Aradori: “Vincere per tornare ad un modello virtuoso. Sacchetti? Un innovatore”

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Il capitano della Nazionale azzurra Pietro Aradori è stato intervistato da La Gazzetta dello Sport nel grande giorno della sfida contro l’Ungheria, che potrebbe essere decisiva per la qualificazione dell’Italbasket ai prossimi Mondiali. Ecco un estratto delle sue parole.

Con l’Ungheria il basket italiano si gioca anche la faccia? “E’ una partita importantissima, decisiva per il futuro del movimento. Andare in Cina non ci può bastare. Bisogna anche andare oltre: spero che la qualificazione sia lo sprone per tornare ad un modello virtuoso, quello degli anni 90, quando in serie A giocavano grandi campioni stranieri, avevano spazio anche gli italiani e i nostri club dominavano in Europa. Oggi non è così: gli italiano sono in grande minoranza per fare spazio a stranieri che per l’80% sono mediocri.”

Un commento anche ai grandi esclusi dalla Nazionale: “E’ una situazione molto particolare e delicata. Intanto Gallinari, Belinelli, Hackett, Datome e Melli fanno parte del gruppo storico, non sono giocatori piovuti dal cielo. Io sono del parere che in Cina devia andare la squadra migliore ma so già che, al momento delle scelte, ci sarà qualche scontento. Questa è la legge dello sport: prendere o lasciare. Tempo al tempo, intanto qualifichiamoci, poi se ne parlerà. Sacchetti? Quello che conta è come Meo ci mette in campo e la fiducia che ha nella squadra. In questo senso è una garanzia. Per me Sacchetti è un innovatore: col suo “triplete” a Sassari ha introdotto un basket nuovo, più libero in attacco, meno conservativo.” La ricetta per battere l’Ungheria? “Iniziare forte, controllare la partita prendendo subito un vantaggio importante.”

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