Warriors-Rockets, le pagelle: Houston c’è, ma Golden State è indomabile

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GOLDEN STATE WARRIORS

Kevin Durant 8.5: controlla senza strafare i primi due match, entrambi vinti da Golden State nonostante le difficoltà degli Splash Brothers, poi esplode in gara 3 (46 punti, 6 assist con 6 triple a bersaglio) senza riuscire a chiudere la serie in anticipo. L’infortunio in gara 5 lo esclude dalla serie in anticipo, ma per sua fortuna i suoi compagni rimangono concentrati sull’obiettivo finale. Quando è in campo la palla si muove leggermente meno, ma è un prezzo che Steve Kerr è disposto sicuramente a pagare per avere dalla sua parte il #35.

Stephen Curry 7: non abbiamo assistito alla miglior versione di Stephen Curry, la difesa di Chris Paul e la piccola distorsione subita nell’ultimo match della serie precedente hanno sicuramente influito, ma ciò non può giustificare il 28% da 3 e il 40% dal campo. Inizia la serie in modo pessimo, tirando con 8/32 da oltre l’arco nei primi 3 match e raggiungendo quota 20 punti solo in gara 2, dopodichè cambia marcia, anche se le percentuali di tiro continuano a non essere le solite. I fantasmi dei primi due match riaffiorano nel primo tempo della decisiva gara 6, chiuso con 0 punti per la prima volta in carriera. Ma, citando LeBron, “Never underestimate the heart of a champion”, ed ecco che Steph rientra in campo pronto a mettersi alle spalle le difficoltà: saranno 33 i punti segnati negli ultimi 24 minuti della serie, con 16 messi a segno negli ultimi e decisivi minuti. Una sua tripla, seguita da una di Thompson, condanna Houston all’ennesima sconfitta contro la corazzata californiana.

Klay Thompson 7: anche lui, come Steph, inizia la serie nel peggiore dei modi. Dopo i primi 4 match, c’è poco da salvare della serie di Thompson, a livello offensivo. In seguito all’infortunio di KD capisce che è il caso di prendersi più responsabilità e salire di livello e chiude a 27 di media (con un 12/23 dalla distanza) gara 5 e 6. Segna 21 punti nel primo tempo di gara 6, nel momento di massima difficoltà dei Warriors, orfani di KD e con un Curry incapace di buttare la palla dentro. Senza i suoi canestri, la successiva esplosione di Curry sarebbe stata probabilmente vana.

Draymond Green 8: sempre presente e costante su entrambi i lati del campo, continua a fare le giuste scelte anche quando i suoi compagni litigano con le percentuali, ma soprattutto è il principale responsabile dell’offuscamento di Clint Capela, troppo lento per contenerlo e non abbastanza pronto offensivamente per sfruttare i centimetri di vantaggio. Chiude la serie sfiorando la tripla doppia di media (13, 10.7 e 8.2), ma non riesce a tirare con percentuali soddisfacenti dall’arco (3/12), un problema relativo nella macchina offensiva dei Warriors.

Andre Iguodala 8: arrivano i playoff e Andre Iguodala conquista un posto da titolare e sale di livello, ormai ci siamo abituati. Segna 15 di media nei primi 2 match garantendo, come al solito, difesa, energia, esperienza e scelte giuste. Molto convincente il suo 42% da oltre l’arco (60% dal campo) così come l’eroica gara 6 chiusa con 17 punti, 5 rubate e 5/8 da tre, di cui tre triple nel difficile primo tempo. Indispensabile e decisivo, così come quando nel finale dei regolamentari in gara 3 segna la tripla che avrebbe potuto chiudere la serie.

Shaun Livingston 7-: come Iguodala, è un pezzo fondamentale nel puzzle di Steve Kerr. Si limita a svolgere il suo compito e a far rifiatare i titolari nei primi 5 episodi della serie, in seguito all’infortunio di KD, sale anche lui di livello e chiude il match decisivo con 11 punti dando una grande mano nel primo tempo.

Kevoon Looney 7-: in assenza di DeMarcus Cousins è lui l’unico lungo vero sul quale può contare Steve Kerr che, infatti, lo usa per 20 minuti a sera. Difende, punisce gli errori di comunicazione difensiva dei Rockets e lotta contro Capela, poi riesce anche lui a salire di livello nell’ultimo match e mettere a referto dei punti fondamentali: 14, 5 rimbalzi, 1 stoppata e 1 rubata nei 20 minuti di impiego fanno ben sperare Steve Kerr in vista della prossima serie e della possibilità di avere di fronte Nikola Jokic.

