Ferdinano Minucci

Ferdinando Minucci a BU: Carlton Myers e i soldi non dichiarati, Petrucci, Pianigiani, Siena, le inchieste

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Ferdinando Minucci è stato il deus ex machina della Mens Sana Basket Siena degli anni Novanta e Duemila. Ha portato una cittadina di circa sessantamila abitanti, conosciuta nel mondo per il Palio e per le sue bellezze artistiche, a competere in Eurolega con le super potenze continentali del Barcelona, Real Madrid, CSKA Mosca e le greche. Minucci è un personaggio controverso per tutto ciò che è venuto dopo, ma sicuramente ha tante cose interessanti da dire su una Siena che, nel bene e nel male, ha fatto la storia del nostro basket.

Naturalmente sappiamo quali sono state le sorti del MSB – fallita due volte negli ultimi 10 anni per motivi diversi – ma speriamo con tutto il nostro cuore che il basket senese possa presto tornare a fiorire, c’è bisogno che si ritrovino piazze storiche come quella di Siena.

 

Nei primi anni ’90 entra nell’organigramma della Mens Sana Siena, dapprima come direttore marketing fino a diventarne presidente: perché ha deciso di intraprendere questa carriera?

“Avevo fatto varie esperienze come imprenditore e manager. Come appassionato e tifoso della Mens Sana Basket è stato un onore e un’opportunità poter lavorare e dirigere la Società condividendone come co-proprietario e presidente le future sorti. Per dieci anni abbiamo sofferto, era un periodo assai difficile a livello economico e di risultati”.

 

Nel 2003, la Mens Sana si fa conoscere al pubblico europeo raggiungendo la prima Final Four di Eurolega, dove conquista il terzo posto alle spalle di Barcellona e Treviso: che effetto le ha fatto vedere Siena alla pari delle superpotenze europee?

“Nel 2002 avevamo vinto con Ergin Ataman l’ultima edizione della Coppa Saporta, una gioia immensa per una piccola città di sessantamila abitanti, L’anno successivo partecipare alle Final Four alla prima presenza in Euroleague – record ancora imbattuto – ci ha consolidato a livello europeo, dando al nostro progetto una notorietà di assoluta preminenza”.

 

Nel 2004 arriva il primo Scudetto con Charlie Recalcati in panchina e giocatori del calibro di Zukauskas, Vukcevic, Vanterpool, Galanda, Thornthon, Andersen, Kakiouzis e Chiacig in campo: un secco 9-0 nei playoff per un trionfo su tutta la linea. Ci può raccontare le emozioni provate?

“5 Giugno 2004. Una giornata di caldo torrido. Ero concentrato perché fosse un giorno indimenticabile sotto ogni aspetto, mancava solo una partita per vincere il nostro primo titolo di campioni d’Italia. Eravamo sommersi dalle richieste di biglietti, il palazzo era ormai esaurito, non solo i senesi volevano assistere a quella che poteva essere una data storica. Solo quando gli arbitri fischiarono i canonici tre minuti, mi resi conto che ero solo tra oltre diecimila spettatori, avevo finito il mio compito, potevo solo assistere passivamente agli eventi e questo senso d’impotenza mi fece stare male. Doveva essere l’apoteosi. E apoteosi fu. Non amo parlare dopo la partita. Quel giorno feci un’eccezione: risposi ad un cronista della Rai dicendo che quello sarebbe stato il primo di una lunga serie di titoli. Nei giorni successivi non riuscivo a rendermi conto del perché avessi dato una risposta così assurda. Probabilmente la mia parte emotiva aveva reso il sopravvento sulla parte razionale, anticipando quello che sarebbe stato”.

 

Nel 2006 prende la decisione di sostituire Recalcati con un giovane Simone Pianigiani, che conquista 6 scudetti in altrettanti campionati, infrangendo record su record: possiamo dire che Pianigiani sia la vittoria più grande di Ferdinando Minucci?

“Simone Pianigiani è stata la mia prima scelta da Direttore Generale. Era il 1992 e lui fu il primo giovane allenatore senese che assunsi alla Mens Sana Basket. Nonostante in molti criticarono questa scelta, Simone ha contribuito a far entrare nella leggenda la Mens Sana Basket e questo è il regalo più bello che potesse farmi”.

 

Nei suoi anni a Siena ha avuto giocatori del calibro di Ford, McIntyre, Sato, Stonerook, Kaukenas, Lavrinovic, McCalebb: c’è qualcuno a cui è legato più degli altri?

“Stonerook e Kaukenas rappresentano il mio ideale di giocatore: persone dure, senza paura, pronte a sacrificarsi per la squadra, a compiere un extra sforzo per raggiungere la vittoria. Senza il gruppo, sarebbero stati buoni giocatori. Con gli straordinari compagni, sono entrati nella leggenda”.

