambone è un fattore in fase difensiva.

Il passo successivo è stato quello di modificare il regime d’allenamento. Un piccolo, ma fondamentale cambiamento, è stato quello di mettere via il fischietto nelle partitelle al termine dell’allenamento. In questo le possibili reazioni sono due: maggiori contatti sporchi e quindi più rabbia, oppure maggiore concentrazione per costruire tiri puliti. Nella Vuelle di inizio anno, con lo spogliatoio spaccato, probabilmente la reazione sarebbe stata la prima; mentre ora concentrazione, impegno e intensità sono ai massimi livelli.

Luca Banchi ha messo la difesa al primo posto ed ora il suo investimento sta ripagando, d’altronde la Carpegna Prosciutto non è una squadra che può segnare 90/100 punti a gara, quindi l’obiettivo è abbassare il ritmo e difendere forte per tutti i 40 minuti.

3W in fila sono una boccata d’aria

La terza vittoria consecutiva ottenuta sabato contro Treviso è da intendere come il frutto di un lavoro partito un mese fa e che continua ad andare avanti, perché il campionato è ancora molto lungo. Un capo allenatore che si fa rispettare. Un gruppo che si è liberato di pesi come Pacheco e Drell e che ha inserito l’esperienza e la personalità di Doron Lamb. Il tutto con un capitano come Carlos Delfino che, a 39 anni, ha ancora la voglia e la forza di impressionare tutti. Indubbiamente ci sono ancora dei punti da risolvere come il tiro dalla lunga distanza che è spesso inefficace (33,6% fin ora) e Vee Sanford che continua a non convincere appieno.

Nonostante gli ultimi successi, guai a rilassarsi troppo perché la classifica è corta e Pesaro ha messo solo la testa fuori dall’inferno. Per ripiombarci basterebbe una sola sconfitta in più. Ma al momento in riva all’Adriatico i tifosi dormono un po’ più tranquilli, perché sanno che ora la Carpegna Prosciutto Pesaro non è una nave alla deriva, ma una squadra ritrovata che grazie a Luca Banchi naviga verso la salvezza.

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