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Esclusiva BU, Riccardo Fois: “Con la Nazionale vogliamo aprire un ciclo, e la scelta di Mannion…”

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Riccardo Fois nelle ultime 2 stagioni ha fatto parte dello staff tecnico dei Phoenix Suns, con il ruolo inerente al Player Development. Dopo questa esperienza, che lo ha portato a luglio a giocarsi le Finals, ha deciso di fare ritorno in NCAA, più precisamente ad Arizona: qui ritrova Tommy Lloyd, capo allenatore con il quale aveva già lavorato a Gonzaga dal 2014 al 2019.

Abbiamo approfittato di questi ultimi giorni estivi per scambiare quattro chiacchiere con l’allenatore italiano, che fa parte anche dello staff di Meo Sacchetti in Nazionale.

 

Cominciamo dalla fine: da cosa nasce questa tua decisione di fare ritorno al college?

Tommy Lloyd è il mio mentore, è quello che mi ha dato l’opportunità di cominciare ad allenare a Gonzaga. Per me è stata determinante la combinazione di lui capo allenatore ad Arizona, una delle squadre storiche del college americano, e il fatto che mi abbia aspettato per 5 mesi durante i playoff NBA. È stata una decisione veramente dura perché con Phoenix avevamo creato qualcosa di speciale, io avevo un ruolo e stavamo lottando per il titolo. Alla fine però credo che nella vita bisogna fare delle scelte di onestà intellettuale e andare a ripagare la persona che mi ha dato l’opportunità di entrare in questo mondo, aiutarlo ad avere successo in una sfida come Arizona mi è sembrato giusto. Oltre al fatto che comunque il mio sarà un ruolo importante, in cui posso continuare a crescere come allenatore.

 

Due stagioni in NBA con i Phoenix Suns: cosa ti porti via da questa esperienza?

Mi porto dietro innanzitutto una serie di rapporti umani che magari non sono la prima cosa che ti avrei detto 2 anni fa prima di prendere il lavoro. Invece i rapporti umani che ho costruito, sia con lo staff che con i giocatori, sono veramente la cosa che mi porto dietro con più amarcord. Sono arrivato a Phoenix lo stesso giorno di Monty Williams: avevano vinto 19 partite la stagione prima. Pensare a quello che abbiamo fatto… Il primo giorno eravamo io, Monty, Booker, Ayton e Bridges. Mi ricordo ancora il workout prima del draft con Cam Johnson. Poi poco a poco sono arrivati gli altri pezzi, molto più importanti di me! Però pensare al mio colloquio con James Jones, a quello che mi ha detto, alla sua visione, alla visione di Monty, e vederla veramente realizzata in 2 anni è stata una cosa incredibile mentre la vivevo e ancora più incredibile adesso, rivedendola.

 

A qualche mese di distanza, dopo la sconfitta alle Finals c’è più delusione per l’occasione persa o soddisfazione/consapevolezza per il traguardo raggiunto in appena 2 anni?

A freddo c’è l’orgoglio, non tanto per me o per coach Williams, ma per i ragazzi, perché tutti gli appassionati NBA sanno quanto sia difficile raggiungere le Finals, ed è veramente difficilissimo. Andarci con un gruppo di ragazzi giovani è una cosa quasi inaudita. Siamo arrivati ai playoff con tutti che dicevano “Primi playoff per Booker, primi playoff per Ayton, sarà difficile”. Arrivare in finale e smentire tutti i pronostici è una cosa che dà orgoglio. Chiaro, se me lo avessi chiesto un mese fa ti avrei detto che forse un’occasione del genere non mi ricapiterà più. Io in carriera sono stato fortunatissimo: ho fatto una finale NBA e sono fiducioso di farne altre, però la verità è che ci sono allenatori molto più bravi di me e giocatori che non hanno mai fatto una finale. Essere lì, sul 2-0, e poi perdere 4-2… Ecco: la  cosa che sempre mi porterò nel cuore è quella settimana in cui, da giovedì a giovedì, siamo passati dall’essere in vantaggio 2-0 ad andare sotto nella serie 3-2.

 

In estate squadre come i Lakers hanno stravolto il roster e fatto molte aggiunte. I Nets hanno pagato molto gli infortuni, ma restano una delle franchigie migliori. Chi è la favorita per la prossima stagione?

