Non chiamatele “coppette” FIBA

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L’Europa era da troppo tempo un muro difficile da superare per le italiane. Negli ultimi anni solo l’Eurochallange aveva regalato gioie alle squadre del Bel Paese, contrastando i grossi limiti che invece emergevano per le varie contendenti in Eurolega e Eurocup. La nuova composizione dopo la diatriba FIBA-ULEB ha aperto un varco, ha fatto strada ampliando a ben 4 coppe di differente livello e difficoltà e gli ultimi anni ci hanno donato dati ben distinti: le italiane sono padrone solo nei tornei FIBA.
La freschissima vittoria della Virtus Bologna sotto il cielo di Anversa (seconda italiana dopo Venezia a giocarsi le Final Four nelle ultime tre edizioni) e titoli di Europe Cup accasati a Venezia e Sassari bastano per evidenziare con forza un distacco clamoroso con la cugina ULEB, soprattutto nell’ultimo annata cestistica. Certo, abbiamo tutti in mente le straordinarie semifinali giocate da Trento e Reggio Emilia, arrivate da underdog in semifinale e uscite sconfitte tra gli applausi;  non dimentichiamo però l’alone di favola che aleggiava sopra le due contendenti, già sfavorite in partenza, che chiusero il loro straordinario percorso europeo tra un “ci avete fatto sognare” e un più sconsolato “di più non si poteva proprio fare!”.
Insomma, le esperienze recenti evidenziano ancora come sia difficile considerare l’italiana di turno favorita in certi contesti, ma mostrano comunque un grande sostegno comune all’interno di un torneo continentale, specialmente nelle fasi cruciali.

(fiba.basketball)

Ma, a tal proposito, un flashback appare necessario. Quali furono le voci che hanno a lungo accompagnato il cammino di Varese, Sassari e Bologna dalle fasi iniziali nei rispettivi tornei? Voci “altamente positive”: c’è chi parlava di perdita di tempo, chi di buffonata, chi ancora (la maggior parte) preferiva apostrofare Champions League e Europe Cup con il termine “coppetta”. Ebbene sì, un dispregiativo che metteva in luce la grande differenza tra quelle che a parer unanime sono le grandi competizioni europee (per intenderci, quelle dove il tricolore non sventola mai) e le altre due, per certi versi considerate meno importanti anche del torneo dell’oratorio. E precisiamo: non è solo un’espressione “da tifoso”, essa appare nei discorsi di addetti ai lavori, patron di squadre, dirigenti e chi più ne ha più ne metta. La Champions League non merita lo stesso rispetto e la stessa considerazione della cugina Eurocup; le partite vere non si vedono su Youtube.

Il dubbio sorge spontaneo: perché, nonostante dati e trofei alla mano, ancora vengono snobbati i tornei FIBA? Come mai ci si ostina a criticare determinate scelte o a tacciarle per impopolari quando invece è molto spesso palese l’inferiorità di alcune squadre italiane in tornei complessi e ricchi come Eurocup e Euroleague?
Quel che l’ultimo anno cestistico ci ha insegnato è che sicuramente non è oro tutto quello che luccica: le grandi speranze riposte nella super Olimpia Milano sono colate a picco dopo aver trovato l’apice nel momentaneo sesto posto in regular season. Ci ha però insegnato lo stesso coach Pianigiani a non esaltare troppo le italiane, mettendo a scudo di ogni sconfitta il grande merito delle altre e la lampante inferiorità dei suoi ragazzi (non mi dilungherò, qualcun altro ne ha già parlato ampiamente). L’Eurocup, non da meno, è stata tragica per Brescia, Torino e Trento, imbeccate probabilmente nella peggior annata e finite fanalini di coda nei rispettivi gironi.

L’intento qui non è criticare i percorsi di una squadra rispetto a un’altra, perché quando si parla di italiane in Eurolega, Eurocup o FIBA non ci sono bandiere che tengano. Si vuole solo portare alla luce la realtà chiara e indubbia dei fatti: non siamo ancora all’altezza. Non quest’anno, probabilmente è difficile lo saremo il prossimo. Perlomeno non lo siamo mentalmente.
Magari fra un paio d’anni potremmo competere a pieno titolo nell’Eurocup di Alba Berlino e Lietuvos Rytas, non da underdog sognanti ma da temute concorrenti al titolo. Magari Milano smetterà con il complesso di inferiorità e sarà l’avversaria più ostica dei playoff. Ma in questo momento storico, dove si litiga tra un campionato a 16 e un ucraino poco gradito per l’assemblea, è meglio mettersi comodi e godersi la “coppetta”, che nonostante trasferte in palazzetti assurdi e sfide d’altri tempi con squadre ormai nostalgiche dei tempi andati merita considerazione e non diniego. E che in fin dei conti ci fa esultare veramente.

fonte foto in evidenza: championsleague.basketball

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