Meo Sacchetti si auto-definisce “in vacanza” e non “in pensione”. Al momento si sta dedicando all’agricoltura in Sardegna, nei pressi di Alghero, dove ha acquistato una villa con terreno annesso.
Dopo la fine dell’esperienza a Pesaro, culminata con la retrocessione, Sacchetti ha un po’ staccato la spina.
Non sono in pensione, mi considero in vacanza. Mi godo la Sardegna come non ero mai riuscito a fare prima. Gli ultimi anni per me sono stati duri ma allenare non è un assillo, se arriverà una proposta che mi piace la valuterò. Ogni tanto sento il mio agente, questa estate ho guardato le Olimpiadi ma non il torneo di basket, ho letto qualche notizia di mercato e ora sto ricominciando a seguire qualche partita. Adesso penso a tenere lontani i cinghiali, a cogliere le olive, fra un mese vedremo quanto olio verrà fuori. E ho anche dei nipotini… Non faccio un tiro a canestro da anni, da quando ho smesso preferisco guardare gli altri.
Citare i Giochi non può che riportare alla mente Tokyo e la precedente impresa di Belgrado in quella estate magica per l’Italia.
L’impresa con la Serbia nasce da molto prima. Poi a Tokyo abbiamo sfiorato la medaglia, siamo usciti ai quarti da veri underdog. Avevamo un gruppo splendido, guidato da un grande capitano come Melli e dall’esplosione di Fontecchio e Mannion. Non dobbiamo avere rimpianti per quel percorso.
L’intervista concessa a La Nuova Sardegna riserva un lungo capitolo all’avventura di Sassari.
Il triplete lo vedo sempre più come una bella favola. Il frutto di un percorso in cui a un certo punto abbiamo accelerato la nostra crescita. Ma quella stagione parte dalla promozione, dai playoff degli anni successivi e della Coppa Italia dell’annata precedente. Poi la Supercoppa ci ha dato fiducia, nei playoff abbiamo vinto partite rocambolesche ma la fortuna devi anche meritartela. Ogni tanto sento ancora Shane Lawal e i Diener, ho rivisto recentemente Devecchi, Vanuzzo e Chessa. Una volta abbiamo fatto una grigliata qui da me e mi hanno finito il mirto. L’esonero fu una bella botta per il mio essere, dopo tanti anni a Sassari. Con il tempo però ho imparato a conservare solo gli aspetti positivi di ogni esperienza.
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