Milwaukee-Detroit, le pagelle: Griffin e Drummond rullati dai Bucks secondo pronostico

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Milwaukee Bucks

 

Giannis Antetokounmpo, 9: gioca appena 28 minuti di media, quanto basta per dominare una serie senza storia. Non incide particolarmente dall’arco e in gara 3 fatica molto al tiro (5/13), ma termina con più di 26 punti e 12 rimbalzi di media, tirando con oltre il 50% dal campo. Gara 4 è l’unica partita in cui non registra una doppia doppia, in compenso realizza 41 punti conditi da ben 4 stoppate. Detroit non sarà stato un test valido per valutare Giannis ai playoff, ma il greco ha fatto registrare 94 punti di Defensive Rating.

Khris Middleton, 8: il giocatore che tutti gli allenatori sognano di avere nella propria squadra. Chiude la serie a quasi 20 punti di media con una precisione chirurgica al tiro da tre (11/24). Non va mai sopra le righe, mai una sbavatura: le sue statistiche sono condite da 4 assist e 5 rimbalzi a serata, ma l’eccellente lavoro svolto in difesa non si può quantificare. Termina inoltre la serie con quasi 30 punti di Net Rating.

Eric Bledsoe, 7,5: si esalta sui due lati del campo, mostrando lampi di puro talento. Offensivamente parlando gode di un ottimo periodo, chiudendo sopra il 50% al tiro la serie, e in particolare mostra di aver migliorato il QI cestistico per quello che riguarda la selezione di tiro (7/12 in gara 4). Fatica dall’arco e cala leggermente di rendimento nelle due gare in trasferta, ma in gara 2 trascina la squadra alla vittoria con 27 punti e 6 assist.

Brook Lopez, 8: la sua presenza in campo è un’arma tattica devastante contro i Pistons, perché costringe Drummond ad uscire dal pitturato. Se a tutto questo aggiungiamo pure il fatto che è riuscito ad essere un fattore anche nella propria metà campo (3.5 stoppate), non possiamo che promuoverlo a pieni voti. Si scatena in gara 3 con 19 punti, 7 rimbalzi e 5 stoppate, chiudendo con un ottimo 8 su 13 dal campo. Termina con il miglior dato per True Shooting (68%) e per Net Rating (38.7, che diventa quasi 50 nelle due partite casalinghe).

Sterling Brown, 6,5: parte in quintetto in tutte le partite della serie e svolge un compito più che discreto. In gara 1 realizza tre canestri dall’arco, terminando con 11 punti, mentre nell’atto conclusivo registra 9 punti, 13 rimbalzi e 6 assist. Tira poco e tira molto bene (11/19), ma soprattutto si sbatte su entrambi i lati del campo senza mai tirarsi indietro.

George Hill, 6: il suo compito è quello di portare ordine e playmaking in campo, permettendo così a Bledsoe di rifiatare. In gara 1 si spinge oltre, realizzando 16 punti (6/11 al tiro). Sempre in controllo, limita notevolmente le palle perse e permette alla squadra di giocare in maniere più ragionata, spingendo sull’acceleratore quando necessario.

Ersan Ilyasova, 6: tra tutti è quello che soffre maggiormente il cambio di marcia nei playoff. Si sblocca nel momento del bisogno e in gara 3 sfodera una prestazione da 15 punti mandando a segno tre triple. Compensa con un discreto lavoro in difesa ed a rimbalzo, voce alla quale chiude con quasi 7 di media.

Pat Connaughton, 6: innesto di lusso dalla panchina nei primi due incontri della serie, chiusi rispettivamente con 10 punti in gara 1 e 18 in gara 2 (8/10 dal campo). Cala vistosamente di rendimento nelle due trasferte a Detroit, soprattutto in difesa.

Mirotic, Wilson: s.v.

Coach Budenholzer, 8: i pronostici avevano previsto un dominio totale dei Bucks in questo primo turno e così è stato. Questo non deve togliere alcun merito al lavoro di Budenholzer, perché le partite vanno vinte sul campo: quasi 24 punti di scarto medio, meno di 100 punti di media subiti e solo una volta sotto i 120 realizzati. A tutto ciò aggiungiamo il fatto che coach Bud ha distribuito in maniera eccellente i minuti tra i suoi giocatori: questo ha permesso sia di tenerli a riposo il più possibile (8 i giocatori di Milwaukee con 20 o più minuti di media, nessuno sopra i 30), sia di mantenere alto lo stimolo per le riserve all’interno del roster, che lo hanno saputo ripagare.

