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Utah Jazz vs. Los Angeles Clippers: le pagelle della serie

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Utah Jazz

Donovan Mitchell, 8.5: offensivamente una serie mostruosa: quasi 35 punti di media con il 45% da tre e una costanza nel trascinare la sua squadra a livello realizzativo da primo della classe. L’esordio lo vede protagonista con 45 punti: seguono altre quattro partite sopra quota 30 (39 per allungare la serie in gara 6). Unica gara sottotono (4/14 da tre) è la sconfitta in gara 5 con “appena 21 punti”. Purtroppo non è bastato e anche lui difensivamente dovrà interrogarsi su cosa è andato storto.

Rudy Gobert, 5: è molto difficile valutare complessivamente la prova del centro francese. Sicuramente uno dei migliori difensori della Lega. Sicuramente però i Clippers lo hanno costretto a uscire dalla sua comfort zone contro il quintetto piccolo. Purtroppo si è messa di mezzo anche la difesa sul perimetro dei suoi compagni di squadra, che lo hanno schermato poco e niente. Per il resto si sa che non è un giocatore duttile in attacco: le poche soluzioni che si è preso (appena 6 di media in 35 minuti) le ha convertite con più del 70%. Resta il fatto che dopo questa serie tutti puntano il dito contro di lui.

Bojan Bogdanovic, 7: Non si può dire che non sia riuscito a dare il suo in termini di attacco. Fatta eccezione per i 9 punti di gara 3 (appena 76 punti di offensive rating in quella partita), il suo rendimento offensivo è sempre stato continuo: dall’arco ha chiuso con il 45,5%, superando però quota 20 appena una volta. È stato l’unico giocatore capace di costringere Kawhi ad appena 2 punti e tre errori al tiro nell’ultimo quarto di gara 1, anche se nelle altre partite cala di rendimento.

Joe Ingles, 6.5
: la vittoria in gara 1 rappresenta la sua peggior prestazione nella serie. Seguono tre partite chiuse con 19 punti e 14 triple convertite su 21 tentativi. Nelle ultime due non riesce a mantenere lo stesso rendimento tanto da giocare appena 18 minuti in gara 6. Poca energia ma come al solito fa tante di quelle piccole cose che non finiscono nelle statistiche.

Jordan Clarkson, 6: La stagione lo ha visto protagonista come miglior sesto uomo dell’anno. Clarkson non è riuscito a riportare questo rendimento anche ai playoff. La miglior prestazione individuale arriva in gara 2: 24 punti e 6 triple a referto su 9 tentativi. Nelle due partite successive crolla miseramente il suo rendimento offensivo. Prova a rimediare nell’ultimo atto della serie, ma i suoi 21 punti con il 50% al tiro non bastano.

Royce O’Neale, 6.5: costretto agli straordinari dopo il forfait di Conley, ma non solo. È l’unico difensore sugli esterni in grado di tenere più di due scivolamenti. Gioca quasi 39 minuti di media facendo registrare 11.5 punti, con l’exploit di 21 in gara 6.  A tutto ciò aggiunge due prove in doppia cifra per rimbalzi.

Mike Conley, Derrick Favors, Georges Niang s.v.

Coach Quinn Snyder, 5: il 2 a 0 di vantaggio nella serie, il forfait di Kawhi Leonard e la rimonta subita in gara 6 sono tre aggravanti non da poco. I Jazz non sono riusciti poi a sfruttare le evidenti carenze dei Clippers. La cosa che ha lasciato maggiormente perplessi è la difficoltà difensiva di Utah, una squadra che raramente non riesce a imporre i propri ritmi. Sono mancate inoltre le alternative a Conley in termini di organizzazione di gioco. Snyder dovrà tirare le somme e valutare se è il caso di cambiare assetto tattico: i Jazz hanno sprecato una grossa occasione quest’anno.

 

Los Angeles Clippers

kawhi leonard george

Kawhi Leonard, 9: l’infortunio lo ha costretto a saltare le ultime due partite di una serie che lo aveva visto abbattere alcuni record senza senso nell’ultimo quarto. In gara 3 è decisivo con 34 punti (nonostante una sola tripla su sei tentativi) e 12 rimbalzi. Nella partita successiva realizza altri 31 punti in 34 minuti. La sua condizione fisica è avvolta dal mistero stando agli ultimi rumors, ma dovesse magicamente rientrare i Clippers potrebbero fare il colpaccio.

