Julius Randle e Andrew Wiggins non hanno paura della NBA, l’autostima non manca

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Embiid? Vonleh? Gordon? Nono, il migliore bigman del draft sono io, non mi considero secondo a nessuno, è la mia attitudine in campo ed il modo in cui sono cresciuto.”

Deciso, fiducioso e consapevole del proprio potenziale, Julius Randle si presenta così alla NBA che tra una settimana lo accoglierà ufficialmente. Tra la chiamata #4 e la #10, più squadre selezioneranno un lungo, proprio per questo è d’attualità la discussione “Gordon, Vonleh o Randle?”, considerando che Joel Embiid verrà chiamato con la #1 o #2. Il prodotto di Kentucky non ha dubbi su chi sia il migliore e, continuando l’intervista per ESPN, dice:

“Quando ho scelto Kentucky non ho pensato solo al basket. Volevo scegliere un gran college da tutti i punti di vista, volevo divertirmi, seguire i corsi di studio giusti, essere circondato da persone e compagni di alto livello, e così è stato. Di sicuro mi mancherà, ma so che il prossimo passo sarà importantissimo per me, la mia carriera e la mia famiglia.”

Infine Randle ha trovato il modo di chiudere definitivamente ad una possibile operazione al piede, dopo il rumors diffuso da Wojnaroski, successivamente attaccato dal prodotto di Kentucky e da sua madre:

“Mi ha visitato il miglior specialista della nazione ed ha detto che nessuna operazione è necessaria. Credo che questi rumors vengano diffusi da squadre che vogliono che perda delle posizione al draft per potermi scegliere.”

Randle ha tantissima fiducia nei suoi mezzi, ma Andrew Wiggins non ne ha di meno. Se i Cleveland Cavaliers decidessero di puntare su Embiid, l’esterno di Kansas potrebbe finire a Philadelphia, ma a lui sembra non importare la squadra per la quale giocherà. Uno scout lo ha stuzzicato dicendo:

“Ha un atletismo fuori dal normale, è un ottimo difensore sulla palla e diventerà prestissimo un tiratore di primo livello. La mia vera preoccupazione è se sarà mai una star e se avrà il killer instinct necessario per vincere.”

La risposta di Wiggins non è tardata ad arrivare:

“Sarò una star in qualsiasi squadra giocherò.”

 

 

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