Se a Brooklyn sono tutti sani, fisicamente parlando, i Nets li vedo mezzo gradino avanti con KD, Kyrie e Harden a pieno regime. Milwaukee: sono i campioni uscenti e Giannis sta solo migliorando, annata dopo annata. Phoenix ha buone chance, perché ci sono tanti buoni giovani: stanno solo raschiando la superficie di quello che è il loro potenziale. La competizione è molto aperta e l’ho constatato in prima persona l’anno scorso, perché ai playoff comunque essere sani gioca un ruolo fondamentale. Sembra banale dirlo, però l’anno scorso gli infortuni di Harden, Irving, Davis, Murray e Kawhi hanno cambiato le sorti di alcune serie.

 

Nell’estate del 2021 l’Italia a livello sportivo si è tolta diverse soddisfazioni, a cominciare dal risultato dell’Italbasket alle Olimpiadi. Secondo te si è trattato di un risultato estemporaneo oppure c’è una base giovane su cui puntare?

Ho fatto un’intervista prima del Preolimpico dove mi hanno chiesto la stessa cosa riguardo al Preolimpico. Io, che sono ottimista di natura, nutrivo molta fiducia nei nostri ragazzi, perché penso sia un gruppo di giocatori speciale, al di là di quella che è la percezione. Ci tengono molto a far bene con la nazionale. Poi il basket maschile, come il calcio, è uno degli sport più competitivi a livello europeo e mondiale, perché ci sono tante nazionali di altissimo livello. In passato magari si giudicavano delle squadre fortissime, che hanno fatto molto bene, ma che hanno perso un quarto di finale e magari avrebbero potuto vincere un oro. Però come diceva dì De Gregori “non è da questi particolari che si giudica un calciatore”. Penso che abbiamo una base di bravi ragazzi, che ci tengono, e abbiamo tanti giovani di grande valore che stanno crescendo. Questa è la cosa che mi da più fiducia.

Io nel mio piccolo ho sempre detto che l’obiettivo era Parigi 2024 e vincere una medaglia a Los Angeles 2028. Siamo già andati molto vicini a Tokyo: penso che con la nuova generazione, che già sta facendo benissimo, si possano creare le basi per una nazionale che competa per vincere delle medaglie per i prossimi 10-20 anni come è successo alla Spagna, alla Francia. Siamo all’inizio, bisogna lavorare e le cose non succedono mai per caso, soprattutto le cose che continuano. Il risultato secondo me va celebrato perché non è facile, ma bisogna fare in modo che diventi la normalità.

 

mannionUno dei protagonisti di questa nazionale è stato Nico Mannion, che ha deciso di venire in Italia alla Virtus Bologna. Conoscendo Mannion, cosa ne pensi di questa scelta per la sua carriera e cosa vuol dire questa firma per il campionato italiano?

Innanzitutto il campionato italiano negli ultimi 2-3 anni mi sento di poter dire che sta crescendo di livello in maniera importante, basta pensare agli acquisti di Milano e della Virtus Bologna, oppure a realtà consolidate ormai da anni come Sassari, Trento, Brindisi e altre che mi sto sicuramente dimenticando. Mannion ha fatto una scelta che dal punto di vista economico ha grande senso e dal punto di vista tecnico ha grande senso, perché per il suo sviluppo probabilmente è la cosa migliore che potesse fare, andare a giocare in Italia e in Europa ad alto livello. Io sono assolutamente favorevole, poi non conosco il ruolo che gli aveva offerto Golden State e ancora meno la parte economica. Il campionato italiano sta crescendo, l’EuroCup è di altissimo livello e andare a Bologna mi sembra una scelta saggia, perché con un allenatore come Scariolo, un Hall of Famer, e con le ambizioni delle Virtus non potrà che crescere nei prossimi 2 anni. Se poi la crescita sarà quella che mi aspetto io e che si aspetta lui tornerà in NBA dalla porta principale.

 

Il sogno nel cassetto di Riccardo Fois?

In questo momento spero di andare alle Final Four NCAA e prendermi il titolo che non ho vinto a Gonzaga, perché è una cosa a cui ci tengo, voglio chiudere questo cerchio. Poi, come ho sempre fatto nella mia carriera, spero di avere successo e di farlo nella maniera giusta, godendomi quello che faccio ogni giorno. Questo è il mio desiderio per quest’anno. Se sarà in NBA, se sarà di nuovo al college come capo allenatore o se sarà in Europa, quello non lo puoi programmare. Sono veramente contento di quello che sono riuscito a fare e vivere ai Suns negli ultimi due anni e spero di vivere le stesse emozioni ad Arizona e di farlo nello stesso modo come è stato a Gonzaga ed a Phoenix.

 

Ringraziamo Riccardo Fois per la solita disponibilità e tutta la redazione gli augura il meglio per la sua nuova avventura ad Arizona.

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