Lo Stella Rossa non dice “no alla guerra”, fischi a Kaunas

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Domenica 3 aprile si è giocata Zalgiris-Stella Rossa alla Zalgirio Arena di Kaunas. Ai padroni di casa è servito un overtime per prevalere sui serbi con il punteggio finale di 103-98. Ma a catturare l’attenzione mediatica non è stato il risultato, quanto piuttosto un episodio avvenuto prima dell’avvio del match. Durante la fase di presentazione delle due squadre, i lituani dello Zalgiris sono scesi sul parquet con uno striscione che chiedeva la fine della guerra. Alla protesta hanno partecipato anche i membri della terna arbitrale, ma non i giocatori della squadra ospite. I biancorossi avrebbero ricevuto indicazione dai propri dirigenti di non prendere parte alla rimostranza. Lo Stella Rossa Belgrado, città che ospiterà le prossime Final Four, si è dunque rifiutato di dire no alla guerra. Decisa la reazione degli oltre 10.000 presenti alla Zalgirio Arena, che hanno ricoperto di fischi i giocatori della squadra ospite.

Durante il quarto periodo ci sono state tensioni tra alcuni tifosi lituani ed i tifosi serbi presenti, tensioni ulteriormente alimentate da alcuni dirigenti biancorossi. Per questo motivo, prima dell’inizio del tempo supplementare, il settore degli ospiti è stato svuotato. I tifosi serbi hanno dovuto lasciare il palazzetto e sono stati scortarti in aeroporto da alcuni agenti di polizia.

Aaron White, ex Zalgiris ora in forza al Crvena Zvezda, al termine della partita ha scritto sul proprio profilo twitter: «Come squadra, ci è stato chiesto di non toccare lo striscione. Ci tengo però a chiarire che non appoggio la guerra e voglio la pace».

Lo stesso Stella Rossa ha rilasciato una lunga dichiarazione la mattina seguente: «Il KK Crvena Zvezda, in qualità di società sportiva e rappresentante della Repubblica di Serbia che ha preso una posizione chiara sul conflitto in Ucraina, segue le posizioni ufficiali del nostro paese. Già alcuni giorni prima della partita in Lituania da parte nostra è stato chiarito di non voler permettere la politicizzazione e di non voler portare uno striscione con i colori della bandiera di nessun paese, e di non voler partecipare alla manipolazione e politicizzazione di uno degli slogan più umani e universali (STOP WAR)». Nei giorni scorsi Aleksandar Vučić, filorusso, è stato eletto per un secondo mandato come presidente della Serbia.

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