Paul George, 9: Playoff P is back! Con Leonard fuori causa torna a vestire i panni del franchise player e risponde con una doppia doppia da 37 punti e 16 rimbalzi in gara 5. Fatta eccezione per gara 1, dove non riesce mai a sbloccarsi (4/17 al tiro), George alza il suo rendimento dopo una serie nella media contro Dallas. PG spazza via le polemiche mosse negli ultimi mesi con 29 punti, 9.5 rimbalzi e quasi 5 assist di media, trovando anche una certa continuità dall’arco (40.7%).

Terrence Mann, 6.5: In gara 7 al primo turno aveva portato dalla panchina 13 punti in una partita da dentro o fuori. In gara 6 contro i Jazz è partito in quintetto e ne ha realizzati 39 di punti, segnando 7 canestri da tre punti su 10 tentativi (8/11 da due). E pensare che aveva giocato 9 minuti totali nelle prime due partite. Non è da sottovalutare nemmeno il suo impatto a livello di energia che porta sul parquet.

Marcus Morris, 6.5: poca continuità e scarsa efficienza soprattutto dall’arco (1/16 nelle prime tre partite). Poi in gara 4 si sblocca e realizza 24 punti con 5 canestri da tre su 6 tentati. Un risultato analogo arriva nella partita successiva con 25 punti in 40 minuti. Non è il giocatore più affidabile della squadra, anche se difensivamente resta un valido elemento.

Nicolas Batum, 8: è stato il punto chiave del quintetto di questi Clippers. Il suo impatto su entrambi i lati del campo ha permesso di rendere sostenibile per coach Lue la “small ball”. In attacco ha chiuso da con il 51,4% da due e quasi il 53% da tre, tirando male solamente nella vittoria in gara 4. La sua duttilità e il suo dinamismo però sono stati fondamentali per mettere in crisi una delle migliori difese della Lega.

Reggie Jackson, 8: in una squadra dove i due principali “piccoli” non sono riusciti a dare garanzie, Jackson è stato determinante, alzando il suo livello di gioco. Game high in gara 2 con 29 punti (11/19): realizza altri due ventelli nelle ultime partite della serie con percentuali al tiro da record (mai sotto il 50% al tiro in questa serie). Con lui in campo l’offensive rating della squadra cresce di oltre 21 punti.

Ivica Zubac, 4.5: non può vincere il duello contro Gobert e Lue lo capisce subito. Parte dalla panchina per giocare contro Favors, ma con lui in campo l’attacco perde fluidità ed efficienza (114.6 di offensive rating per i Clippers con lui in campo in questi playoff, rispetto ai quasi 130 quando è in panchina). Discorso analogo anche per quanto riguarda la difesa.

Patrick Beverley, 5: contro i Mavs era stato brutalmente e giustamente panchinato. In questa serie si ritaglia 17 minuti di media ed è il solito, fastidioso trash talker. Solo in gara 6 chiude in doppia cifra con 12 punti, rimanendo sul parquet 27 minuti: nelle due sconfitte non trova mai canestri dal campo (0/8) e in generale è molto impreciso.

Luke Kennard, 6: oggetto del mistero di Clippers. Appena 29 minuti totali per lui contro Dallas nelle ultime 3 gare della serie. Contro i Jazz coach Lue lo lascia in campo per 29 minuti in gara 1 e Kennard chiude con 18 punti (7/9 al tiro). Il suo minutaggio cala improvvisamente per il resto della serie, nonostante la sua affidabilità da tre punti (11 su 20).

Rajon Rondo s.v.

Coach Tyronn Lue, 8: com’è o come non è, Lue è riuscito ad approdare alle Finali di Conference con una squadra instabile, fragile mentalmente e con le rotazioni drasticamente rimaneggiate a causa di infortuni (Leonard e Ibaka), esperimenti (Batum) e punti di domanda (Kennard). In questa serie però le difficoltà che si sono presente ai Clippers non sono dipese dal suo allenatore. Un risultato straordinario se si valuta come era iniziata la serie e che ha eliminato la squadra con il miglior record della regular season con 4 vittorie consecutive.

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