Il triplice ruolo di Maresca ed un’immensa passione per il Basket (di) Roma

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Come si fa ad essere contemporaneamente presidente, allenatore e giocatore? Lo abbiamo chiesto a Giuliano Maresca, uno Sportivo con la S maiuscola, devoto al sacrificio e portabandiera del lavoro duro sotto ogni fronte. Proprio da lui, che di maglie da gioco ne ha indossate tante, sta nascendo un progetto nuovo e pieno di speranze. Quattro anni fa, infatti, dopo aver deciso di tornare a giocare in A2 con la Virtus Roma, la squadra della sua città, Maresca ha dato vita ad una società che rappresentasse un punto di riferimento per il basket capitolino: “Basket Roma“. Quest’anno, per la prima volta, oltre ad essere presidente ed allenatore di alcuni gruppi giovanili, l’ex Treviso e Brindisi (solo per citarne alcune) vestirà anche la casacca della prima squadra che parteciperà al campionato di C Gold. Sono “bastati” 4 soci, i campi-simbolo di una vita e tantissima passione per la pallacanestro, oltre la pazienza di chi costruisce qualcosa dal basso, per creare qualcosa di unico.

Raccontaci della tua nuova esperienza: presidente, allenatore e giocatore in un colpo solo...

Questo triplice ruolo è arrivato per tempo e gradualmente  il progetto è iniziato quando ho firmato con la Virtus ma nell’associazione ero solo presidente, visto anche il poco tempo a disposizione. Dall’anno scorso, giocando in serie B con la Tiber (che si trova a 500 m dai nostri campi!) ho avuto modo di trascorrere più tempo qui ed allenare due gruppi. Da quest’anno invece ci sarò 24h al giorno e ne sono felicissimo perché c’è tantissimo lavoro da fare. La nostra società sta crescendo molto.

Quali sono i punti di forza del progetto?

Abbiamo 2 campi più un terzo, in cui stiamo terminando i lavori. Siamo partiti con pochissimi numeri (un solo gruppo di 2002 di 17 ragazzi, nient’altro) ed ora abbiamo 500 iscritti, siamo 15 persone nello staff tecnico, più 10 di staff societario. Certo, ci vuole programmazione, spesso fino a notte fonda, ma ci piace tanto perché è “nostro” e soprattutto lo è sempre stato visto che siamo tutti cresciuti qui, ai tempi della Sam di Castellano. Stiamo crescendo con orgoglio!

Seppur graduali, come concilierai tutti questi impegni?

A livello di impegni siamo sempre stati molto impegnati quindi non mi spaventa, soprattutto per il tempo che spenderò qui. Allenerò anche 2 gruppi: essere un esempio e giocare non sarà facile.

Come la vivi da giocatore? Che ne pensi della C Gold, un campionato a metà tra il “professionismo” e l’amatoriale?

Grazie alla partnership con l’Università Telematica IUL, abbiamo potuto rilevare il titolo di C Gold che ci permetterà di gareggiare in un campionato parecchio competitivo ma anche molto particolare. Sto imparando a conoscerlo adesso ed effettivamente si incontra di tutto: da ex giocatori di Serie A/A2/B a giovani promesse, ma anche giocatori che meriterebbero ben altre categorie che però, a causa del momento storico, hanno scelto di avvicinarsi a casa e lavorare, non rinunciando al basket. 

Quali sono gli obiettivi ed i progetti futuri del Basket Roma?

Di sicuro abbiamo un obiettivo comune generale ossia continuare a crescere ragazzi preparati ed appassionati, puntando quindi soprattutto sul settore giovanile. Nello specifico, provare a replicare lo Scudetto U14 femminile, proseguendo in questo percorso di miglioramento. Per quanto riguarda il settore maschile abbiamo un paio di gruppi molto competitivi (U15 e U16) a cui si aggiunge un U14. Come dicevo in precedenza, la C Gold invece sarà tutta una novità: saremo competitivi ma senza affanni di fare risultato a tutti i costi. Vogliamo crescere e dare linfa al futuro, ripartendo ogni giorno dagli errori, consolidando il lavoro dello staff, senza pensare troppo alle vittorie. Proprio per questo, accanto alla C Gold, abbiamo mantenuto la squadra di C Silver che darà minuti ai nostri giovani e giovanissimi, cosicché si confrontino subito con la pallacanestro giocata.

Che ne pensi del ritorno della Virtus Roma in Serie A?

Ne sono molto contento e lo sono proprio perché  il giorno in cui ho accettato di tornare a giocare nella mia città l’ho fatto con il desiderio di vederla tornare in Serie A. I tre anni che ho vissuto sono stati un trampolino di lancio per la società, anche se non sono stati fortunatissimi, ed esserne stato il Capitano mi ha reso orgogliosissimo di vestire quella maglia. Ho stretto legami importanti e spero davvero che la Virtus torni ad essere quella che era un tempo perché è la prima e storica squadra di Roma. Ma questo accade solo con la pazienza di costruire: è quella che ti permette di raggiungere certi obiettivi. Spero sia un primo passo per riavvicinare tanta gente appassionata.

L’All Star Colosseum (3 partite amichevoli tra i migliori giocatori, le migliori giocatrici ed i migliori giocatori di basket in carrozzina originari di Roma, n.d.r.) che avete organizzato quest’estate ha dimostrato che Roma ama la pallacanestro e che c’è tanta gente che vive di questo…

L’All star ha dimostrato questo e soprattutto ha dato riprova del fatto che le cose si fanno solo con pazienza e costanza. Spero che quell’evento organizzato da noi sia da esempio, affinché i ragazzi non debbano per forza andare via per giocare ma, anzi, abbiano l’opportunità e l’onore, un giorno, di vestire la maglia della propria città, com’è stato per me!

Stanno per iniziare i Mondiali e tu quella maglia azzurra l’hai indossata per un po’: come vedi il discorso Nazionale?

Aldilà di quello che accadrà sul campo che è sempre imprevedibile, spero che la Federazione e la squadra siano in grado di tornare ad essere un esempio. Purtroppo ora la gente è disinnamorata e guarda la Nazionale solo in base al risultato. Deve essere il traino e deve saper comunicare quanto vale quella maglia, al di là dei risultati che, in quest’ottica, non tarderebbero ad arrivare. Il movimento riparte solo se riparte l’entusiasmo. Come qui da noi: stiamo creando identità e famiglia, prima di vincere o perdere le partite! Spero che tornino a farlo sia la Nazionale che la Virtus Roma!

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