 

Detroit Pistons

Andre Drummond, 6,5: si può rimproverare molto poco al centro dei Pistons. Drummond chiude con una doppia doppia di media da 14 punti e 13 rimbalzi, statistica in cui fa la voce grossa. Cade nelle trappole di coach Budenholzer e si incaponisce troppe volte sotto canestro cercando di forzare le conclusioni al ferro (44% al tiro).  In difesa soprattutto soffre il gioco perimetrale degli avversari, che cercano il più possibile di togliergli il gioco fisico con cui compensa la scarsa mobilità e, eccetto in gara 1, paga il resto della serie per problemi di falli.

Blake Griffin, 7: gioca solamente due partite e nonostante l’infortunio al ginocchio mette in piedi due prestazioni di ottimo livello in gara 3 e 4, realizzando rispettivamente 27 e 22 punti. Senza dubbio il risultato della serie con lui anche nelle due prime sfide non sarebbe cambiato, ma coach Casey ha dovuto fare a meno del suo giocatore migliore. Realizza 6 assist in entrambe le apparizioni e chiude gara 4 con il 53% al tiro e 4 canestri su 6 tentativi dall’arco.

Reggie Jackson, 5,5: le cifre sono altisonanti, ma la prestazione complessiva non può essere giudicata sufficiente. Termina i playoff con quasi 18 punti e 7 assist di media: chiude molto bene da tre punti in gara 4 (5/9, 26 punti) dopo una deludente prestazione all’esordio. Viene da mettersi le mani nei capelli quando si guarda alla sua prestazione difensiva (128 punti di defensive rating, quasi 140 nelle prime due gare), dimostrando così ancora una volta di non essere un giocatore adatto a giocare a questi livelli.

Luke Kennard, 6: in controtendenza rispetto alla squadra. Parte molto forte nelle prime due, realizzando 21 e 19 punti con percentuali irreali dall’arco (8/11). Cala inspiegabilmente quando la serie si trasferisce a Detroit, perché non solo tira male, ma diminuiscono in gran numero i tiri tentati. Da migliorare senza dubbio il lavoro nella propria metà di campo.

Wayne Ellington, 4,5: gioca 32 minuti di media, sfiorando i 40 in gara 3. Il suo apporto è pressoché nullo se si considera che dovrebbe essere un tiratore e realizza appena 7 triple su 22 tentativi in quattro partite. In difesa soffre tremendamente la freschezza e la fisicità dei suoi avversari.

Ish Smith, 4: doveva essere la prima alternativa dalla panchina e la soluzione allo stallo offensivo per Detroit, mentre si è rivelato in pessima forma durante questi playoff. Registra appena 6 punti di media, sbattendo ripetutamente contro l’attenta difesa dei Bucks: 26% dal campo su quasi 10 tiri tentati a serata, 1/7 dall’arco. Offensive rating di 81 punti e 30% di True Shooting. Si poteva fare peggio?

Langston Galloway, 5,5: si limita a svolgere il proprio compito e quando prova a creare soluzioni dal palleggio non sembra essere propriamente a suo agio. Chiude tirando con il 36% dall’arco (25 conclusioni su 34 sono arrivate dai tre punti), ma con una selezione al tiro discutibile quando prova ad addentrarsi nel pitturato. Risulta in compenso uno dei migliori difensori tra i suoi.

Maker, Brown, Pachulia e Thomas: s.v.

Coach Casey, 5,5: voto insufficiente per il vincitore del premio di Coach of the Year nella passata stagione. Casey però ha dovuto fare i conti con l’assenza di Blake Griffin nelle prime due sfide e con la pessima serie disputata da Ellington e Smith. Un peccato per Detroit non essere riuscita a sfruttare maggiormente la fisicità di Drummond e l’ottimo stato di forma di Kennard, uscito inspiegabilmente dalla serie dopo il rientro di Griffin. Resta il fatto che i Pistons non avrebbero avuto comunque mezza speranza contro Giannis&Co.

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