 

Oltre alle vittorie di squadra, negli anni ha ricevuto personalmente diversi premi individuali grazie al suo lavoro da dirigente: molto spesso squadre con grandi budget hanno fallito, qual è il principio fondamentale su cui si è basato negli anni per assemblare delle squadre così vincenti?

“Ho diretto la vera Mens Sana Basket per oltre vent’anni. Ho lottato insieme ai miei compagni di viaggio, ho perso molte partite, ho sofferto cocenti delusioni, ho sempre guardato avanti credendo nel progetto e lavorando, anche nelle difficoltà, per realizzarlo. Ho investito tutte le mie risorse personali e le mie capacità. Il successo è figlio di questo grande impegno e del desiderio di dimostrare che una piccola città poteva competere con le grandi capitali europee”.

 

Da qualche mese ha pubblicato un libro dal titolo “Memorie, Sospetti, Bugie. Mens Sana Basket: una fine inaccettabile” dove racconta la fine della sua avventura con la Siena cestistica: c’è un passaggio del libro a cui tiene particolarmente?

“Queste sono le parole che chiudono il libro e rappresentano la sintesi di ciò che è stato e il desiderio di cominciare una nuova vita:

‘Ho perso tutto come se un tornado si fosse abbattuto sulla mia vita. Errando tra le scorie lasciate dagli ultimi difficili anni, sto provando il piacere di essere libero. Una sensazione nuova poter assaporare la gioia delle piccole cose, che prima si perdeva nella confusione delle mille voci che affollavano le mie giornate. Volti nuovi s’intravedono all’orizzonte, persone che incontro senza offrire nulla di più di ciò che offrono. Solamente Ferdinando, non più ruoli da interporre o aspettative da soddisfare ma, vivere la semplice condivisione di ciò che siamo’”.

 

In un incontro per la presentazione del suo libro afferma che una degli aspetti che le ha fatto più male è stato il mancato appoggio da parte della città e dei senesi: è forse questo il risvolto che le è stato più difficile da digerire di tutta la nota vicenda?

“Sicuramente è uno degli aspetti più tristi. Molte persone si sono ritagliate posti preminenti a livello professionale e nella città grazie alla Mens Sana Basket e la visibilità che ha loro offerto. Nel momento del bisogno molte di queste persone si sono defilate o peggio si sono accanite contro chi le aveva scelte per cercare di rimanere a galla. C’è un vecchio detto che le qualifica: ‘Ci sono due cose che galleggiano sempre, il sughero e la…”.

 

Sostiene che tutta la vicenda abbia avuto inizio con la richiesta di Carlton Myers di ricevere dei pagamenti che lei ha definito “osé”: vuole chiarire meglio questo passaggio?

“Carlton è uno dei tanti che aumentavano il valore del compenso chiedendo una parte non dichiarata. È stato l’incontro con il suo agente, Sammarini, titolare della Essedue Promotion, l’azienda coinvolta nella sovrafatturazione, che ha portato all’indagine denominata ‘Time Out’. Ha messo sul piatto la sua disponibilità a fare con la MSB quello che già faceva con altre squadre”.

 

Nella stessa presentazione ha definito Petrucci come “il male del basket italiano”: vuole argomentare questa affermazione?

“Ho dedicato a Giovanni Petrucci il capitolo più lungo del mio libro. Questo la dice lunga sul personaggio che da decenni guida il basket e, come vediamo, lo sta affossando. Petrucci ha la malsana abitudine di colpire gli avversari con il potere, le relazioni, le amicizie, i giornali disponibili. Non ha mai avuto un progetto proprio, ha sempre cercato di distruggere quelli degli altri che lo avrebbero messo in ombra ed evidenziato la pochezza del movimento. Confermo che Petrucci presidente della Federazione è un tappo che blocca ogni iniziativa, ogni idea. Con le leggi attuali nessuna riforma può essere attuata senza la Federazione. Spero che chi vuole il bene del basket, sblocchi la situazione”.

 

In tutta questa situazione, lei si sente più vittima o colpevole? Tornando indietro, agirebbe ancora in questo modo, cercando di salvaguardare gli interessi della Mens Sana?

“Ho sempre cercato, anche sbagliando, di fare gli interessi della MSB. Non lo dico io, ma il procuratore che ha indagato per cinque anni e il giudice nelle motivazioni alla fine del processo. Sono colpevole di aver fatto una frode fiscale per adeguarmi al sistema, è un errore e ne pago le conseguenze. Sono sicuramente vittima del voltafaccia di Fabrizio Viola, ex Amministratore Delegato del Monte dei Paschi di Siena, e di Egidio Bianchi, la cui falsa testimonianza mi è costata l’arresto e 20 giorni ai domiciliari, oltre che le dimissioni da Presidente della Lega Basket, ruolo che da illustre sconosciuto del Basket andrà a ricoprire proprio Bianchi. Strano, vero?”.

 

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