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La potenza dei sogni, Kobe Bryant alla Virtus Bologna

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Nicolas Batum allo SLUC Nancy, Andrei Kirilenko al CSKA Mosca, Serge Ibaka al Real Madrid, Tony Parker all’ASVEL, Semih Erden al Besiktas, Jordan Farmar al Maccabi Tel Aviv, Rudy Fernandez al Real Madrid, Danny Green all’Olimpija Ljubjana, Ty Lawson allo Zalgiris Kaunas, Nikola Pekovic al Partizan, Deron Williams al Besiktas, Wilson Chandler, J.R. Smith e Kenyon Martin in Cina, Brian Scalabrine a Treviso e Danilo Gallinari all’Olimpia Milano. Solo un parziale elenco dei giocatori che durante il lockout dell’NBA nel 2011 decisero di firmare in un campionato diverso, facendo crescere ancora di più la passione dei tifosi di tutto il mondo, che avrebbero potuto ammirare da vicino dei talenti visti soltanto in televisione.

Il protagonista di questa storia è, però, un giocatore che in questa lista non c’è, ma che sarebbe potuto esserci, uno dei giocatori più forti di sempre: Kobe Bryant.

La vicinanza di Kobe al nostro Paese è molto nota: dai 6 ai 13 anni il nativo di Philadelphia ha vissuto in Italia, a seguito del padre, tra Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia. E nel 2011 Kobe Bryant fu concretamente vicino alla Serie A, precisamente alla Virtus Bologna dell’allora presidente Claudio Sabatini.

Nel 2011 Kobe Bryant era nel pieno della sua forza fisica e mentale: aveva appena vinto due titoli (nel 2009 e nel 2010), e a 31 anni era un leone tenuto in gabbia dalla serrata NBA. Lo sciopero dei giocatori lo teneva lontano dal suo palcoscenico e a Claudio Sabatini venne la pazza idea di portarlo a Bologna, mettergli addosso la casacca delle VNere e mandarlo in campo per alcune partite, per un misto di ragioni, sia per marketing che per pura voglia di regalare un sogno ai propri tifosi. E non solo.

Basket, Bryant riceve in dono maglia azzurra: "Disposto ad aiutare Messina"  - la RepubblicaUn giorno Lauro Bon, ex giocatore della Virtus, mi disse: ‘Pres, perché non prova a prendere Bryant fino al termine dello lockout?’ Io lo guardai: ‘Lauro, dici sul serio?’ Rispose: ‘Ho un amico che conosce il suo agente, Rob Pelinka’. Inviai una mail a Pelinka per presentare il nostro progetto, Rob fu cortese e incoraggiante: ‘parliamone’, disse… Iniziò così una delle trattative più incredibili che abbia fatto nella mia carriera di dirigente e imprenditore. Durò due mesi”. Il racconto, nei dettagli, arriva dallo stesso Sabatini, in un’intervista a Libero di un anno fa.

Inizialmente si pensava di firmarlo per una ventina di giorni e per quattro gare di campionato nei palazetti più importanti d’Italia: a Bologna, Milano, Roma e Torino. Quattro sold-out sicuri, quattro partite da trasmettere in tv. “Un messaggio promozionale unico per il basket”, ha spiegato Sabatini. Per rendere realtà questo ambizioso piano, prima ancora dell’assenso di Kobe, ci sarebbe voluto quello della Legabasket, la quale avrebbe dovuto correggere in corsa il calendario di Serie A per dare la possibilità alle sfide prescelte di essere disputate in date vicine tra loro.

“La disponibilità di Kobe andava sfruttata. Così andai avanti con l’idea alternativa che piacque a Kobe, uomo Nike: due partite sole, una a Bologna e una Londraha raccontato Sabatini. “Due grandi esibizioni da organizzare in pochi giorni. Con la spada di Damocle dell’ipotetica interruzione dello sciopero, definimmo l’accordo e inviammo il contratto a Pelinka. Prenotammo anche l’aereo privato che avrebbe portato Bryant in Europa. Parlai con Kobe il giorno prima, era praticamente fatta. Purtroppo il sognò sfumò. Poche ore dopo, l’NBA annunciò il tanto sospirato accordo con i giocatori, lo sciopero si interruppe il 26 novembre e la stagione prese regolarmente il via“.

Lo stesso Kobe Bryant in quei giorni affermò di essere stato vicino a giocare in Italia con la Virtus Bologna, dimostrando in prima persona di essere stato interessato. L’accordo era già raggiunto, anche quello economico, coperto in gran parte dagli sponsor. Non fu solamente un sogno svanito, ma un’occasione persa per aggiungere l’ennesimo, leggendario, tassello alla meravigliosa storia della pallacanestro italiana.

Ma ti ricordi quando Kobe ha giocato alla Virtus?” è diventato tristemente “Ti ricordi quando si parlava di Kobe alla Virtus?”. Gli spettatori avrebbero potuto raccontarlo ai nipoti davanti al caminetto. Purtroppo andò diversamente, ma solamente l’idea portò il basket italiano sulle prime pagine dei giornali, dimostrando ancora una volta la potenza dei sogni.

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