BU Rewind: i migliori 10 giocatori di sempre degli Utah Jazz

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In questo appuntamento con BU Rewind ci concentriamo sugli Utah Jazz, la squadra che secondo LeBron James nessuno sceglie nei videogiochi. Chi sono i migliori dieci giocatori di questa squadra trascurata dai fan e dai media?

Ricordiamo che per le nostre classifiche prendiamo in considerazione solo i giocatori che hanno vestito la maglia della squadra in questione per almeno due stagioni intere.

 

10) Andrei Kirilenko (2001-2011, 10 stagioni)

Statistiche personali: 12.4p, 5.6r, 2.8a, 1.4s, 2.0b, 47.0% dal campo, 1xAll-Star

Bilancio di squadra: 445-375, 1 sconfitta in finale di conference, 2 sconfitte in semifinale di conference, 3 eliminazioni al primo turno

Compagno di Okur in un’iterazione dei Jazz molto promettente, AK47 incarnò alla perfezione il tradizionale stile di Utah. Kirilenko era un difensore arcigno, come dimostrano i riconoscimenti individuali (1xAll-Defensive 1st team, 2xAll-Defensive 2nd team, 1xleader delle stoppate), ma al contempo sempre in grado di garantire un ottimo apporto in attacco. Una volta lasciati i Jazz, il russo non raggiunse più gli stessi picchi.

 

9) Gordon Hayward (2012-2017, 7 stagioni)

Statistiche personali: 15.7p, 4.2r, 3.4a, 1.0s, 0.4b, 44.4% dal campo, 1xAll-Star

Bilancio di squadra: 221-255, 1 eliminazione al primo turno

Prima del trasferimento a Boston, tutti erano sicuri che Gordon Hayward sarebbe stato il nuovo volto dei Jazz per gli anni a venire. Ragazzo umile e modesto, Hayward era la promessa su cui rifondare la franchigia e, dopo qualche prima stagione altalenante, l’ex-Butler dimostrò di valere un contratto al massimo salariale. Purtroppo, Hayward ha avuto la sfortuna di “diventare grande” in una squadra mai stata all’altezza di competere per il titolo, fattore non ininfluente per la sua decisione di lasciare i Jazz.

 

8) Jeff Hornacek (1994-2000, 6 stagioni)

Statistiche personali: 14.3p, 2.8r, 4.0a, 1.3s, 0.2b, 49.3% dal campo

Bilancio di squadra: 333-127, 2 sconfitte in finale, 1 sconfitta in finale di conference, 2 sconfitte in semifinale di conference, 1 eliminazione al primo turno

Jeff Hornacek è l’unico giocatore presente in questa classifica a non essere mai stato convocato ad un All-Star Game. La sua importanza per la storia della franchigia, però, rimane inconfutabile. La sua aggiunta nel ’94 diede una nuova dimensione ai Jazz di coach Sloan, che aggiunse una valida alternativa alla famosa “Stockton-to-Malone”. L’impatto di Hornacek sulla squadra fu immediato, tanto che i Jazz diventarono in poco tempo gli acerrimi rivali dei Bulls di Jordan.

 

7) Deron Williams (2005-2010, 5 stagioni)

Statistiche personali: 16.7p, 3.1r, 9.0a, 1.0s, 0.2b, 46.7% dal campo, 1xAll-Star

Bilancio di squadra: 273-219, 1 sconfitta in finale di conference, 2 sconfitte in semifinale di conference, 1 eliminazione al primo turno

Gli infortuni e il rapido declino della carriera di Deron Williams hanno fatto un po’ dimenticare quanto fosse dominante D-Will nei suoi migliori anni a Utah. Playmaker tuttofare, Williams era una macchina da punti, ma era anche un grande maestro nel mettere in ritmo i compagni di squadra. Non a caso, in ben tre occasioni concluse la stagione regolare in doppia cifra di assist, qualcosa che non si vedeva in Utah dai tempi di un certo Stockton…

 

6) Carlos Boozer (2004-2010, 6 stagioni)

Statistiche personali: 19.3p, 10.5r, 2.9a, 1.0s, 0.4b, 54.4% dal campo, 2xAll-Star

Bilancio di squadra: 273-219, 1 sconfitta in finale di conference, 2 sconfitte in semifinale di conference, 1 eliminazione al primo turno

Un altro giocatore di cui ci si dimentica un po’ troppo facilmente è Carlos Boozer. Booz si guadagnò le sue uniche due convocazioni all’All-Star Game con la maglia dei Jazz, frutto delle sue migliori stagioni dal punto di vista realizzativo. Insieme a Williams, Boozer era la principale bocca da fuoco dei Jazz di quegli anni e la sensazione è che quel nucleo formato da Williams, Boozer, Kirilenko e Okur potesse ottenere qualcosina in più prima dello smantellamento del roster.