Andrew Bogut, McKinnie, Quin Cook, Jonas jerebko sv

Steve Kerr 8: i suoi Warriors iniziano alla grande la serie, provano a chiuderla in gara 3, ma subiscono la reazione dei Rockets. Le squadre si conoscono ormai bene e, dal punto di vista tattico, non ci sono state grandi novità rispetto alle attese. Gestisce bene i finali, tutti combattuti e non scontati, ed è bravo a mantenere i suoi sulla retta via dopo l’infortunio di KD. Dovrà lavorare molto nei prossimi giorni: senza KD i Warriors sono decisamente più vulnerabili, soprattutto con uno Stephen Curry altalenante ed una panchina non sempre all’altezza.

 

HOUSTON ROCKETS

James Harden 7,5: disputa alla grande l’ennesima serie contro i Warriors, ma ancora una volta non ne esce vincitore. Deve essere davvero frustrante essere costretti ad arrendersi ad una corazzata del genere praticamente ogni anno, a maggior ragione dopo aver segnato 35 di media. Il possibile MVP della RS non ha colpe, così come la maggior parte dei suoi compagni. Solo in una gara si è fermato al di sotto dei 30 punti (29) e, sfoderando due grandissime prestazioni nelle due vittorie dei suoi, è riuscito a riaprire una serie che sembrava destinata ad una fine anticipata.

Chris Paul 6,5: disputa una serie solida, ma al di sotto delle aspettative per quanto riguarda le responsabilità prese e il numero di possessi gestiti. Riesce a infastidire Curry in diverse occasioni, ma non abbastanza da fermare l’attacco degli avversari. Quando la situazione diventa caldissima tira fuori il meglio di se, chiude a 27 punti (11/19 dal campo e 3/6 da 3), 11 rimbalzi e 6 assist l’ultimo match in cui da tutto su entrambi i lati del campo, come dimostra il pessimo primo tempo di Steph, purtroppo per lui anche questa volta non è abbastanza.

Clint Capela 5,5: disputa una serie molto altalenante, gioca alla grande gara 2 e 3, ma nel resto della serie tocca la doppia cifra in una sola occasione. Incide pochissimo anche nella seconda vittoria dei suoi Rockets ed il motivo è ben chiaro: D’Antoni non può tenerlo in campo nei minuti decisivi contro la death lineup dei Warriors (solo 28 minuti medi di utilizzo) in quanto non riesce a far pagare la differenza di chili e centimetri a Green ed in difesa non ha il solito impatto come dimostrano le sole tre stoppate e una rubata nell’arco di tutta la serie.

Eric Gordon 7,5: in questa serie è stato lui il secondo violino dei Rockets, ha tirato più di Paul, ha preso tanti tiri pesanti, ha rincorso Klay Thompson con risultati tutto sommato sufficienti, dimostrando notevoli miglioramenti difensivi, ed è stato fondamentale nella vittoria all’overtime in gara 3. Chiude con 20 di media, ottime percentuali e oltre 3 triple a bersaglio in ogni match, numeri influenzati negativamente dalla sua gara 6 terminata ad appena 9 punti, di gran lunga la peggiore della serie.

PJ Tucker 6: 40 minuti di media bastano a spiegare quanto sia importante Tucker per il suo allenatore che lo lascia costantemente in campo anche quando, come in gara 1, non riesce a produrre nulla (0 punti, ma 4 palle recuperate). Gioca molto meglio il resto della serie: 13 punti di media segnando sempre 3 triple ad eccezione di gara 3, e almeno 10 rimbalzi nei 4 episodi centrali della serie. Se l’assenze di Ariza rispetto alla serie dello scorso anno non si è affatto sentita, il merito è solo suo.

Austin Rivers 6: anche per lui vale lo stesso discorso fatto per molti dei suoi compagni, ha dato tutto ed il suo compito lo ha sicuramente svolto, soprattutto in gara 2 e 4. Tira con un buon 37% dalla distanza ma tende a soffrire nella sua metà campo.

Iman Shumpert 6: meno pericoloso e prolifico del compagno Rivers, ma ugualmente positivo nel complesso. Supera per due volte la doppia cifra in punti segnati, ma in altre due occasioni non riesce ad andare a referto.

Kenneth Faried, Gerald Green, Hilario Nene sv.

Mike D’Antoni 6,5: se per James Harden è frustrante non riuscire a battere i Warriors in nessun modo, pensate a Mike D’Antoni. Il coach italiano non ha colpe nella sconfitta dei suoi, non riesce a far entrare e rimanere Capela nella serie, ma probabilmente nessuno ci sarebbe riuscito. Prova a fronteggiare l’attacco dei Warriors allo stesso modo dello scorso anno nonchè nel modo più appropriato, con continui cambi e scommettendo su Green e Iguodala, ma l’epilogo è anche più amaro rispetto a quello di un anno fa.

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