Chicago, abbiamo un problema: cos’è andato storto nelle prime due gare ai Playoffs

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Negli ultimi quattro giorni a Chicago è successo questo, in ordine cronologico: i Bulls perdono Gara-1 in casa, Joakim Noah viene nominato DPOY, Tom Thibodeau chiude terzo per il Coach of the Year, i Bulls perdono Gara-2 in casa. Le due sconfitte stonano con quello che hanno dimostrato i Tori nel corso della stagione, meriti che sono stati riconosciuti da premi assegnati a giocatori (al plurale, tenete buono Taj Gibson come possibile Sesto Uomo dell’Anno) e allenatore.

Eppure sono bastati i Washington Wizards, non certo la corazzata da battere in questa post-season, perchè i Bulls si sciogliessero come neve al sole. Tutto va preso con le dovute proporzioni: entrambe le partite disputate fin qui sono state molto equilibrate, la prima vinta dagli ospiti per 9 punti in rimonta e la seconda conclusasi soltanto all’OT.

D.J. Augustin, Marcin Gortat, Nazr Mohammed, Jimmy ButlerAnalizzando in particolare i duelli che si sono creati sul parquet, Joakim Noah ha trovato molte difficoltà ad occuparsi praticamente da solo di Marcin Gortat e Nenè, due giocatori il cuo ruolo naturale è il centro e che possono sfruttare la propria taglia per fare la voce grossa sotto canestro. Lo stesso centro francese dei Bulls in attacco non ha avuto problemi, ma nella propria metà campo ha trovato un insufficiente aiuto in Carlos Boozer, forse anello debole della difesa di Chicago e ormai sfiduciato anche dall’allenatore. Boozer ha giocato 24 minuti con 11 punti in Gara-1 e solo 21 minuti con 5 punti in Gara-2. La mancanza di centimetri è stata tutto sommato colmata da Taj Gibson, autentico fattore in uscita dalla panchina (12 punti in Gara-1, 22 in Gara-2 con 10 rimbalzi di cui 9 offensivi), ma non si può dire lo stesso per il backcourt.

Se DJ Augustin è l’autentica sorpresa di questa stagione dei Bulls, nelle prime due partite hanno parecchio deluso Kirk Hinrich e Jimmy Butler. E’ proprio nel backcourt che Chicago sta avendo le maggiori difficoltà, sia a livello offensivo che difensivo: John Wall e Bradley Beal (anche se quest’ultimo solo in Gara-2) stanno facendo il bello e il cattivo tempo, mentre Hinrich ha sbagliato i possessi decisivi di Gara-1 e un libero forse più importante nei minuti finali di Gara-2. Butler invece ha giocato addirittura 53 minuti in Gara-2, complice il supplementare, ma ha chiuso con 2/9 al tiro, troppo timido in un contesto che invece gli chiedeva di aiutare offensivamente i compagni viste le difficoltà appunto di Boozer e di Hinrich.

Sicuramente non è il record di 34-16 dopo la cessione di Deng, con ovviamente l’assenza di Derrick Rose, ad aver fatto rilassare questi Bulls, che possono contare su un allenatore dal pugno di ferro e una serie di giocatori pronti a dare tutto per ottenere la vittoria. Chicago sta lottando e proprio grazie al dominio a rimbalzo offensivo (17 a 8) e ai punti nel pitturato (44 a 22) in Gara-2 è in partita, altrimenti sarebbe stato probabilmente un massacro (i Wizards hanno anche tirato col 57% dalla lunetta). Dall’altra parte per l’esplosività di John Wall e la capacità di colpire dalla distanza di Bradley Beal stanno facendo impazzire la retroguardia dei Bulls, mentre le due torri Gortat-Nenè stanno creando parecchi problemi a Joakim Noah, chiamato a fare un lavoro quasi doppio. La serie ora si sposta a Washington, i Bulls hanno le carte in regola per riaprire la serie, ma se dovessero perdere Gara-3 non ci sarebbe più nulla da fare.

Infatti solo 19 volte nella storia della NBA una serie di Playoffs al meglio delle sette è iniziata con un 2-0 in favore della squadra ospite (una di queste Portland-Houston di quest’anno) e il bollettino indica un record di 15-3 per le compagini che a questo punto si sono trovate in vantaggio (non contando quella ancora in corso tra Rockets e Blazers), ma ben 9 di queste serie si sono concluse con uno sweep, 4-0.

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