 

5) Adrian Dantley (1979-1986, 7 stagioni)

Statistiche personali: 29.6p, 6.2r, 3.7a, 1.1s, 0.1b, 56.2% dal campo, 6xAll-Star

Bilancio di squadra: 253-339, 2 sconfitte in finale di conference, 2 eliminazioni al primo turno

Prima di Stockton, Malone e Havlicek a Utah c’era un altro Hall of Famer, che tra l’altro finì la propria carriera in Italia, con la maglia dell’Aresium Milano. Si tratta di Adrian Dantley, uno dei più grandi scorer della storia della lega. Con la maglia dei Jazz, Dantley vinse due titoli di miglior marcatore della NBA, chiudendo in entrambe le occasioni con 30.7 punti di media. Purtroppo le prestazioni individuali non si tradussero in successi di squadra e le prime stagioni soddisfacenti corrisposero all’arrivo proprio di Stockton. Non a caso, Dantley è anche l’unico giocatore in questa classifica con un bilancio di squadra negativo.

 

4) Donovan Mitchell (2017-2020, 3 stagioni)

Statistiche personali: 22.7p, 4.1r, 4.0a, 1.3s, 0.3b, 43.9% dal campo, 1xAll-Star

Bilancio di squadra: 142-94, 1 sconfitta in semifinale di conference, 2 eliminazioni al primo turno

Se dopo la partenza di Hayward Utah non è stata costretta al tanking come altre franchigie che perdono la propria stella, il merito è in gran parte di Donovan Mitchell. In rare occasioni dei rookie sono stati in grado di avere un impatto così immediato come Mitchell. In molti gli rimproverano di non essere migliorato rispetto al suo anno da matricola, ma è difficile migliorarsi quando si inizia così bene. In ogni caso, la stagione in corso potrebbe mettere a tacere molti critici…

 

3) Rudy Gobert (2013-2020, 7 stagioni)

Statistiche personali: 11.7p, 11.0r, 1.4a, 0.7s, 2.2b, 64.0% dal campo, 1xAll-Star

Bilancio di squadra: 296-268, 1 sconfitta in semifinale di conference, 2 eliminazioni al primo turno

Sul gradino più basso del podio di questa classifica si trova l’ancora difensiva dei Jazz che negli ultimi anni si sono imposti come miglior difesa della lega. Da oggetto misterioso del draft del 2013, Gobert è cresciuto in maniera esponenziale fino a diventare uno dei giocatori più dominanti e decisivi nella metà campo difensiva, come dimostra questa nostra analisi. Il connubio con Utah, una franchigia storicamente conosciuta per la difesa, è perfetto e fa di Gobert un idolo dei tifosi.

 

2) John Stockton (1984-2003, 19 stagioni)

Statistiche personali: 13.1p, 2.7r, 10.5a, 2.2s, 0.2b, 51.15% dal campo,11xAll-Star

Bilancio di squadra: 966-560, 2 sconfitte in finale, 2 sconfitte in finale di conference, 5 sconfitte in semifinale di conference, 9 eliminazioni al primo turno

John Stockton è un’icona della NBA e degli Utah Jazz in particolare. Altro difensore di primo livello, a differenza di Gobert, Stockton era un giocatore di una diversa caratura nella metà campo offensiva. La specialità del playmaker nativo di Spokane erano indubbiamente gli assist, tanto è vero che ancora oggi, Stockton è il leader della lega in questa classifica. Aiuta, indubbiamente, il fatto che Stock abbia giocato fino a quarant’anni. Ma la longevità della sua carriera (ultima stagione comunque da 10.8 punti, 7.7 assist e 1.7 rubate, senza saltare nemmeno una partita) non è che l’ennesima prova dell’indiscutibile talento di uno dei playmaker più forti della storia della pallacanestro e indubbiamente della franchigia.

 

1) Karl Malone (1985-2003, 18 stagioni)

Statistiche personali: 25.4p, 10.2r, 3.5a, 1.4s, 0.8b, 51.7% dal campo, 2xMVP, 14xAll-Star

Bilancio di squadra: 921-523, 2 sconfitte in finale, 2 sconfitte in finale di conference, 4 sconfitte in semifinale di conference, 9 eliminazioni al primo turno

È stato molto difficile decidere chi tra John Stockton e Karl Malone meritasse il primo posto di questa classifica. Per i fan di Utah Stockton è ancora oggi il volto dei Jazz, ma forse questo giudizio è leggermente influenzato dal legame intrinseco che lega il playmaker alla città. Malone, dal canto suo, ha fatto miglio del compagno di squadra dal punto di vista delle statistiche e delle convocazioni agli All-Star Game. Inoltre, il fatto che sia l’unico giocatore dei Jazz ad avere vinto il titolo di MVP (due volte) gioca a suo favore per l’assegnazione dell’iride. Rimane impensabile, in ogni caso, dividere la famosa coppia che ha fatto tremare Michael Jordan e i suoi imbattibili Bulls.

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